Bersani: “Il vero test sarà nel 2011”. Ma D’Alema incalza: ti devi schierare

di GOFFREDO DE MARCHIS (www.repubblica.it)

ROMA – “Le regionali? L’ultima tappa di una stagione precedente”. Pazienza se Dario Franceschini si offende. Perché Pier Luigi Bersani deve difendere la sua segreteria nata pochi mesi fa da un vento che il centrosinistra conosce bene: il logoramento interiore, la battaglia dentro il suo orticello. “E non è vero che abbiamo tre anni per costruire un progetto: nel 2011 si va alle urne a Milano, Bologna, Napoli, Torino”. Come dire: sarà quello il test della sua leadership. Un anno di tempo per trovare la rotta. Ma dopo l’euforia delle campagne elettorali (primarie e elezioni amministrative) il segretario ha potuto misurare i problemi. Ha cominciato a incalzarlo anche il suo alleato Massimo D’Alema, per esempio. Non solo dicendo “che il progetto non è credibile, non si percepisce l’alternativa”. Molti, durante la riunione notturna dei big, l’hanno vissuta come una presa di distanza. “Pier Luigi ha ragione quando parla di inversione di tendenza – ha chiarito D’Alema -. Il tramonto di Berlusconi è in atto, ma noi non lo intercettiamo”. No, il vero terreno su cui D’Alema ha suonato la sveglia al partito sono le riforme istituzionali. “Devi schierarti”, è stato il suo messaggio diretto al segretario.

Su questo punto Bersani si è trovato tra due fuochi. Lo ha criticato Walter Veltroni, lo ha pungolato D’Alema. “Dobbiamo partire dalla riforme sociali, è vero, ma serve anche una riforma dello Stato. E il Pd deve offrire la sua autonoma risposta”. Risposta che finora il segretario ha rinviato. “Il bipolarismo come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 15 anni è finito – ha continuato D’Alema -. Non il bipolarismo in assoluto, ma quel modello lì. Allora, per non subire l’iniziativa di Berlusconi, dobbiamo avere una nostra proposta”. Questa proposta, finora, non si vede. Una legge elettorale sul modello tedesco, il maggioritario? Bersani non ha ancora definito un quadro chiaro della sua posizione. E l’altra notte sullo stesso tema (oltre che sulla sconfitta grave delle regionali) lo ha affrontato anche Veltroni. Avvertendolo dei pericoli “del presidenzialismo berlusconiano” e invitandolo a una scelta di campo opposta a quella immaginata da D’Alema. Ma comunque a una scelta di campo. 

Ecco dunque una delle prove che Bersani si troverà ad affrontare nei prossimi mesi. Essere tirato per la giacca dai dirigenti più “pesanti” del partito, avere molte voci che propongono cose diverse. Significherà anche questo la formula scivolosa “nessuno mette in discussione il ruolo del segretario, non si cercano capri espiatori”. Beppe Fioroni scansa i problemi istituzionali e punta dritto sulle riforme sociali: “Famiglie, imprenditori, artigiani. Non parliamo a nessuna di queste categorie. Dobbiamo avere proposte per loro”. A Fioroni non è piaciuta la reazione iniziale del gruppo dirigente intorno a Bersani. “Discutono di problemi organizzativi, del territorio, di come occuparlo. L’organizzazione non c’entra niente in questa sconfitta”. Senza chiedere la testa di Bersani, tutte queste voci sembrano chiedere anche la riapertura del congresso, la correzione di una linea vincente. Bersani non ci pensa proprio, ma è disponibile ad aprirsi ancora più di prima. Già ieri, dopo la debàcle al Nord, si è sentito con Sergio Chiamparino. Il sindaco torinese lo ha difeso, “ha fatto il massimo” è stato il suo commento. Ma non nasconde i problemi di quella macro-area. E ha suggerito l’idea di un coordinatore plenipotenziario per l’Italia settentrionale. Un ruolo che potrebbe essere adatto allo stesso Chiamparino, in scadenza il prossimo anno dal mandato di primo cittadino. Non solo problemi però per il leader democratico. Bersani ha accolto con un sorriso la dichiarazione d’amore di Marco Pannella: “Con Pier Luigi in sella mi piacerebbe prendere la tessera del Pd”. “Peccato che nel nostro statuto non ci sia la doppia tessera”, è stata la risposta di Bersani.  

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