Bersani: «Se al premier la nostra Costituzione non piace se ne vada a casa»

MILANO – L’articolo uno della Costituzione sancisce che la sovranità appartiene al popolo, ma secondo il leader del Pd Pierluigi Bersani il premier Silvio Berlusconi non se lo ricorda. «Si vede chiaro dai suoi messaggi che la sua memoria, che pure è vivida, non arriva al secondo comma», ha detto il segretario del Pd nel suo intervento alla manifestazione del Pd a Roma contro la manovra, «Allora glielo ricordiamo noi: quelle forme e quei limiti sono una magistratura indipendente, una libera informazione, e che tutti sono uguali di fronte alla legge». Ma, ha aggiunto, «tutto questo non si può cambiare e se non gli piace va a casa».

«MANOVRA: 2380 COMMI SENZA UNO STRACCIO DI IDEA» – L’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi «è una macchina tarata per accumulare consenso, non per fare governo» ha aggiunto Bersani che ha poi attaccato anche la manovra: «Non abbiamo mai avuto una discussione sul che fare per la crisi, abbiamo avuto dieci mini manovre, dieci decreti, pilloline. Per chi passava il suo tempo a misurare le pagine del programma di Prodi, il record di Prodi lo ha battuto: 2.380 commi senza uno straccio di idee, senza direzione di marcia». «Con questa manovra – ha aggiunto Bersani – viene data una pistola agli enti locali perchè sparino al popolo. Perchè sparino al popolo non alle quaglie. Saremo punto e da capo tra qualche mese e avremo dato una botta ai redditi medio bassi. La manovra è depressiva. Riduce i consumi, lo dice anche la Banca d’Italia. In questa manovra pagano gli insegnanti, i bidelli i poliziotti ma quelli con il reddito di Berlusconi non pagano zero».

INTERCETTAZIONI – Il leader del Pd ha poi affrontato il tema del ddl sulle intercettazioni: «Dicono che stanno riflettendo, bene. Vuol dire che hanno capito che vanno sul duro ma attenti, loro fanno così: fanno alt, non trovano la quadra e si rimettono l’elmetto e via con i voti di fiducia…». «Finora – ha osservato Bersani – hanno messo oltre 30 voti di fiducia e 50 decreti. Siamo a circa un voto di fiducia alla settimana di lavoro in Parlamento. Ma il Parlamento è il luogo della libertà di tutti e se si zittisce quel luogo non c’è più libertà per nessuno».
«Mi chiedo quale sia la ragione di questa ossessione del premier sulla legge sulle intercettazioni. Ma il presidente del consiglio Berlusconi non ne ha altri pensieri?» aveva detto in precedenza anche la capogruppo dei senatori del Pd Anna Finocchiaro.

ANTIPOLITICA – Per Bersani inoltre bisogna lottare «contro gli effetti collaterali del berlusconismo, che creano antipolitica e il diffondersi della sfiducia». Effetti che «sono coltivati da Berlusconi per sguazzarci dentro. Sembrava che questo governo doveva cambiare tutto e invece non ha fatto niente. Nascondono i problemi col frastuono. È un meccanismo che rischia di fare diventare gli italiani frustrati e impotenti, ed ecco invece il nostro compito, il compito del Pd, difficile ma ineludibile – ha aggiunto -: trasformare la rabbia dei cittadini in energia fiduciosa per il cambiamento e per farlo mi rivolgo a tutte le forze di opposizione. Siamo un bel partito, una delle più grandi forze riformiste europee, dobbiamo solo essere più forti delle nostre debolezze».

LEGA – Poi Bersani attacca anche la Lega: «Vorrei mandare un messaggio a Bossi, un messaggio a Pontida per dirgli: guarda Umberto che con il “Va pensiero” o tifando Paraguay non si mangia mica nè si fa il federalismo. Questa Lega qua è dura sugli inni e sulla Nazionale di calcio ma con i miliardari è mollacciona».

RAI – Bersani ha successivamente affrontato anche il tema della Rai: «La Rai è pagata per lavorare contro se stessa. Dà fastidio che lo dico? Ma lo faccio carte alla mano – continuato Bersani – e con sullo sfondo il caso Santoro. Berlusconi, il governo, Tremonti vogliono la libertà di impresa? E allora Tremonti liberi la Rai, che è una azienda del Tesoro».

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