Il documento del PD per il consiglio comunale aperto dell’area valdelsa-senese-fiorentina sui problemi della scuola

Riceviamo dal Capogruppo consiliare del PD di Colle di Val d’Elsa Andrea Ferrini e volentieri pubblichiamo.

Gli obiettivi di Europa 2020 chiedono a tutti gli Stati membri di promuovere una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile. Per il futuro dell’Italia, per tornare ad avere alti tassi di occupazione, produttività e coesione sociale, dobbiamo raggiungere un risultato molto concreto: dimezzare il nostro tasso di dispersione scolastica e triplicare il numero di laureati. Solo se sapremo investire sui saperi, scommettendo sulla qualità del capitale umano del nostro Paese e su una società della conoscenza diffusa, potremo tornare a crescere.

Il recente rapporto Ocse 2010 evidenzia come la media di investimenti in istruzione dei paesi membri, sia cresciuta fortemente negli ultimi anni e risulti pari al 5,7% del Pil, ma l’Italia si colloca al di sotto della media, investendo solo il 4,5 % del PIL. Penultimi in graduatoria, davanti solo alla Slovacchia. Eppure è dimostrato che la maggiore spesa per istruzione produce rendimenti certi, come un maggior gettito fiscale ed una maggiore occupabilità e la stessa Banca d’Italia sostiene, sulla base di complesse analisi, che il rendimento medio dell’investimento in istruzione è dell’8.9%.

Il Governo non affronta i problemi cronici del sistema scolastico italiano, ma li aggrava, infliggendo 8 miliardi di tagli, e sottraendo 132.000 posti di insegnanti e personale ATA nel triennio. Una cura da cavallo, che sta uccidendo il malato.

Il PD non solo è impegnato a difendere il diritto universale all’istruzione ma intende rendere il sistema scolastico italiano più efficace e più equo. Vogliamo riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE. Torniamo ad investire sulla conoscenza per garantire a tutti pari opportunità di apprendimento e di educazione. La scuola, per garantire “uguaglianza e libertà”, come ci chiede la nostra Costituzione. La scuola, unico vero ascensore sociale, per ridare slancio ad una società bloccata. Non basta difendere l’esistente, dobbiamo dare a questo Paese una prospettiva di cambiamento.

La riforma Gelmini e i tagli sul sistema scolastico hanno mandato in sofferenza prima la scuola elementare – attraverso la riduzione degli orari e delle compresenza e la non garanzia del tempo pieno – poi hanno colpito l’orario delle medie distruggendo l’idea della scuola dell’autonomia – quale autonomia può esserci se non c’è possibilità di coprire la carta igienica, le fotocopie, gli accompagnatori per le gite extrascolastiche e i laboratori?- e quindi hanno stracciato le superiori.

Per come è stata strutturata la riforma -ad ingresso sulle nuove classi prime-, il punto di arrivo non è ancora stato raggiunto per cui la globalità dei suoi effetti non sono ancora completamente stati compresi.

Il ciclo di scuola primaria-secondaria-superiore che si trova davanti un bambino di 6 anni è molto diverso rispetto a quello svolto prima che entrasse in vigore la riforma: 3 ore in meno di scuola sul Modulo alle elementari, sono nei 5 anni 3.000 ore in meno di tempo-scuola; 30 ore sulle medie invece di 33 sono 1800 ore in meno di tempo scuola durante la preadolescenza per un totale di 4800 ore in 8 anni. Senza contare che un tempo scuola diminuito si è svolto in classi più numerose, affollate, complesse, nei disagi di una ristrutturazione generale del sistema che ha portato ritardi continui nelle nomine annuali, svolte talvolta ad anno scolastico già avviato in un continuo ricambio di insegnanti precari che di volta in volta porta a disperdere i risultati che il gruppo classe ha raggiunto durante l’anno precedente.

Saranno proprio queste nuove generazioni che sentiranno di più il depauperamento e la dequalificazione della scuola pubblica come elevatore sociale quando invece la sfida stava nel trovare nuovi modelli educativi e una nuova didattica che permetta di affrontare tutte le problematiche educative che si legano al nostro tempo: disagio sociale, integrazione, disgregazione dei nuclei familiari, apprendimenti diversificati per dislessia, disgrafia, discalculia, dislessia mista ed iperattività, integrazione alla disabilità, problematiche di concentrazione e apprendimento legate alla società dei media.

Visto nel suo insieme l’impatto dei tagli sul totale delle nostre scuole sta portando a profonde modifiche dell’idea di educazione in Italia. Chi voglia garantire ancora al proprio figlio una preparazione educativa con un respiro europeo si trova davanti, se disposto di mezzi, possibilità che gli altri non hanno.

Come PD, riteniamo che l’educazione e la cultura siano fondamentali nella promozione sociale e nello sviluppo complessivo dell’Italia. Per il PD è la scuola stessa a promuovere la cultura del lavoro.

Noi riteniamo che ancor più oggi, dopo una crisi economica di tale portata, un’istruzione inclusiva e di qualità è l’unica garanzia per una crescita efficace.

