L’opposizione in piazza

ROMA — Per il Pd è il giorno della piazza, Pier Luigi Bersani chiama i militanti a una «riscossa civile» e prova a mostrare il volto costruttivo dell’opposizione. Dal palco di piazza del Popolo, oggi a Roma, il segretario dei democratici parlerà a tutti gli italiani, anche a quelli con il cuore a destra e dirà che «voltare pagina si può». Il tentativo è strappare consensi al Pdl, ma anche pescare nel pozzo profondo della disaffezione. Parlerà ai delusi, Bersani, agli scontenti e agli indecisi, cioè a quel 18 per cento di elettori che avrebbe, stando ai sondaggi, una gran voglia di disertare le urne.

Tra i due poli è sfida delle piazze. E, dalla Romagna, parla Gianfranco Fini. «C’è un’evidente differenza fra la politica e la propaganda — è il monito del presidente della Camera —. Chi ha responsabilità istituzionali deve dismettere l’abito della propaganda e indossare quello della politica». E da Messina il presidente del Senato, Renato Schifani, invita a «non eccedere nei toni» e a «non recare molestie offensive al capo dello Stato». Si dice tranquillo, Bersani. Si mostra convinto di aver neutralizzato il rischio di bordate verso il Colle e spera che il leader dell’Idv si attenga alla piattaforma: «Non considero l’ipotesi che Di Pietro possa attaccare Napolitano». Bersani parlerà per ultimo dopo gli altri leader. In ordine di «peso»: il socialista Nencini, il verde Bonelli, il portavoce della Federazione della sinistra Paolo Ferrero, Nichi Vendola per Sinistra ecologia e libertà, Di Pietro e infine Bersani. Il quale a Repubblica ha fissato l’asticella a 7 regioni per il Pd e 6 per il Pdl: «L’aria sta girando, mi aspetto che dalle elezioni venga un’inversione di tendenza». Lo slogan: «Per vincere. Sì alle regole. No ai trucchi».

L’apertura, alle 14.30, è affidata a Emma Bonino, che ha rotto gli indugi e lancerà l’ultimo miglio della sfida a Renata Polverini nel Lazio. Sarà una kermesse, un mix di politica e musica. Conduce la vj di Mtv Paola Maugeri, parlano un’operaia dell’Omsa, una insegnante e il giornalista Riccardo Iacona. Paolo Flores d’Arcais voleva Michele Santoro e ha lanciato un appello su Micromega. Ha raccolto l’adesione di Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e del «popolo viola» ma Santoro, probabilmente, non ci sarà. E prima che scoppi il caso il responsabile informazione del Pd, Matteo Orfini, chiarisce: «Credo che a Flores vada bene anche Iacona, lui e Santoro sulla libertà di informazione dicono le stesse cose». Non ci sarà il leader dell’Api Francesco Rutelli e Marco Follini torna a dire che «la compagnia di Di Pietro non aiuta il Pd». Massimo Donadi, Idv, lo accusa di aver «cambiato partito ma non idee» e Rosy Bindi difende Follini: «Mi dispiace che non venga, però non mi va che Donadi lo tratti in quel modo». Qualcuno ha fatto stampare volantini con l’immagine di Berlusconi—Mussolini e i cartelli provocatori, c’è da giurarci, non mancheranno. Eppure i partiti hanno deciso di andare in piazza senza un servizio d’ordine che plachi gli animi. Ci sarà anche il «popolo viola», col suo antiberlusconismo a tinte forti e senza rappresentanti sul palco. I partiti si sono presi la scena e gli «autoconvocati» del web si dicono «sorpresi e delusi».

M.Gu. (www.corriere.it)

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