Riccardo Marchini: Colle comune d’Europa

marchiniColle comune d’Europa
Fino al 1555 il nostro capoluogo di provincia si presentava al cospetto della Storia come una fiera repubblica indipendente. Benché i fasti del glorioso tredicesimo secolo fossero ormai alle spalle, non furono i fiorentini a metter fine all’indipendenza di Siena, ma la Storia stessa. Il medioevo volgeva ormai al termine e per la nuova epoca che si stava aprendo, il Rinascimento, Siena da sola era troppo piccola. Il cambiamento dei tempi, della cultura, del volume e della tipologia dei commerci richiedeva una dimensione diversa che trovò il suo equilibrio stabile nel Granducato.
Anche questa modalità di organizzazione politica ha contribuito a rendere floride le nostre terre, floride di sviluppo economico, artistico, civile. Ma per quanto efficace ed illustre, anche il Granducato ha visto la fine nel diciannovesimo secolo perché era divenuto una realtà incapace di affacciarsi da sola sul panorama europeo. Era arrivato il momento di rendere l’Italia una nazione e far combaciare la nazione degli italiani con uno Stato unito, indipendente, con cui attraversare il ventesimo secolo. Tuttavia, come una ruota inarrestabile, la Storia ha continuato a correre, forse questa volta sotto la spinta della rivoluzione scientifica che ha rimpicciolito il pianeta con mezzi di trasporto e comunicazione infinitamente più rapidi ed efficienti di quelli utilizzati fino alla metà del ‘900, e anche l’Italia si è trovata a confrontarsi con la necessità di integrarsi in qualcosa che avesse altre dimensioni e maggior peso, per potersi misurare con le nuove realtà globali.
Davanti ad interlocutori come il miliardo e passa di cinesi, il miliardo di indiani, i poco meno numerosi brasiliani o nordamericani, l’Italia non può avere un vero peso. Allo stesso modo, nessuno degli altri paesi europei, neppure l’apparentemente forte e ricca Germania può fare altrettanto.
E’ necessario uscire dall’ottica nazionale degli ultimi due secoli e tuffarci senza timore nella coesione europea non come una mera strategia politico-economica per non essere schiacciati, ma con la convinzione di una vera identità che ci rende inequivocabilmente europei davanti a qualunque altro popolo del pianeta. Probabilmente questo inizio della nostra storia di europei è così travagliato e complesso per l’impronta economica che abbiamo dato all’Unione tralasciando le radici culturali. E’ facile cogliere le differenze tra i popoli europei, ma se ci resta più difficile carpire gli elementi di coesione su cui costituire la nostra identità è solo perché non siamo abituati a vederli. Ci servono occhi nuovi per vederci come cittadini europei, cittadini di una Europa unita dagli scambi culturali, economici e da una auspicata unità politica che superi gli egoismi e le diffidenze nazionali. Esistono una base di uguaglianze ed una storia comune, ma ancor di più esistono migliaia di differenze che non hanno ragione di dividere ma, anzi, sono da vivere e con-dividere come grandi fattori di crescita.
In questa visione di Europa reale e viva, una città come Colle ha il dovere di dare la propria ricchezza e la propria bellezza, l’opportunità di avvalersi dell’identità di comune europeo e dei fondi economici che questo comporta, l’onore di accogliere gli altri cittadini e tutto il bagaglio che essi portano con sé. L’Europa ci stimola enormemente ad ogni livello: culturale, commerciale, imprenditoriale. L’Europa ci chiede di essere, forse, migliori di come siamo stati fino ad oggi, ci chiede di essere più aperti, più imprenditori, più dinamici e più onesti. Se ci crediamo all’altezza di questa sfida (che non possiamo perdere) non resta che mettercela tutta e fare questo meraviglioso salto di qualità. 

Riccardo Marchini , Cristina Dei (candidati al Consiglio Comunale di Colle di Val d’Elsa – 2014)

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