E il premier disse: nessun dietrofront io non voglio finire come Sarkozy

di GOFFREDO DE MARCHIS  (www.repubblica.it)

“Sui talk show non si torna indietro. Volete che sia io a riaprire Annozero, a due settimane dal voto? Ma siete impazziti?”. Niente può convincere Berlusconi a ridare voce a Santoro, Floris e Vespa. I “pollai” televisivi, come li chiama lui, creano quel “clima di angoscia” che si può trasformare nel nuovo fantasma scespiriano del Cavaliere: l’astensione di massa, fiumi di elettori moderati che restano a casa e puniscono senza pietà lui e il Pdl. Come è successo 48 ore fa all’alleato e amico Nicolas Sarkozy.

Non potevano perciò bastare la sentenza del Tar, l’indicazione chiara dell’Agcom per una ripresa dei contenitori informativi, i richiami di Zavoli e Garimberti, a convincere il premier. Nemmeno le intercettazioni dell’inchiesta di Trani, con le pressioni sul commissario alle Comunicazioni Innocenzi per tappare la bocca a Michele Santoro, sono un buon motivo per restituire, una volta disvelate, spazi di autonomia alla televisione di Stato. Anche perché Berlusconi non considera le sue telefonate un’interferenza sulla libertà di informazione, figuriamoci. “I premier della sinistra chiamavano i membri dell’authority della loro parte. Come io faccio con i miei. Nessuno mi può dare lezioni su questo e se insistono sono pronto a fare nomi e cognomi”. Dunque i “pollai” Annozero, Ballarò, persino la non ostile Porta a porta devono rimanere sigillati. Tanto più ora. Si sta materializzando a Palazzo Grazioli un incubo capace di far perdere il lume della ragione: l’astensione record il 28 e 29 marzo. Da domenica notte, questo pericolo è diventato un mostro a tre teste, un film horror prodotto in Francia. “Visto cosa è successo a Sarkozy?”, ha ripetuto per tutto il giorno il premier ai suoi interlocutori.

In Francia il grande alleato di Berlusconi, il leader di destra che punta sulla sicurezza, alimenta a ogni passo la sua grandeur e quindi tanto assomiglia al nostro premier, ha incassato una solenne batosta. Favorita dai suoi errori e da un astensionismo senza precedenti: 53,6 per cento. Elettori persi per strada che hanno punito soprattutto l’Ump. Il bruttissimo sogno può ripetersi nelle 13 regioni italiane tra due settimane. I socialisti francesi hanno superato di tre punti la destra (29 a 26) mentre tre anni fa erano ridotti ai minimi termini surclassati dal futuro marito di Carla Bruni. Al secondo turno il presidente francese può perdere in tutte le 22 aree metropolitane dove si vota. Non mancano le analogie: sono le ultime elezioni importanti in Francia prima delle presidenziali del 2012. Così come le regionali italiane sono il giro di boa finale in vista delle politiche del 2013.

 La risse televisive hanno spesso portato bene a Berlusconi perché nello scontro quasi fisico dei talk show, nel duello tra partigianerie, il popolo del Pdl trova gli stimoli per ricompattarsi e precipitarsi alle urne, quando è il momento. Ma i sondaggi del Cavaliere, di solito molto precisi, dicono che quel popolo è stanco. E può scegliere di “andare al mare”. “Ai moderati – spiega Berlusconi – il clima di angoscia non piace, questo è il punto. Ma non devono cadere nel tranello dell’astensionismo”. Un appello con il cuore in mano. “Non fatevi tradire dall’indifferenza – è la “supplica” berlusconiana ai suoi -. Sapete bene che non siamo noi i responsabili di questa situazione. È la sinistra a seminare odio e invidia sociale per l’avversario. Per sconfiggerli dovete andare a votare”.

Berlusconi, abituato a mostrare sempre piena la bisaccia del centrodestra, ha fissato singolarmente un’asticella bassissima per le regionali. “Sarà un successo conquistare anche tre regioni, una in più della volta scorsa”, si è lasciato sfuggire qualche giorno fa. Un dato preoccupante perché secondo i risultati delle Europee di un anno fa, Pdl e Lega dovrebbero passeggiare in dieci sfide su tredici. Giulio Tremonti, perfido, aveva profetizzato per il Pd la sorte di “partito appenninico”, una forza minoritaria vincente solo lungo la dorsale che attraversa le regioni rosse Emilia, Toscana e Umbria. Ma se il centrosinistra conquista Lazio e Puglia, conferma Piemonte e Liguria, il quadro cambia. E in Italia, a differenza della Francia, non c’è nemmeno il secondo turno per riscattarsi. 

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