Il voto intermittente e la crisi del bipartitismo

di LUIGI CECCARINI (www.repubblica.it)

Ogni elezione è sempre una storia a sé, per ragioni diverse. Quindi la comparazione degli esiti è un’operazione piuttosto delicata, e mai oggettiva fino in fondo. L’analisi di Demos, che ha come base le 13 regioni al voto nelle recenti elezioni, ha ricostruito i risultati ottenuti, nel corso della seconda Repubblica, da alcuni importanti soggetti politici: Lega Nord e PdL, IdV e Pd. O meglio, per le elezioni precedenti il 2008 sono stati riaggregati i partiti che hanno poi formato il PdL e il Pd. Non senza difficoltà per quanto riguarda il Pd: le diverse formazioni che lo hanno costituito hanno ripetutamente cambiato nome, simbolo e composizione.

L’astensione. E’ il dato che va subito messo in evidenza, prima di considerare i risultati nel periodo 1994-2010. Le elezioni Regionali del 28 e 29 marzo sono state l’appuntamento elettorale meno partecipato della seconda Repubblica, quindi le elezioni meno partecipate in assoluto. Rispetto alle precedenti Regionali 2005 sono quasi 3 milioni in meno i votanti. Ha partecipato il 63,6% degli aventi diritto (-7,9 punti percentuali rispetto alle Regionali 2005). In pratica, dei 41 milioni di elettori i votanti sono stati circa 26 milioni. Un elettore su tre ha scelto di non andare a votare. Parte degli astenuti di oggi rientreranno in occasione di prossime consultazioni di “primo ordine”, come le politiche. Infatti, è ormai diffuso un comportamento di voto intermittente. I cittadini, a seconda della posta in gioco, decidono di volta in volta, prima ancora cosa votare, se andare a votare.

Lega Nord e IdV. Il loro trend appare piuttosto chiaro. La Lega Nord tra le Europee 1999 e le Politiche 2006 aveva ottenuto i risultati più bassi. Successivamente si osserva una crescita costante, che assume visibilità con le Politiche 2008, continua nelle Europee 2009 e, quindi, nelle Regionali 2010. Oggi la Lega Nord ha ottenuto il suo risultato migliore (12,3%). Il calo della partecipazione ha tuttavia colpito anche questo partito. Rispetto alle Europee di un anno fa – che mostrano un tasso di affluenza più elevato ma comunque sotto il 70% – la Lega Nord cresce di un punto percentuale. Dietro questa crescita si nasconde però un calo di consensi pari a circa 200mila voti. Tuttavia, se facciamo il confronto con le Regionali 2005 i voti (circa 1.380.000) si sono oggi raddoppiati. Anche l’Idv a partire dalle Politiche 2008 fa osservare una crescita considerevole, oggi è al 7%. Uno dei suoi risultati migliori. Perde quasi un punto (e circa 500mila voti) rispetto alle Europee 2009. Ma il milione e mezzo di consensi che ha ottenuto lo scorso marzo è quasi 5 volte superiore a quelli raccolti nel 2005.

Pd e PdL. Meno lineare appare invece l’andamento del PdL e del Pd, e delle formazioni che hanno dato vita a questi due soggetti politici. Generalmente, i partiti di governo, in occasione degli appuntamenti cosiddetti di medio termine, non riproducono le performance ottenute nelle elezioni che ne hanno decretato la vittoria. Questo tendenza si è registrata sia con governi di centrodestra che con quelli di centrosinistra. Tanto che, dal 1994 ad oggi, si è assistito ad una alternanza tra le due coalizioni. Anche in questa ultima occasione i due partiti cardine dell’area di centrodestra e di centrosinistra mostrano andamenti diversi. Dal 2008 il governo è guidato da Berlusconi, e il Pdl, che aveva ottenuto quasi il 37% (Politiche 2008) è sceso poco al di sopra del 35% in occasione delle Europee 2009. Oggi resta sotto il 30%, disegnando di fatto una parabola negli ultimi cinque anni. Mentre il Pd, che aveva già scontato un calo considerevole tra le Politiche 2008 e le Europee 2009 (-7,5 punti percentuali) in queste ultime Regionali sembra aver, quantomeno, rallentato la perdita del consenso, attestandosi sul 26%. Per effetto della bassa partecipazione oggi, rispetto alle Europee dello scorso anno, il PdL ha ottenuto oltre 2,5 milioni di voti in meno (e 1 milione in meno rispetto alle Regionali 2005). Mentre il Pd ne ha persi più di 1 milione (che diventano 2 milioni se il confronto è fatto con le Regionali 2005).

Il bipartitismo. Le tendenze registrate nel corso delle ultime tornate elettorali suggeriscono di porre attenzione ad un ultimo aspetto: il bipartitismo del sistema italiano. Le Politiche 2008 avevano evidenziato un certo peso dei due partiti maggiori: assieme raggiungevano quasi il 71% dei consensi. Nel 2009 il dato è sceso al 61,9 %. Le ultime elezioni Regionali hanno ulteriormente smorzato l’ipotesi bipartitica: Pd e PdL ottengono il 55,7% dei voti. Il dato più basso nel periodo della seconda Repubblica. Certamente le “liste dei presidenti” – che assorbono voti ai partiti che sostengono i candidati governatori – contribuiscono a rendere meno visibile questo assetto. Dire che il bipartitismo sia ormai tramontato è sicuramente azzardato affermarlo. Le prossime elezioni ci forniranno ulteriori indizi su questa tendenza. Ma oggi, più che in passato, il rapporto fra Lega Nord e PdL da un lato, e tra IdV e Pd dall’altro, appare particolarmente favorevole agli alleati “minori”. Lega Nord e IdV assieme, sfiorano il 20%. Mai così tanto nella seconda Repubblica. E oggi, sia a destra che a sinistra, la leadership dei partiti di riferimento appare fortemente indebolita.

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