Chiamparino: “Stop alle correnti. Per salvarci serve un Pd federale”

di ETTORE BOFFANO (www.repubblica.it)

TORINO – Sindaco Sergio Chiamparino, ha visto il risultato di Mantova?
 “Sì e mi dispiace molto. Un’altra sconfitta, ancora una volta per colpa di una divisione tra noi. In Lombardia svanisce l’ultima propaggine del centrosinistra. Contare qualcosa nel Nord è sempre più difficile”.

Un argomento in più per dare ragione alle proposte di Romano Prodi sul Pd?
“Quelle avevano già un valore prima di Mantova. Non parlo da tempo con Prodi, ho letto solo i giornali. Ciò di cui posso discutere è l’idea di un partito federale, che provi a ripartire dal territorio, che cambi equilibri e procedure seguiti sino a oggi. Muovendosi dal basso e dagli elettori più che dalle gerarchie nazionali. Che rompa l’autoreferenzialità del gruppo dirigente”.

Il Pd si sta dividendo sul fatto se quello di Prodi sia o no un siluro a Bersani.
“Non credo che Prodi voglia delegittimare il segretario, anzi penso che la sua proposta offra a Bersani lo spunto per avviare un’iniziativa politica. Un assist, non un siluro”.

Che cosa c’è di così convincente in quella proposta?
“Quel ribaltare la prospettiva, scompaginando il solito tavolo nazionale nel quale ci si schiera per componenti. Uno schierarsi che poi discende a cascata a livello locale. Se la proposta di Prodi andasse avanti, avremmo venti segretari regionali eletti con le primarie e con un peso politico pari ai voti che il Pd ha raccolto alle politiche in ogni regione. Quei venti, poi, indicherebbero il segretario nazionale. Sarebbe una visione davvero federalista e territoriale di un “partito degli elettori” e raggiungerebbe anche lo scopo di far saltare le attuali componenti interne”.

Le componenti interne non le piacciono?
“Non dico questo. Mi pare però che esse siano vecchissime, importate dai Ds e dalla Margherita e, attraverso quei due partiti che non esistono più, addirittura dalla Prima Repubblica. So benissimo che anche nell’assetto federale del Pd si formerebbero nuove componenti. Ma sarebbero appunto nuove, imperniate su temi altrettanto nuovi: bioetica, laicità, infrastrutture, giustizia”.

Ma parlare di federalismo non è un po’ copiare la Lega?
“Dipende dal punto di vista. La modernizzazione economica del paese, avviata da Prodi con l’euro si è fermata e per rilanciarla il federalismo è fondamentale. È un’idea che da molto tempo avrebbe dovuto essere patrimonio della sinistra. Il fatto che la usi la Lega non vuol dire niente. Se invece riteniamo che l’attuale sia il migliore Stato possibile, allora il federalismo non ci piacerà. Io condivido il primo ragionamento e dunque penso che un partito, che dia più autonomia alle realtà locali e anzi ne sia stimolato, sia fondamentale”.

Oggi i personaggi più rappresentativi della sinistra nei territori sono sindaci come lei o presidenti di Regione. Lei si candiderebbe a segretario regionale del Pd piemontese?
“Io non mi autocandido a nulla. Ma se queste proposte andassero avanti e non ci fosse incompatibilità col ruolo di sindaco, allora, se fosse giudicato utile, potrei anche farlo”.

Per poi diventare coordinatore nazionale?
“Al gioco di proporsi per incarichi nazionali non voglio partecipare. Ciò che voglio sottolineare è la novità del discorso di Prodi. È altrettanto vero, invece, che oggi io sono uno degli amministratori locali più autorevoli che il mio partito ha nel paese. Ma conta il metodo, innanzitutto: valorizzare la realtà territoriale e punire l’autoreferenzialità. Poi però ci vogliono contenuti: non basta stare in strada con la gente, bisogna avere anche delle cose da dire”.

Alcuni di questi ragionamenti lei li aveva già anticipati commentando il voto delle regionali. Era sembrato un messaggio a Bersani: vi siete sentiti?
“Mi ha telefonato esprimendomi apprezzamenti. Poi c’è stato un breve incontro a Parma per l’assise di Confindustria dove abbiamo concordato di rivederci. Sabato a Roma c’è la direzione del partito e lì potremmo cominciare a parlarne”.

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