Bersani: costruiamo una alternativa

fonte: www.lastampa.it 

Il leader rilancia l’idea del patto, ma la base del partito resta gelida.

 Andare anche “oltre” il centrosinistra. Pier Luigi Bersani di fronte alla crisi della maggioranza rilancia l’ipotesi del “patto repubblicano” che dovrebbe arginare eventuali forzature plebiscitarie. La novità, rispetto a una settimana fa, però, è che lo scontro nel Pdl appare ormai irreversibile e, soprattutto, che il segretario democratico chiama in causa anche la Lega, facendo drizzare le antenne a diversi esponenti della minoranza: Soro si augura che Bersani parli di intercettare l’«elettorato» e non di unire «sigle», Fioroni invita ad evitare «attese messianiche» e Tonini vede come un pericolo una «santa alleanza anti-berlusconiana».

Il Pd, insomma, si interroga in queste ore sull’atteggiamento da assumere di fronte alla possibilità di un precipitare della crisi e qualcuno sollecita la convocazione di un coordinamento per la prossima settimana. Il segretario per il momento cerca di attestarsi su una linea prudente e al momento è prevista solo una ’riunione programmaticà della segreteria allaragata a presidenti dei forum e capigruppo. Bersani però non rinuncia a mandare qualche segnale anche al Carroccio che vede ormai all’orizzonte il traguardo del federalismo fiscale e teme che tutto possa sfumare all’ultimo momento per un’uscita di strada causata dallo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

«Voglio rivolgere un appello a tutte le forze – dice Bersani all’Unità – ma proprio a tutti, anche a Fini e alla Lega, a tutti coloro che non intendono proseguire la strada sulla curvatura plebiscitaria. Propongo un patto repubblicano». Non solo: «Rivolgo un appello a tutte le forze disponibili, anche oltre il centrosinistra, a lavorare per cambiare l’agenda del Paese sulle questioni economiche, sociali, del lavoro». È vero che in questi giorni il segretario ha più volte ripetuto che il patto repubblicano avrebbe come obiettivo non la costruzione di una coalizione di governo ma solo il «cambiamento dell’agenda», ma l’argomento tocca la sensibilità della minoranza e lo scorso venerdì andò in scena un acceso botta e risposta tra Massimo D’Alema e Dario Franceschini, sull’ipotesi di un’apertura a Fini.

Il dibattito è certamente solo all’inizio, e tutto dipenderà dall’evoluzione della crisi nel Pdl, ma certo l’idea delle elezioni anticipate non piace al Pd, come non è ben vista al Quirinale, dove si coltiva la speranza di poter realizzare almeno alcune riforme. La Lega, è il ragionamento che comincia a circolare nel Pd, non ha intenzione di buttare via il federalismo fiscale proprio a pochi passi dall’arrivo e forse, se le cose precipitassero, si potrebbe provare a offrire una sponda per evitare il ritorno immediato alle urne. Ragionamenti ancora in fase molto embrionale ma che mettono in allerta chi teme soluzioni all’insegna della “unità nazionale”.

Giuseppe Fioroni non vuole spingersi troppo in là con gli scenari, ma non sembra troppo disposto a concessioni alla Lega: «Mi sembra proprio parlare del nulla. Oggi la vera questione repubblicana, la sfida che abbiamo di fronte è capire bene cosa c’è nella scatola nera del federalismo di Bossi, lì ci sono tutti i codici per far saltare l’unità d’Italia». Per Fioroni, il Pd ha tre priorità: «Scrivere l’agenda delle riforme sociali e, contemporaneamente, evitare lo sfascio dell’unità repubblicana ed evitare una deriva plebiscitaria».

Molto cauto anche Antonello Soro: «Penso che Bersani abbia voluto esprimere la preoccupazione di tutti i democratici per quadro sempre più confuso e inconcludente. Però mi sembra che questo debba tradursi, e spero sia questo il senso delle sue dichiarazioni, in una forte iniziativa politica, in un progetto alternativo che possa trovare il consenso di una larga fascia di elettorato, al di là del perimetro del 28 marzo. Penso che serva parlare agli elettori e non inseguire l’addizione di sigle e bandierine».

E lo scenario della “grosse koalition” è visto come il peggiore anche da Giorgio Tonini: «Se la maggioranza non tiene si va alle elezioni, e le elezioni sarebbero la risposta all’iniziativa di Fini, che punta ad una evoluzione del Pdl verso un’idea più liberale e meno populista di partito. Quindi, le elezioni sarebbero il fallimento di questo tentativo, un arroccamento del centrodestra attorno al berlusconismo. E questo innescherebbe dall’altra parte una ’santa alleanzà anti-berlusconiana: il risultato è… povera Italia. Mi auguro che l’iniziativa di fini abbia successo, che nel Pdl si inneschi una reazione chimica positiva».

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Una risposta a “Bersani: costruiamo una alternativa

  1. Caro Bersani pensa alla tua gente, non ha ciò che fanno faranno gli altri,stai perdendo tutti e tempo . Noi ,e siamo tanti, vogliamo un partito di lotta onesto e che ci guidi non ci interassa cosa fa berlusconi, lo vogliamo via( lui non fa politica) come vorremmo fuori gli avvocati gli attori le veline i dottori i calciatori ma che ne sanno questi di politica onesta fanno i loro comodi e basta . Se ci vuoi ascoltare finalmente !oppure continuate a non sentire,e allora i nostri voti sognateveli. auguri

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