Federalismo, Bersani alla Lega: “Si discuta della nostra proposta”

(fonte www.repubblica.it)

ROMA – Alla Lega, che chiede al Pd di fare le riforme assieme dopo aver detto sì al Federalismo, il leader democratico replica secco. Lo fa senza chiudere in modo netto, ma rivendicando l’autonomia della propria forza politica: “Noi riteniamo di essere federalisti, abbiamo una nostra proposta, se ragioniamo sulla nostra bene altrimenti se si tiene la sua, noi non ci stiamo”.

Immediata la risposta in termini concilianti del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Ringraziandolo per aver risposto “ad un appello di responsabilità” sul federalismo, l’esponente del Carroccio invita Bersani a rileggere con attenzione la proposta del Pd dal momento che è stata bocciata dall’Anci che l’ha definita come una “tarsona” ovvero come il ritorno di una tassazione sulla prima casa. “Noi – spiega Calderoli – restiamo contrari alla tassazione della prima casa intesa in termini di possesso, noi intendiamo mantenere questa posizione e introdurre anche un vantaggio per gli inquilini che non avendo le risorse per poter comprare la prima casa sono costretti ad affittarsela: se dal Pd viene accettato questo presupposto mirato a garantire che tutti, come proprietari o come affittuari, debbano avere una prima casa con tutti i conseguenti vantaggi fiscali legati alla prima casa, allora sono pronto ad anticipare quel tavolo che abbiamo già convocato con tutte le forze politiche per martedì 11 gennaio e sono pronto a farlo partire già dal primo di gennaio e per i giorni a seguire”. ”

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nei primi dieci giorni di gennaio – suggerisce 

ancora Calderoli – per dare finalmente concrete risposte al Paese. E visto che qualcuno parla in questi giorni di catena di montaggio – conclude Calderoli in tono ironico – diamo una dimostrazione concreta che anche la politica è disponibile a lavorare ad una vera catena di montaggio delle riforme …”.

Lavoriamo nei primi dieci giorni di gennaio – suggerisce ancora Calderoli – per dare finalmente concrete risposte al Paese. E visto che qualcuno parla in questi giorni di catena di montaggio – conclude Calderoli in tono ironico – diamo una dimostrazione concreta che anche la politica è disponibile a lavorare ad una vera catena di montaggio delle riforme …”.
L’intervista a Sky di Bersani è stato però a tutto campo, toccando anche gli altri temi dell’attualità politica, a cominciare dall’allargamento della maggioranza, necessario perché non si arrivi ad una crisi formale. Bersani non sembra credere all’ipotesi di una Udc che entri a far parte dell’esecutivo. “Tenderei a escluderlo”, perché “verrebbe meno” alla linea fin qui tenuta.

Dal segretario democratico analogo scetticismo sulla possibilità di elezioni. “Sulle elezioni io non ci scommetto. Deve scommetterci Berlusconi. Se ci arriviamo, però, deve essere chiaro che è la proclamazione del suo fallimento totale”.

E il Terzo polo? Bersani rinnova l’invito a tutte le forze di opposizione a lavorare insieme per andare non solo contro Berlusconi ma ”oltre Berlusconi”. “Negli ultimi due anni questo polo in costruzione e’ venuto via dal centrodestra e si e’ creata una formazione politica in nuce, in embrione, che deriva dal rifiuto di una piegatura populista del centrodestra”. Quindi, serve un cammino assieme, “per una fase che faccia una riforma della Repubblica e proponga un grande patto per il lavoro e la crescita, cosi’ da uscire da un peridoo ormai decennale. Su questo noi lavoreremo su una nostra piattaforma da mettere a confronto”.
 
Riguardo il fatto che Pd possa privilegiare una alleanza con Casini, si resta sul vago. ”Io – dice Bersani – voglio far uscire con tutte le forze che ho il dibattito dal politicismo. E’ ora di parlare di Italia, abbiamo davanti un sacco di problemi”. “Il Pd, ‘che e’ la più grande forza di opposizione’, deve presentare ‘una piattaforma di riforme, che riguardano la democrazia e il lavoro” chiedendo che ”su quelle si apra un confronto con tutte le forze di opposizione”.

Articolato anche il discorso sul caso Fiat. Il leader Pd smentisce divisioni e spiega: “Detto che sulla questione produttiva ‘i lavoratori si pronunceranno, noi ci auguriamo che l’investimento venga confermato perche’ e’ molto importante per Torino e l’Italia”. Ma, aggiunge, “nell’accordo della scorsa settimana ‘c’e’ una cosa che non va e che riguarda la rappresentanza, perché non e’ giusto che chi dissente venga tagliato fuori dai diritti sindacali. Chi dissente non puo’ impedire” l’applicazione dell’accordo ma ”non puo’ essere tagliato fuori. Su questo bisogna rimontare e il governo dovrebbe favorire i meccanismi di partecipazione”.

Infine, il partito. Al quale Bersani dà i voti. Se meno per coesione interna, sette per l’iniziativa politica, sei meno per il consenso. “Bisogna ricordare che in epoca berlusconiana fare opposizione è il mestiere più difficile in tutto l’occidente. Quindi voto 7 quest’anno e per l’anno prossimo 7 più”.

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