Bersani: «Paese da ricostruire, il terzo polo decida da che parte stare»

ROMA – «Ieri ho voluto che si votasse non per fare una conta, ma per vedere se c’era un’altra linea rispetto alla mia. A mio giudizio non è emersa un’altra linea perchè non basta punzecchiare per affermarne un’altra». Il giorno dopo la Direzione del Pd, il segretario Pier Luigi Bersani ribadisce che va avanti «sulle posizioni approvate dalla larga maggioranza del partito». «Ieri si è discusso – afferma Bersani – di cose serie, di come è messo il Paese ma noto con amarezza che un cittadino non saprebbe dove leggere di questo» e ironizza: «Sono contento che la minoranza sia oggi diventata maggioranza nelle interviste». «Il Pd – ha spiegato Bersani – è al servizio delle esigenze del nostro paese ed invito tutti ad avere un comportamento coerente con queste responsabilità. Io andrò avanti su questa linea e al tempo stesso si continuerà a discutere perchè noi siamo un partito che discute e questa è democrazia». Ma, conclude il segretario Pd, «una linea non si cambia in 3-6 mesi: noi ci rivolgiamo a tutte le forze di opposizione, senza fare il giro delle 7 chiese ma proponendo una patto di ricostruzione democratica e poi tireremo le somme». Questo «è l’orizzonte e su questo, che ieri ha avuto una larghissima maggioranza, si combatte».

IL TERZO POLO – Il segretario del Pd ha commentato di sfuggita anche le nuove vicende giudiziarie che riguardano Silvio Berlusconi in relazione al caso Ruby («rispetto le indagini ma per favore, ci vengano risparmiati ulteriori mesi di avvitamento dell’Italia sui problemi di Berlusconi») e ha parlato anche della situazione politica generale. Sollecitato su una valutazione sul terzo polo e sulla possibilità di un’intesa con il centrosinistra ha commentato: «Se dicono no, devono dire un progetto alternativo ma non a me, al Paese perchè il rischio è che con questi giochini ci troviamo Berlusconi seduto sullo scranno più alto». Il segretario del Pd ha dunque evidenziato la necessità di «una convergenza di progressisti e moderati» per uscire dal berlusconismo e «da un decennio di arretramento». «Siamo ad un bivio – ha affermato Bersani – e io tiro avanti l’orizzonte perchè penso che si debba mettere fine al populismo di Berlusconi e mettere le basi per una ricostruzione democratica del paese».

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