I sondaggi allarmano il Cavaliere: “il mio gradimento giù di 10 punti”

di FRANCESCO BEI (www.repubblica.it)

ROMA – Il cambio di passo è sancito dalla manifestazione. Mettendo da parte ogni remora verso una candidata, Renata Polverini, che non gli fa fare salti di gioia (non solo è finiana ma pure sindacalista), Silvio Berlusconi ieri ha deciso di metterci la faccia. “Ma dovrà essere una dimostrazione di forza come a piazza San Giovanni contro Prodi”, ha preteso il Cavaliere ricordando l’adunanza del 2 dicembre del 2006. Un tentativo di raddrizzare un naviglio che imbarca acqua, se è vero che sull’aereo che lo portava a Roma, in compagnia di Ignazio La Russa, il premier abbia constatato con preoccupazione il danno causato dalla mancata presentazione della lista del Pdl in provincia di Roma: meno 300 mila voti, con l’esclusione di quei 12 o 13 ras locali da 20-30 mila preferenze ciascuno.

Ma non c’è solo questo. Il danno d’immagine si riverbera a livello nazionale sulle altre liste Pdl e sugli altri candidati, anche quelli leghisti. Da qui il pressing di Umberto Bossi per un rapido abbandono della strategia delle “carte bollate”. Una linea che non aveva mai convinto i vertici del Carroccio. “I consiglieri giuridici del Viminale – confida il repubblicano Francesco Nucara in un angolo del Transatlantico – avevano avvertito Maroni che il decreto non sarebbe servito a nulla, il ministro sapeva che era incostituzionale. Ma sono andati avanti lo stesso con questo balletto di ricorsi. Adesso basta, si mettano tutti a testa bassa a fare campagna elettorale”.

A palazzo Grazioli il Cavaliere ha dato sfogo alla sua irritazione contro i “potentati locali” responsabili, ai suoi occhi, di una tale débâcle: “Il mio gradimento è sceso del 10 per cento, ho fatto da parafulmine per tutti pagando un prezzo personale”. Qualche testa, dicono nel Pdl, dovrà rotolare. Si parla come minimo di un commissariamento del partito romano, dopo le elezioni s’intende.

Dunque da oggi si cambia. Nella riunione di palazzo Grazioli è stato stabilita la creazione di una “struttura politica di comando”, alle dipendenze dirette di Berlusconi, che dovrà d’ora in avanti occuparsi della campagna della Polverini. “È finita la campagna amministrativa – sintetizza Andrea Augello – adesso si apre la fase due, quella politica”. Un antipasto ci sarà già oggi, quando il premier parlerà contro la “sinistra vigliacca”, quella che “pensa di vincere le elezioni a tavolino grazie ai giudici”, in una conferenza stampa con al fianco Renata Polverini. E dalle parti del presidente della Camera, dove pure il cambio di passo è visto con favore, si guarda con una certa preoccupazione alla possibilità che Berlusconi possa lasciarsi sfuggire qualche altra frase di troppo contro i giudici. “È stato un errore ingaggiare un braccio di ferro con i magistrati – osserva il finiano Fabio Granata – perché poi i risultati sono quelli che stiamo vedendo”.
L’altra idea maturata a palazzo Grazioli, nel lungo vertice di Berlusconi con i capi del Pdl e la candidata governatrice, è quella di sfruttare la lista civica Polverini, visto che pochi ripongono speranze nel ricorso al Consiglio di Stato. “Non possiamo lasciare campo libero a Storace e Casini”, è stata la valutazione comune. Da qui la strategia “adotta un amico” per non disperdere i voti del Pdl sulle liste dell’Udc e della Destra: ai grandi portatori di voti del Pdl, esclusi dalla corsa, verrà chiesto di riversare il proprio pacchetto di preferenze su un candidato della lista civica Polverini. Se, dopo il voto, i conti torneranno, i ras Pdl avranno in premio un posto da assessore nella giunta. Un meccanismo che mette in prima piano una lista, quella della Polverini, che potrebbe così schizzare al 15 per cento e portare alla Pisana dei signor Nessuno.
Abbandonata l’ipotesi di un secondo decreto, che pure era circolata – “ma poi chi sale al Quirinale a convincere Napolitano?”, si chiedeva ieri in Transatlantico Aldo Brancher -, resta comunque sul tavolo la segreta speranza di un rinvio del voto in extremis. Un potere che è nelle mani della giunta laziale uscente, guidata dal Pd Esterino Montino. “Se per dieci giorni scateniamo l’inferno”, ragionano a via dell’Umiltà, “è possibile che dal Pd arrivi qualche segnale di ragionevolezza per un rinvio di un paio di mesi. Aspettiamo che passi la bufera sul legittimo impedimento, lasciamo che si sfoghino in piazza con Di Pietro, e poi vediamo”.

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