Bersani: «Rinvio del voto? Per carità»

ROMA – Nel Lazio è ancora caos liste. All’indomani della bocciatura del Tar, che non ha riammesso la lista Pdl Roma, i riflettori sono ora puntati sull’ufficio elettorale del Tribunale, al quale lunedì è stata consegnata ex-novo la documentazione e che deciderà in giornata sull’ammissione o meno della lista alle prossime regionali. Il centrodestra confida nel nuovo iter, ritenendo di aver risolto il caso con il varo del decreto interpretativo e sperando dunque che l’ufficio centrale circoscrizionale non segua l’orientamento del Tar secondo il quale, fra l’altro, il decreto non può essere applicato perché la Regione ha una sua legge elettorale. L’ipotesi di un rinvio del voto si fa sempre più insistente. «Sono sereno perché‚ penso che il Consiglio di Stato, nella sua giurisprudenza, privilegia il diritto degli elettori al voto e, dunque, si andrà verso un ripristino della lista e un conseguente rinvio delle elezioni» ha scritto in una nota il ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi. Assolutamente contrario all’ipotesi di un rinvio del voto è invece il Pd. «Per l’amor di Dio, sarebbe un altro pasticcio», ha detto Pierluigi Bersani.

«PASTICCIO SU PASTICCIO» – «Hanno sommato turbamenti a turbamenti, pasticci a pasticci. Vuole il centrodestra raffreddare la testa e riposarsi un attimo? È ora che i ministri smettano di avanzare ipotesi. C’è una scadenza elettorale ed operazioni di validazione in corso. Punto» ha tuonato il segretario dei democratici, motivando con queste parole la sua contrarietà dei democratici all’ipotesi di rinvio del voto nel Lazio. «Come si vede il pasticcio si ingrossa. Volevano farsi una norma su misura e hanno sbagliato anche la misura» ha aggiunto Bersani, attaccando il governo dopo che il Tar ha escluso la lista del PdL nel Lazio. «Quello che denuncio con più forza – ha detto il leader Pd al termine della riunione del gruppo del Pd che ha deciso di fare ostruzionismo in Parlamento – è che pasticcio dopo pasticcio la maggioranza e il governo stanno impedendo al Paese di parlare dei suoi problemi». Per questo, ha aggiunto Bersani, «useremo la nostra mobilitazione di sabato non solo per protestare ma anche per affermare che le priorità del Paese sono democrazia e lavoro».

IDV ALL’ATTACCO – «Berlusconi fa come il marchese del Grillo: siccome comando io, mi faccio la legge come voglio io… E il presidente della Repubblica che gli va appresso…» è l’attacco di Antonio Di Pietro, intervistato su Sky Tg24. Il leader dell’Idv ha assicurato che con il Pd si andrà in piazza «insieme con grande determinazione». La decisione del capo dello Stato di firmare il decreto «salva-liste» non è stato «un comportamento corretto», ma «da oggi in poi Italia dei valori vuole evitare che puntando l’attenzione sul Quirinale si distrae l’attenzione sull’assassino della legalità, che è Berlusconi». Il leader dell’Idv ha quindi paragonato «Benito Mussolini e Benito Berlusconi: sono la stessa cosa. Se vinciamo due a zero farà una legge secondo la quale lo zero vince sul due, sono cose che faceva Mussolini». Affondo sul presidente della Repubblica invece da parte di Luigi de Magistris: «Napolitano non sta facendo in realtà nulla per impedire lo svuotamento della Costituzione e non usa gli strumenti che la Carta gli affida per arginare il costante abuso del diritto» scrive l’ex pm sul suo blog, sostenendo che il Colle sta in questo modo «avallando l’attuazione del piano di rinascita democratica ideato da Gelli ed oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi».

«FINITELA!» – D’altra parte, il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, in una nota si rivolge duramente all’opposizione: «Adesso basta! Finitela! Abbassate le grida, le urla, gli strepiti. Smettetela di mettere in scena l’ennesimo massacro delle istituzioni, della democrazia, della Costituzione. Non vi accorgete che in questo modo state davvero martoriando questo povero Paese?». «Che cosa volete – chiede Bondi? – Volete che il Pdl venga escluso dalle elezioni? Volete vincere a tavolino le elezioni? E volete pure fare una bella manifestazione per mettere sotto accusa il partito di maggioranza relativa?», chiede il ministro dei Beni Culturali. «Recuperate un poco di ragionevolezza – è l’invito di Bondi -, fate valere un minimo di ragionamento politico, mantenete almeno un briciolo di rispetto per le istituzioni. Siamo capaci anche noi, se lo volessimo, di fare delle belle manifestazioni, di fare lo sciopero della fame, ma siamo troppo preoccupati dello stato della nostra democrazia e del futuro di questo Paese, per scendere al vostro livello», conclude.

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