Pd, Veltroni attacca Berlusconi: “Si dimetta”

(fonte: www.repubblica.it)

ROMA – “Berlusconi per una volta pensi al Paese ferito, ai cittadini, faccia un passo indietro e si dimetta nell’interesse dell’italia”. Walter Veltroni apre così la manifestazione di Modem (la minoranza del Pd) al Lingotto di Torino. Un luogo simbolico: nel 2007 proprio al Lingotto lanciò il suo programma per l’Italia nel 2007. Veltroni parla davanti al segretario Pier Luigi Bersani seduto in prima fila. Davanti ad una sala gremita di gente. Tanto che gli organizzatori sono costretti ad utilizzare una seconda aula.

Veltroni disegna una fase fosca per l’Italia. Parlando della “livida prosecuzione di un governo al tempo stesso inesistente e pericoloso, con un ulteriore imbarbarimento della situazione nazionale”. Servirebbe un nuovo governo con tutte le forze politiche, propone l’ex segretario, “che si proponga di rasserenare la situazione, fronteggi le emergenze sociali e finanziarie, riformi immediatamente l’orrenda legge elettorale”. E in questo contesto, “si potrebbe portare a compimento l’iter del federalismo”. In alternativa meglio andare al voto che sarebbero comunque meglio della “livida prosecuzione” del governo Berlusconi. Ma, avverte il leader della minoranza del Pd, “sarebbero elezioni che non si possono perdere, pena rischi gravi per l’Italia. Per questo solo un appello voglio rivolgere a tutti noi. Non si ripeta mai più il tragico errore del ’94. Quando le divisioni nel campo democratico spianarono la strada all’avventura berlusconiana”.

Berlusconi.

<!– on error resume next Set oFlashPlayer = CreateObject("ShockwaveFlash.ShockwaveFlash." & nRequiredVersion) If IsObject(oFlashPlayer) Then bIsRightVersion = True End If If (Not bIsRightVersion) And (nRequiredVersion Veltroni giudica “agghiaccianti le parole” pronunciate da Berlusconi contro i magistrati che lo indagano, e pronunciate “davanti alla bandiera italiana”. Il Paese, aggiunge l’ex segretario democratico “si trova in una situazione davvero grave e pericolosa, il premier è accustao di reati gravi, sostiene per l’ennesima volta che sono fandonie e complotti, ha il diritto di dirlo ma non lo deve dire in tv facendosi scudo del suo ruolo e usando il suo impero mediatico, deve dirlo, come ogni cittadino, ai magistrati, ma non lo farà perché sostiene che la procura di Milano è incompetente”.  E davanti allo squallido scenario di festini e bunga bunfa, Veltroni riafferma l’unicità dell’Italia dove “si vede il tempo della civiltà umana: siamo la poesia di Dante, il cinema di Fellini. Oggi è difficile dire quello che sto per dire, ma per questo è doveroso dirlo: che fortuna essere italiani e che bello il nostro paese”.

Il futuro del Pd.“Il nostro obiettivo è quello di far diventare il Pd il primo partito italiano” dice Veltroni che,m però, non nasconde quanto “il calo di fiducia nei confronti di Berlusconi non abbia portato un aumento dei consensi nei confronti del Pd. Non abbiamo conquistato questa fiducia che Berlusconi non ha più. Per farlo abbiamo bisogno di un progetto credibile di governo”. Davanti a questa sfida, però, non  servono “coalizioni eterogenee che siano soltanto contro qualcuno. Dobbiamo affrancarci da questa illusione frontista. Dobbiamo proporre invece ai cittadini coalizioni coese che siano poi in grado di governare”. E si arriva così a quello che l’ex segretario immagina debba essere il cuore dell’agire dei democratici. Anzitutto la premessa: “In Italia puo’ vincere un’alleanza di centrosinistra, è molto più difficile che possa farlo un’intesa solo di sinistra”. Poi tre condizioni. La prima: “Liberarsi dalla tentazione di un populismo di sinistra”, perché “il populismo di Berlusconi si batte con il riformismo”. La seconda: “Dobbiamo affrancarci dall’illusione frontista, dalla coazione a ripetere, a costruire schieramenti eterogenei solo contro gli avversari che poi non capaci di reggere la prova del governo. Non si vince senza una credibile coalizione”. La terza: “Bisogna avere il coraggio dell’innovazione. Il motto dei democratici deve essere non difendere ma cambiare. Il Pd deve orientare il cambiamento”. Senza perdere di vista “la vocazione maggioritaria e il bipolarismo”.  “Se saremo questo allora anche le alleanze verranno – assicura l’ex segretario -. Verranno da sè. Sarà la forza delle nostre proposte, del nostro programma, ad attrarre chi diventerà nostro alleato. Non saremo noi a rincorrere chi magari, poi, alla fine, ci direbbe no”.

Vendola.
“Ogni riedizione dell’Unione sarebbe un suicidio politico” dice Veltroni a Nichi Vendola. Che vede una colazione “di sinistra” destinata alla sconfitta elettorale. “Seguo con rispetto ed interesse la sua sfida, lo dico come si fa tra chi vuole sinceramente andare verso un incontro ma ad una condizione che si costruisca questo incontro per rispondere davvero ad un bisogno di stabilità e di cambiamento” continua l’ex segretario.

Economia.  Il 10% degli italiani, coloro che sono i più ricchi, diano un contributo straordinario per fare scendere il debito pubblico. Veltroni lancia la proposta  ametà discorso. Definendo il debito pubblico “un cancro che divora il paese”. Per questo serve uno sforzo straordinario. Come l’eurotassa di passata memoria: “In quel caso tutti compresero che era necessaria, doverosa e utile”.

Fiat.
Tocca alla Fiat e la lacerante referndum su Mirafiori. “A quei lavoratori, al loro sì contrastato e sofferto pensiamo debba andare il rispetto, l’ammirazione, la gratitudine di tutti gli italiani così come occorre comprendere le ragioni del no e con esse dialogare” scandisce Veltroni. Sottolineando che “il successo dell’operazione Fiat-Chrysler è di importanza strategica per il futuro del paese”, Veltroni ricorda che “senza gli accordi non ci sarebbe stato l’investimento: Napoli, Torino, l’Italia avrebbero visto ridimensionata una presenza industriale che deve invece essere confermata e rilanciata. Con gli accordi Fiat ora è chiamata a confermare ed estendere il suo radicamento in Italia ed è chiamata a mostrare la sua forza inventando prodotti competitivi e sui mercati. Con gli accordi -ha concluso- per i sindacati, la cui unità non dobbiamo mai smettere di cercare e promuovere, per le imprese e per la politica, sia è aperta una fase nuova una stagione paragonabile a quella in cui si affermò una nuova legislazione del lavoro ormai decine di anni fa”. Poi un messaggio a Marchionne: “Il suo contratto sia legato al successo di lungo periodo del piano Fabbrica Italia. Basta con esagerate stock option ed esagerati premi milionari per i manager”.

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