Bersani: gli autonomisti s’inchinano all’imperatore

MAURIZIO TROPEANO (www.lastampa.it)

«Tute blu, non camicie verdi». «Piemontesi, non pirla». Gli slogan della campagna elettorale del Pd subalpino sono promossi a pieni voti da Pierluigi Bersani perché danno il senso della posta in gioco: difendere il Nord, e in parte le regioni «rosse» del centro dall’invasione dei «lumbard» come li chiama la presidente del Piemonte Mercedes Bresso. In questo tour elettorale che parte nella mattinata da Torino c’è la volontà di Bersani di contrastare una Lega Nord di lotta e di governo capace di intercettare voti a 360 gradi in tutte le classi sociali, soprattutto di fare concorrenza al Pd tra i ceti popolari.

E’ la Lega che può fare la differenza in questa campagna elettorale e allora invece che prendersela con «il capo-popolo, capolista, capo redattore del Tg1 che dal 1994 ripete le stesse cose» è ora di andare all’attacco di Bossi, sottolinearne le contraddizioni e di rivendicare il fatto che il Pd è rimasto solo a difendere le autonomie regionali e degli enti locali. «Quel che è desolante – commenta – è stato vedere candidati presidenti di regione che giurano nelle mani di Silvio Berlusconi, le autonomie che si inchinano all’imperatore. Questo mi sembra veramente esagerato».
Sono da poco passate le 19 e i Tg hanno appena trasmesso le immagini della manifestazione di piazza del Popolo con Umberto Bossi vicino a Silvio Berlusconi. Da Novara Bersani può riprendere i ragionamenti iniziati in mattinata a Torino. Attacco frontale alla Lega a quelli che «fanno i federalisti nel weekend e che poi durante la settimana stanno benissimo a Roma a reggere il trono dell’imperatore». Quel che rode a Bersani è la capacità del Carroccio di «interpretare tutte le parti della commedia» e per questo motivo che è ora «che ognuno si assuma le proprie responsabilità». Ecco perché è necessario far capire che «hanno governato l’Italia sette anni su nove. Sono loro che governano con Berlusconi. E che la crisi e la disoccupazione sono un affare della Lega». Insomma «sono loro che tengono su il miliardario, se non ci fossero Berlusconi sarebbe a casa e non dicano che sono un partito popolare».

Bersani si chiede come possa un partito nato come «anti-burocratico e moralizzatore aver votato tutte quelle leggi ad personam». Ma soprattutto come possa aver permesso che i «soldi sottratti alle piccole e medie imprese siano finite all’Alitalia». E adesso approvare quei «coriandoli» di incentivi alla ripresa che sono un decimo dei miliardi dati sempre per salvare Alitalia». Berlusconi, volutamente è lasciato ai margini, entra in modo «obliquo» nelle critiche di Bersani perché «minimizza la crisi e se ci fate caso compare sempre vicino a qualcosa che sembra un miracolo». Berlusconi è come un «surfista che passa da favola a favola ma poi arriva sulla sabbia e sbatte perché se lo raccontano fra loro che la crisi non c’è».

E non è un caso che dopo la Lega Nord nel mirino di Berlusconi finisca Giulio Tremonti. Sono loro che potrebbero beneficiare del tramonto di Berlusconi e allora bisogna «spiegare che dalla crisi c’è anche chi ci ha guadagnato». Un ministro anti-banche? «Solo oggi – aggiunge – si possono leggere i bilancio del 2009 e una grande banche chiude con un utile di 2,8 miliardi, uno verrà distribuito come dividendo e il 2010 è annunciato con un ulteriore crescita. E meno male che Tremonti e la Lega combattono lo strapotere della banche».

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