Pd, Chiamparino freddo sul Nuovo Ulivo: “Se è solo un’alchimia non serve a nulla”

(fonte: www.repubblica.it)

ROMA – “Litigare no ma discutere sì”. Perché l’unanimismo di facciata è dannoso come le divisioni continue. Sergio Chiamparino, arriva a Repubblica Tv e risponde così ai tanti elettori del centrosinistra che invocano unità e fronte comune contro Berlusconi. In particolare oggi, con il governo in difficoltà (“chiarezza o voto)”. Chiamparino, però, non si nasconde: “Se fossimo stati pronti avremmo dovuto chiedere le elezioni e non l’abbiamo fatto. Dopo la spallata ci vuole la proposta”. Che, oggi come oggi, il Pd sta ancora cercando. Per questo Chiamaparino manda a a Bersani due precisi messaggi. Uno sul “Nuovo Ulivo” proposto dal segretario: “Se serve per costruire un nuovo soggetto politico che vada oltre il Pd va bene, se invece è una semplice alchimia politica non mi convince”. E sulle primarie: “Se sono di coalizione il candidato è Bersani ma se il Pd vuole aprirsi sarebbe paradossale che non si aprisse al suo interno”. Nuove regole, dunque. Di un nuovo partito. E se questo accadrà Chiamparino, tra molte cautele, fa capire di essere pronto a scendere in campo. Frenando sul ticket per la guida del centrosinistra con Nichi Vendola di cui si parla: “Lo stimo ma queste cose si fanno dopo e dipende da come si fanno, altrimenti è il contrario delle primarie”.

Per adesso meglio discutere e confrontarsi. “L’unità non può voler dire non discutere dei problemi che ci sono” dice il sindaco che non nega “il bisogno di rinovamento” del partito. Magari mettendo in pratica la proposta del sindaco di Firenze che chiede che il ricambio dopo tre legislatura. In pratica l’azzeramento totale dell’attuale gruppo dirigente del Pd. Una vera e propria gigliottina virtuale. Chiamparino, invece, è cauto: “Diffido dall’applicazione schematica di un regolamento. C’è bisogno di tutti ma questo non vuol dire che i caminetti devono prevalere”.

Poi tocca alle mosse dell’ala veltroniana che ha annunciato un documento in cui si lamenta il tradimento dello spirito originario del Pd. Il sindaco punta sul primato dell’anima del partito rispetto alle alleanze: “Serve una discussione, se servono documenti ben vengano. Magari rimescolando le carte. Ad esempio non è indifferente decidere se, come è avvenuto alla riunione del coordinamento di ieri sera, che al primo posto viene la costruzione dell’identità piuttosto che le alleanze, perchè sono due cose diverse, le alleanze le posso fare anche col diavolo se so chi sono io, altrimenti qualunque alleanza può essere corruttrice, e sapere chi siamo vuol dire fare una discussione politica e programmatica”.
 
Si parla di attualità politica e giustizia. Chiamparino, davanti alle leggi ad personam del premier è duro: “Oggi chi ha responsabilita’ pubbliche dovrebbe non avvalersi di nessun strumento o legge per essere diverso dagli altri cittadini. Bisogna corrispondere al bisogno di sentire che chi ti rappresenta sia uguale a te”. Tocca all’economia e al welfare. Anche su questo Chiamparino invoca una svolta. “Se si vogliono mantenere i passati livelli dobbiamo cambiare, se facciamo finta di nulla cresce il giardino degli esclusi ovvero i ceti popolari che vanno dietro al populismo”. Una soluzione? Il cosidetto modello tedesco, che il sindaco rilancia anche per la vicenda Fiat. Leggendo, così, le mosse dell’ad Marchionne: “E’ deluso dalla
politica italiana e dall’atteggiamento del sindacato”.

Infine la Lega. Chiamparino non la demonizza (“Spostare i ministeri da Roma non mi pare una cosa che scardina l’unità del Paese”) ma legge nel successo del Carroccio l’aver saputo cavalcare (con toni diversi) temi che erano propri della sinistra. A partire dall’autonomismo e dal federalismo: “Hanno capito che la globalizzazione mette sotto tensione lo stato nazionale e noi ci siamo fatti portare via un tema nostro” ragiona il sindaco. Che, è durissimo, sulla vicenda della scuola di Adro e dei simboli padani che la marchiano: “E’ una cosa fuori dal mondo, quei simboli vanno tolti”. E forse l’unico sussulto emotivo di uno che è convinto che “mettersi nella pancia della gente, non significa ragionare con la pancia”.

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