Pd, Veltroni duro con la linea Bersani

(fonte www.repubblica.it)

AREZZO – A Franceschini dice: nessuna scissione. Semmai un deciso cambio di rotta del Pd e un secco atto d’accusa verso chi, attualmente, lo dirige. “Noi siamo quelli che al partito ci credono di più, quelli che lo hanno fatto nascere” esordisce Walter Veltroni al seminario di Area Democratica (la minoranza uscita dal congresso che ha eletto Pierluigi Bersani). L’ex segretario non segue chi, ieri, aveva ipotizzato uscite dal partito. Ma non risparmia critiche, durissime, all’attuale dirigenza: “Non possiamo continuare con i conservatorismi, serve che il Pd mantenga la sua identità, quel Pd che forse abbiamo messo troppo tempo a fare ma a nessuno è permesso di disfare”. Anche perché Berlusconi “è fuori dalle regole della democrazia” e “non è in grado di reggere tre anni senza elezioni”.

E’ la linea uscita dal congresso che va vista sotto “un’altra luce”, scandisce Veltroni. Una linea che si fondava su due punti: l’alleanza con l’Udc e partito strutturato sul territorio. Ma, ragiona l’ex segretario, l’intesa con i centristi è andata male, (“l’Udc abbia perso consensi laddove si è alleato con il Pd”), mentre “in una società come la nostra è sbagliato pensare ad un partito pesante”.

“Lasciate stare Fini”.
Veltroni non cita Bersani ma a lui si riferisce quando boccia “i comitati di liberazione nazionale contro Berlusconi”, chiedendo che il Pd ritrovi “l’orgoglio dell’ identità”. “Se la destra è in crisi – sottolinea l’ex sindaco di Roma  – l’ultima cosa che dobbiamo fare è chiuderci in noi stessi, loro possono frantumarsi ma se noi di fronte a questo riproponiamo una coalizione antiberlusconiana sbagliamo di grosso”. Insomma “sbagliamo se ci arrocchiamo, è l’errore che fanno tutti i soggetti deboli, la sfida è aprirsi”. E basta ridurre la strategia del partito ad una continua ricerca delle alleanze: “Obama non ha detto ‘devo cercare di allearmi con qualcuno'”.

“Serve coraggio”. Chiede luoghi di discussione, l’ex segretario. Che boccia “i caminetti” (il riferimento è alla riunione del 27 aprile con i big del partito ndr) e le coalizioni “semplicemente antiberlusconiane”. Bisogna, invece, avere “il coraggio del lungo respiro”, “accendere la fiducia”. Unire le parole “cambiamento e innovazione” al Pd: “La sfida e’ aprirci, cercare le forme e il linguaggio dell’apertura”. E nessuno pensi ad “arruolare” Gianfranco Fini: “‘Faremo un torto gravissimo alla reale maturazione dei suoi convincimenti se dicessimo all’opinione pubblica che è diventato un pezzo del centrosinistra”.

Il rischio democrazia.
Veltroni cita l’ormai famosa telefonata tra Fassino e Consorte  che sarebbe stata ascoltata dal premier. “Se fosse vero – continua – che il presidente del Consiglio ha ascoltato una registrazione che gli veniva offerta per motivi di ricatto di un leader dell’opposizione come Fassino saremmo di fronte a qualcosa di gigantesco, qualcosa che in altri Paesi europei avrebbe portato a gravi problemi istituzionali, siamo oltre i confini della democrazia, delle regole del gioco, siamo alla mitridatizzazione”.

La replica di Bonaiuti. Poco dopo, su questo argomento, arriva una nota di Paolo Bonaiuti: “Stupisce che ancora una volta Veltroni usi in maniera polemica una circostanza mai avvenuta, quella dell’ascolto della registrazione di una telefonata tra Fassino e Consorte da parte del presidente Silvio Berlusconi. Si tratta di un tentativo di ricostruzione del tutto fantasioso, privo di fondamento, e già più volte smentito, l’ultima giovedì scorso”.

L’intervento di Franceschini. Ieri Franceschini aveva usato toni ben più netti sul fronte contrasti interni al partito. “Il Pd o mantiene questa sua vocazione fatta di coraggio e innovazione o lentamente si spegne e si divide” aveva scandito l’ex segretario democratico davanti alla platea di Area democratica. Ma più che una divisione consensuale Pierluigi Castagnetti paventa una vera e propria epurazione della minoranza. L’ex leader popolare, sempre ieri, era stato chiaro: “La maggioranza persegue il disastroso disegno di disarticolare il paesaggio politico che fuor da metafora implica una spaccatura del Pd. E’ il momento di dircelo chiaramente: non c’è qualcuno che se ne vuole andare. C’è qualcuno che vuole che qualcuno esca per riarticolare il paesaggio politico. E questa sarebbe una sciagura: sarebbe la fine del Pd”. Toni ultimativi che, oggi, Franco Marini smorza. “Area Democratica deve chiedere anche di avere una rappresentanza all’interno dell’organizzazione del partito – dice Marini – Combattendo e facendosi valere. Guai a spaccare il partito”. Poi tocca a Veltroni, che finisce con una standing ovation.

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