All’assemblea il Pd ritrova l’unità

ROMA – Tira un’aria di rinnovata unità tra i democratici. Pure se, come testimonia una battuta finale di Bersani, c’è da vedere quanto durerà. “Non regaliamo a Berlusconi e a Tremonti le nostre divisioni”, dice Dario Franceschini, leader della minoranza di Area Democratica, che così conclude il suo intervento all’Assemblea nazionale. “La necessità dell’unità del partito non vuol dire mancanza di confronto e discussione. Ma nel Pd tra il silenzio e la litigiosita c’è uno spazio di discussione e di confronto con parole di lealtà”. Per l’ex segretario non si tratta quindi di una tregua tra le due aree democratiche, come hanno scritto alcuni quotidiani, ma ci troviamo di fronte ad un Pd unito, al 100 per cento. E se ci fosse uno strappo l’ex segretario assicura che “il Pd sarebbe in grado di affrontare l’emergenza, prima delle elezioni o in campagna elettorale, senza mettere in crisi il bipolarismo. Intanto però noi dobbiamo fare opposizione e mettere in campo una proposta per il Paese”.

Lo stesso Franceschini concorda con Pier Luigi Bersani quando dice che ”dire tregua significa guerra, ma qui non c’è una guerra. Il Pd è unito”. L’idea del numero uno di Area Democratica è quella di recuperare la spinta fondativa che descriveva il Partito democratico, e prima ancora l’Ulivo, come il partito votato al cambiamento.

Ancora sulla “forma” di partito, Franceschini ha ribadito che deve essere il Pd ”ad indicare la strada e poi fare le alleanze, e non il contrario”. Poi un altro riconoscimento a Bersani: ”Io condivido la relazione, condivido specialmente il passaggio finale quando ha detto che il partito è un patrimonio comune, non frazionabile in feudi personali e in ambizioni personalistiche”.

Le due “aree”, che si erano aspramente confrontate nelle ultime settimane,  sembrano oggi convergere su molti altri punti. Bersani ha chiesto ai suoi di aiutarlo a risolvere i problemi comuni piuttosto che “farsi la guerra”. “Aiutatemi a risolvere i problemi – ha detto nella replica -, anzi sentitevi tutti un pò segretari”. Anche Massimo D’Alema punta su un partito unito che abbia il senso della propria responsabilità di fronte al Paese per sostenere una nuova classe dirigente”. Al contrario, un partito diviso può rifugiarsi solo nella “cooptazione”. Questo perché – ha spiegato l’ex premier – non sono solo i nostri elettori a chiedere unità ma è il Paese a farlo: non possiamo deludere”. D’Alema definisce le parole di Franceschini “importanti”, e ha invitato a superare la dialettica tra maggioranza e minoranza, che ha un senso solo durante il Congresso”.

Il Partito fondato da Romano Prodi sembra essersi “ritrovato” grazie a questi due giorni di confronto in Assemblea nazionale. Un giornata positiva che il segretario teme possa però presto tramutarsi in un’illusione. In chiusura Bersani ha infatti ironizzato sulla facilità con la quale il centrosinistra torna a dividersi: “Ora devo andare in Cina non è che quando torno…”. Battuta alla quale ha replicato dal palco la presidente del Pd, Rosy Bindi: “Tranquillizziamo il segretario che non approfitteremo dell’assenza del gatto, i topi staranno buoni”.

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