Quella soluzione «all’italiana»

di Massimo Franco (www.corriere.it)

Il governo ha optato per una soluzione molto «all’italiana»: un decreto che dice di interpretare la legge elettorale, senza cambiarla. Ma ottiene comunque l’effetto desiderato: far rientrare le liste del Pdl per le regionali in Lazio e Lombardia, bocciate dalla magistratura. È l’unico modo col quale il centrodestra può sperare di ottenere non il «placet» impossibile dell’opposizione, ma la non ostilità del Quirinale; e riemergere comunque ammaccato, senza però perdere due regioni-chiave. È il risultato di una mediazione affannosa e difficile, per la quale Silvio Berlusconi e la sua maggioranza sanno di dover ringraziare Giorgio Napolitano.

Senza le obiezioni di un presidente della Repubblica comprensivo e insieme irremovibile su alcuni punti, a pastrocchio si sarebbe aggiunto pastrocchio; e la scelta del decreto sarebbe apparsa ancora più grave e inaccettabile di quanto già non sia. La soluzione che sembra a portata di mano si lascia dietro comunque una scia di polemiche, proteste e quasi certi ricorsi, perché è «tagliata» per riammettere la lista di Roberto Formigoni e quella del Pdl in provincia di Roma. Il fatto che non modifichi la legge, limitandosi a «leggerla» a favore della maggioranza, rende il testo meno indigesto al Quirinale solo sotto il profilo costituzionale. Insomma, il provvedimento cerca di somigliare a quel «male minore» che rappresenta l’unico sbocco plausibile di una vicenda figlia del pressappochismo dei dirigenti del Pdl. D’altronde, le alternative promettono di risultare più traumatiche. Il rischio è quello di una forzatura da parte di palazzo Chigi, che tenderebbe i rapporti con l’opposizione e con Napolitano, costringendo il capo dello Stato a non firmare il decreto: una prospettiva tale da aprire un conflitto istituzionale in piena campagna elettorale. Oppure si arriverebbe all’esclusione definitiva del centrodestra in due regioni- chiave: un esito formalmente ineccepibile, ma che dal punto di vista politico falserebbe il voto del 28 e 29 marzo.

Si tratta di un salvataggio in extremis per il quale la coalizione berlusconiana paga un prezzo politico e d’immagine alto. E questo nonostante sia un contributo ad evitare una delegittimazione delle elezioni; e lacerazioni peggiori in Parlamento e nel Paese. Il Pd e l’Udc denunciano, e non gli si può dare torto, «il precedente gravissimo che si crea». Non è scontato che sia un annuncio di barricate, pure evocate dall’Idv di Antonio Di Pietro e dai radicali. L’impressione è che serva a ribadire che del pasticcio e della sua soluzione rabberciata è responsabile solo lo schieramento berlusconiano. Ad altri tocca il compito ingrato di limitare i danni, per quanto è possibile.

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