“Così uccidono la tv pubblica. Berlusconi comanda su tutto”

di GOFFREDO DE MARCHIS (www.repubblica.it)

ROMA – “Berlusconi lo ha capito da tempo: ormai c’è un rapporto diretto tra opinione pubblica e leader. Ma i cittadini cambiano idea, danno il consenso e lo tolgono. Per questo ha bisogno di mettere alla telecamera una calza senza smagliature, di costruire un racconto della realtà che non intacchi l’immagine del capo. Non sono ammesse trasmissioni che pongono interrogativi, sollevano dubbi, spiegano che l’inceneritore di Napoli non funziona o che all’Aquila c’è qualche problema”. Stavolta la battaglia di Michele Santoro non è solitaria. Il conduttore di Annozero ha deciso di combatterla con gli altri: con la Fnsi, il sindacato, Floris, Gianluigi Paragone, persino con Vespa che pure gli dà la colpa di aver creato il clima che oggi porta alla cancellazione di quattro programmi Rai.

Che differenze ci sono, Santoro, tra questo momento e l’editto di Sofia?
“Che la Rai oggi, come soggetto editoriale, è più debole di prima. Che è un’azienda che sta morendo. E non l’ho detto io, l’ha detto il presidente Garimberti. Che gli spazi di autonomia di tutta la televisione sono ancora più stretti perché ai partiti non è rimasto niente dell’eredità della Prima repubblica: ideologia e cultura. Sono gruppi di potere e basta”.

Ma è l’azienda ad aver deciso la chiusura dei vostri programmi. Il regolamento della Vigilanza non era così drastico.
“Certo, l’azienda, il direttore generale… Mentre eravamo tutti agitati per il regolamento uscito dalla commissione, lui stava in vacanza. È chiaro: non aveva bisogno di essere qui. La decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini”.

Lei dice che i partiti vogliono far valere la legge del più forte. È solo questo il punto? “La par condicio è un pretesto, come le elezioni regionali. La questione è più grande. Da un po’ assistiamo a un attacco senza precedenti ai poteri di controllo: la magistratura, l’informazione, la burocrazia, come nel caso della Protezione civile. Cercano una militarizzazione della società. Di questo disegno Berlusconi è il principale architetto. Ma non agisce da solo”.

In che senso?
“I partiti della sinistra si oppongono alla cancellazione dei programmi perché si devono opporre, per inerzia. Ma sono ancora in attesa di assistere alla loro svolta liberale. La verità è che c’è ancora molto comunismo in quella parte politica. Anche loro vogliono governare le cose dall’alto. Tentano di assomigliare a Berlusconi, quello è il modello, mentre il vero modello dovrebbe essere la democrazia. Capisco che ai partiti piaccia l’ordine, ma cultura e informazione, per loro natura, sono disordinate”.

Andrete in onda lo stesso?
“Condurrò la battaglia insieme con i colleghi e con la Fnsi. Poi faremo una puntata di Annozero il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni. Non so dove, né come. In piazza, su Internet, ma la faremo”.

Cosa teme Berlusconi dai vostri programmi?
“È più facile togliere il consenso a un leader che a un partito. Dunque l’immagine che Berlusconi si è costruito non va in alcun modo intaccata”.

Meglio il filtro dei telegiornali. Del Tg1.
“Il percorso narrativo dei tg è molto prevedibile. Non ci sono grandi differenze tra di loro. La forza del telegiornale non sta in come racconta una notizia, ma nel dettare l’agenda della realtà a una grande massa di persone”.

Oggi con Vespa siete sulla stessa barca. Ma il conduttore di Porta a porta la accusa in sostanza di aver indotto la politica a questo black out.
“Annozero esprime un pezzo di opinione pubblica che Berlusconi non vorrebbe che fosse rappresentato. A noi però ci guardano a sinistra e a destra. Basta leggere i giornali di quella parte che dedicano 20 pagine ogni settimana a me e alla trasmissione. Certo, se tutti fossero simili a Vespa forse il problema della cancellazione non si sarebbe posto. Ma la differenza tra me e lui è che io farei le barricate per difendere il suo diritto di esprimersi, lui non restituirebbe il favore. È la cosa più sgradevole. Poi, va aggiunto uno sprazzo di verità. La trasmissione di Vespa è vecchia e in affanno. Nessuno lo dice perché è la terza camera dello Stato. Ma i dati d’ascolto parlano chiaro. Penso ci sia un collegamento tra le sue accuse ad Annozero e i numeri dell’Auditel”.  

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