Nel ricercare la scuola del futuro si deve rimettere al centro l’idea di didattica e di pedagogia tarate sulle fasce d’età e sul percorso del singolo.

Essere alunno vuol dire essere persona e cittadino

La scuola di domani deve promuovere le persone e le loro conoscenze e competenze lungo tutto l’arco della vita, perché possano acquisire e mantenere i diritti di cittadinanza. Deve dare priorità all’apprendimento, tenendo conto del divenire dei ragazzi nelle diverse età e contesti sociali in cui vivono. Deve formare cittadini capaci di informarsi e aggiornarsi per tutta la vita, per partecipare attivamente e consapevolmente alla vita economica e civile. La scuola che vogliamo ha fra i propri scopi la trasmissione dei principi che fondano la convivenza civile e non può non essere conforme ai principi della Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Questi due pilastri della democrazia implicano oggi la promozione di una cittadinanza attiva in una società e quindi in una scuola sempre più interculturale. Oltre alla necessità di stabilire un’architettura di sistema conforme a questo fine, è necessario operare sul curriculum del cittadino attivo, promuovendo un nuovo protagonismo degli studenti, la parità di genere, una didattica innovativa e interattiva, flessibile, centrata sul metodo cooperativo, laboratoriale, attenta al plurilinguismo e ai nuovi linguaggi, aperta al territorio, con nuove modalità di organizzazione dei tempi, degli spazi, dei gruppi, il che, a qualsiasi età, risulta impossibile senza una pluralità di presenze docenti. Una simile scuola della comunità per le comunità diventa “presidio pedagogico” del territorio, capace di promuovere, attraverso la formazione, nuove relazioni sociali, sviluppo, integrazione e mobilità sociale.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario arricchire l’offerta formativa anche attraverso un lavoro di rete, tra scuole e con altri enti ed agenzie impegnate nel territorio, affinché la funzione di “mediazione” della scuola, finora prevalentemente svolta nei confronti della cultura umanistico-classica e occidentale, si rivolga anche alle altre culture, storie, antropologie; nonché alla cultura scientifica, statistica, giuridica ed economica, fortemente penalizzate dalla scuola del passato e anche da quella del presente.

Le conoscenze e le competenze necessarie alla missione culturale e civile della scuola qui tratteggiata andranno tenute in grande considerazione nella formazione iniziale e in servizio dei docenti, anche attraverso una qualificata azione di documentazione delle buone pratiche.

Una scuola veramente accogliente, per tutti, dovrebbe potenziare scambi e relazioni con istituti e famiglie di altri Paesi e promuovere la preparazione pedagogica di una nuova generazione di mediatori interculturali. Nello stesso spirito la scuola dovrebbe non tagliare, ma potenziare e qualificare il sostegno alle classi con alunni diversamente abili (con nuova attenzione ai disturbi specifici di apprendimento e al “semplice” disagio): una pedagogia inclusiva che fa bene a tutti gli alunni, di cui l’Italia è stata leader in Europa.

Oggi più del 60% degli alunni cosiddetti stranieri sono nati in Italia da famiglie immigrate; il PD è da tempo impegnato, a livello legislativo, nell’estensione della cittadinanza ai nati in Italia. Nei casi di emergenza linguistica, che pure esistono, occorre affrontare la domanda investendo, come hanno fatto i governi e le amministrazioni di centrosinistra, in didattica supplementare dell’italiano come lingua straniera ed altri programmi atti a favorire un rapido ed equilibrato inserimento. Per la generalità dei casi occorre però ripensare l’offerta e orientarsi verso nuovi programmi e modalità di apprendimento che possono diventare una ricchezza per il sistema scolastico italiano.

Il nostro territorio non è certo immune da questa situazione, la vicenda del Liceo Volta risoltasi grazie all’intervento della Regione Toscana nei mesi scorsi ne è l’esempio lampante.

Ma potremmo citare anche il problema del dimensionamento della scuola a Radicondoli, o i problemi che hanno dovuto affrontare le scuole a Poggibonsi  come la mancanza di personale per assistere l’handicap, i problemi scaturiti per il trasporto scolastico come a Casole d’Elsa, oppure il taglio netto a fronte di un aumento di richiesta del tempo pieno a San Gimignano e a Certaldo, comune quest’ultimo nel quale non  sono state assegnate due classi prime a tempo pieno, lasciando così insoddisfatte le richieste di 60 famiglie.

Il Partito Democratico si rivolgere a tutte quelle forze politiche che hanno a cuore il buon funzionamento e l’efficacia formativa delle nostre scuole, ricordando che tanto queste hanno contribuito allo sviluppo economico e alla tenuta sociale della Valdelsa, facendo superare chiusure e campanilismi di un tempo. Ci auguriamo quindi di trovare in questo Consiglio Comunale e nei giorni a seguire un’accordo, per portare tutti un contributo per dare soluzione ai problemi che affliggono l’istruzione in Valdelsa.

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