«Il premier è indagato per concussione e minacce» Le accuse della Procura

di Giusi Fasano (ha collaborato Angela Balenzano) (www.corriere.it)

TRANI — «Sono a Trani. Mi hanno fatto un sacco di domande…». È il 17 dicembre 2009. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini esordisce così al telefono con un parlamentare. Il pubblico ministero Michele Ruggiero si è appena raccomandato con lui: «Il verbale è secretato, non una parola con nessuno». Ma Minzolini decide di ignorare la disposizione. Esce dall’ufficio del pm e mentre sarebbe ancora all’interno della procura, dicono fonti investigative, digita un numero sul cellulare. Spiega al suo interlocutore il contenuto del colloquio con il magistrato.
Eccolo il «reato commesso a Trani» di cui parlavano gli inquirenti due giorni fa: articolo 379 bis del codice penale, «rivelazione di segreto istruttorio». Il «direttorissimo» è indagato per aver svelato a una persona (un uomo della squadra del premier) cose che avrebbe dovuto tenere per sé e che riguarderebbero, tutte, l’inchiesta sul caso Rai-Agcom, cioè le indagini sulle pressioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del commissario dell’Authority Giancarlo Innocenzi per impedire la messa in onda di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro.
Adesso le accuse sono note per tutti e tre gli indagati dell’inchiesta di Trani. Il Cavaliere è inquisito per concussione e per il reato previsto dall’articolo 338 del codice penale (puniti con la reclusione da uno a sette anni): è un capo di imputazione riservato a chiunque usi «violenza o minaccia a un Corpo politico, amministrativo, giudiziario, o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità » per «impedirne in tutto o in parte, o per turbarne, l’attività». Il premier avrebbe commesso tutto questo nei confronti di Innocenzi, vessandolo (ipotizzano i magistrati) con richieste pressanti, paventando le dimissioni dell’intero staff Agcom e in alcuni casi perfino insultandolo.
Ma in questa storia anche Innocenzi è un indagato. Per lui il reato è il favoreggiamento: perché sarebbe sì stata una vittima delle pressioni del «capo», come lui chiama Berlusconi al telefono, ma lo avrebbe poi comunque aiutato a definire i passaggi (alla fine tutti inutili) per bloccare il programma che il presidente del Consiglio non avrebbe mai voluto vedere sugli schermi Rai. Ma il premier nelle sue chiamate non se la prende soltanto con Annozero. Nel mirino, per esempio, è anche Ballarò, di Giovanni Floris. E nelle verifiche dei magistrati di Trani c’è l’ipotesi che il giro vorticoso delle telefonate fatte da Innocenzi per accontentare «il capo» abbia comunque contribuito ai provvedimenti che hanno portato all’oscuramento delle trasmissioni politiche durante la campagna elettorale. Provvedimenti dalle sorti diverse: annullato dal tar quello di Agcom, operante quello della Vigilanza Rai.
Conosciuti i reati contestati, il primo a farsi sentire, ieri sera, è stato l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini: «Se davvero a Trani si prospetta nei confronti del presidente la concussione e la violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario, si è fuori da ogni logica e in una situazione giuridicamente inconcepibile e intollerabile». Di più: «La tesi non è soltanto destituita di ogni fondamento in fatto ma è contraria al buon senso e a ogni possibile ipotesi contenuta nel codice». E il legale anticipa un argomento che sarà quello chiave nelle prossime ore: «È evidente — dice — che la competenza territoriale non può che essere della Procura di Roma ed è quindi ovvio che tutti gli atti di indagini in corso sono in violazione di legge, così come è altrettanto evidente che se non si trattasse del presidente Berlusconi si sarebbe già addivenuti ad una immediata archiviazione».
Le accuse contro gli indagati sono state formalizzate ieri in serata, anche se l’avvocato barese Filiberto Palumbo (al quale fa riferimento lo studio di Niccolò Ghedini) non ha voluto né confermare né smentire di averne avuta comunicazione ufficiale. Dovrebbe comunque averla ricevuta dopo l’istanza presentata ieri mattina in procura a Trani: un modulo con il quale, in sostanza, Berlusconi chiedeva ai magistrati di sapere se fosse o meno indagato. A partire da quella risposta ci sono quindici giorni di tempo durante i quali, dice la legge, «omessa ogni indagine», i magistrati inquirenti devono trasmettere gli atti al tribunale dei ministri. «Omessa ogni indagine». Quindi la domanda è: come non considerare un atto d’indagine la deposizione di Michele Santoro prevista per oggi? Una spiegazione plausibile è che i pmpotrebbero aver legato la sua convocazione alle indagini su Innocenzi e quindi in questo caso non sarebbe un atto istruttorio formalmente connesso all’inchiesta su Berlusconi. Ci sono differenze interpretative, poi anche sulla data a partire dalla quale scattano i quindici giorni. Formalmente si comincia a contarli dalla data dell’iscrizione nel registro degli indagati (in questo caso l’8 di marzo) ma, secondo, un’altra interpretazione, fa fede la data della richiesta portata ieri al procuratore capo Carlo Maria Capristo dall’avvocato Palumbo.
Ieri mattina erano attesi, in procura, gli 007 mandati dal ministro Alfano. E invece l’ispezione è slittata. Arriveranno oggi a Trani, guidati dal capo dell’Ispettorato del dicastero di via Arenula, Arcibaldo Miller: la loro inchiesta, così ha chiesto il ministro, dovrà verificare se c’è stato oppure no «un abuso delle intercettazioni », se «sussiste un problema di competenza tra Procure», e, soprattutto, «come sia stata possibile la fuga di notizie».
A proposito della fuga di notizie, il procuratore capo ha promesso ieri: «Individueremo i responsabili», dopo aver convocato i giornalisti per una comunicazione lampo: «Vi prego, non dite mai più che fra me e il pubblico ministero Ruggiero ci sono degli screzi. Nessun disaccordo, ve lo garantisco. È stato lo stesso pm a chiedermi di essere affiancato dagli altri tre sostituti, D’Agostino, Cardinale e Buquicchio». Anche il Guardasigilli ha definito «gravissimo » il fatto che questa inchiesta sia finita sui media. E, a proposito della manifestazione dell’Italia dei Valori davanti al Palazzo di Giustizia per protestare contro l’ispezione ha detto: «Gli ispettori servono per contribuire ad accertare alcune patologie che sono sotto gli occhi di tutti. Non interferiscono, non possono e non vogliono, con le indagini. Sono colleghi degli inquirenti e pensiamo che possano dare una mano».

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