E ora torna il gelo tra Pd e radicali

di CARLO BERTINI (www.lastampa.it)

Non vorrei ora che al danno si aggiungesse la beffa e cioè che le reti Mediaset possano godere della massima libertà, e che la tv commerciale ne esca favorita in termini di share e pubblicità». Ieri mattina il segretario del Pd, Bersani, era a dir poco irritato dopo il rigore segnato del centrodestra in Vigilanza con l’assist del radicale Beltrandi. E l’umore del leader Pd era funestato non tanto dalla mossa dell’alleato in dissenso dal gruppo, «si sa che quella è la solita battaglia dei Radicali», quanto piuttosto dal timore che l’esito della vicenda possa appunto riassumersi in due parole, «cornuti e mazziati», che non farebbero certo bene all’immagine del Pd. Sì perché ora l’attenzione di tutti i contendenti è spostata sulle decisioni dell’Agcom, deputata a stilare il regolamento per le campagne elettorali sulle reti commerciali. Un regolamento che solitamente è fotocopia di quelli varati dalla Vigilanza, ma che ora l’Agcom si è riservata di approfondire meglio, in attesa di chiarimenti, sulla parte che riguarda l’ultimo mese di campagna per le regionali. Dunque, se è vero, per dirla con Bersani, che «i Radicali se la potevano pure risparmiare, il paradosso è che il Pdl, da sempre contro la par condicio, ora se ne è fatta una ad hoc per i suoi scopi elettorali».

Insomma, una brutta gatta da pelare che ieri ha costretto i vertici del Pd a sudare sette camicie per tenere a freno i malumori della base contro i Radicali e per dirottare la rabbia contro Berlusconi. «Il dominus di questo blitz è lui – ragionava Paolo Gentiloni – perché così ha ottenuto un risultato mica male: non avere in campagna elettorale trasmissioni che possano fare inchieste e approfondimenti, considerando che ogni giorno 20 milioni di italiani vengono informati solo dai tg controllati dalla maggioranza».

«Ma è vero pure che se non ci fosse stato Beltrandi il Pdl non avrebbe avuto il coraggio di proporre una cosa del genere», obietta Roberto Rao dell’Udc. Una constatazione che spiega bene il perché della litigata tra il capogruppo Pd Morri e Beltrandi l’altra notte in commissione e i mugugni che serpeggiavano tra le file dei Democrats a San Macuto. Mugugni che lambivano anche la conduzione del presidente Zavoli che aveva affidato a Beltrandi il compito di fare il relatore di un provvvedimento così delicato. Zavoli ne è uscito così amareggiato che ieri mattina è arrivato perfino a valutare le dimissioni, rientrate dopo una serie di contatti mirati, da cui è uscito rimettendosi all’opera per raddrizzare la situazione. E dopo una riunione dell’ufficio di presidenza della Vigilanza, Zavoli ne è uscito con il mandato di tentare di concordare con Garimberti e tutto il vertice della Rai alcune correzioni nell’applicazione del regolamento. Anche perché in tutto questo parapiglia, si sono accesi pure i riflettori dal Quirinale, «preoccupato – ha fatto sapere Zavoli – per la garanzia del diritto di parola anche ai partiti più piccoli», penalizzati dall’altra norma contestata, quella che li esclude dall’obbligo di presenza nella prima parte della campagna elettorale in vigore da oggi.

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Una risposta a “E ora torna il gelo tra Pd e radicali

  1. Recuperando l’evasione fiscale nel 96. Figuratevi ora sono 685.000.000.000.000 lire/anno
    Riepilogando velocemente la proposta avanzata si basava:
    nel 1996 l’evasione stimata era dai 250.000.000.000.000 ai 350.000.000.000.000 di lire, che recuperandola avrebbe dato le risorse per dare:
    250.000.000.000.0000 / 4.000.000 (nuovi posti di lavoro) con uno stipendio lordo di 62.500.000 con la “mano” destra:
    62.500.000 – 13,5 % = 4.629.000 (accantonamento T.F.R.)
    62.500.000 – 4.629.000 = 57.871.000 il 32,6% di I.N.P.S. = 18.866.000
    57.871.000 – 18.866.000 = 39.005.000
    39.005.000 – 10.130.000 (imponibile I.R.P.E.F. del 1996)
    39.005.000 – 10.130.000 = 28.875.000 (stipendio netto)
    Con la mano sinistra avrebbe ritirato:
    18.866.000 X 4.000.000 (nuovi occupati) = 75.464.000.000.000 di I.N.P.S./anno
    10.130.000 X 4.000.000 (nuovi occupati) = 40.520.000.000.000 di I.R.P.E.F./anno
    Ed ora lo Stato avrebbe a disposizione :
    75.464.000.000.000.000 + 40.520.000.000.000 = 115,984.000.000.000
    115,984.000.000.000 X 13 anni (Dal 1997 ad oggi) qualcosa come 1.507.792.000.000.000 di lire pari a oltre 778.000.000.000 di euro con i quali ora saremmo qui a ridercela della crisi con una economia alle stelle con un debito pubblico quasi dimezzato, questo senza tener conto dei nuovi stipendi che avrebbero fatto da propulsore all’intera economia.
    Inoltre ci sarebbe stato l’accantonamento:
    T.F.R. 4.629.000 X 4.000.000 (nuovi occupati) = 18.516.000.000.000/anno x 13 anni = 240.708.000.000.000 di lire coi quali, era suggerito nella proposta, di far partecipare i dipendenti nella propria azienda, e non solo per i nuovi occupati, (quello che ha detto di voler fare il ministro Tremonti in questi giorni), per mezzo dei quali i lavoratori avrebbero avuto ulteriori introiti e un attaccamento maggiore ai destini della propria azienda mentre gli imprenditori avrebbero avuto denaro fresco, personale motivato e una fortuna immensa avendo maggiori clienti che avrebbero acquistato i lori prodotti. Comunque non appena tolto il Paese dall?emergenza del disavanzo pubblico una graduale riduzione di tasse per tutti, e come veniva suggerito: partendo da quelli che le tasse le avevano pagate tutte, per non prenderli per il “naso”.
    NB. Questi sono conteggi fermi al 1996 quindi non tengono conto del raddoppio o del triplicarsi dei prezzi per effetto del mancato controllo con l’introduzione dell’euro, altrimenti queste cifre sarebbero ancora più alte e ancora più difficili da leggersi.

    Il modo per recuperarla è ancora più semplice del conteggio, cioè: permettere ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati di portare in detrazione l’I.V.A.. In tutti questi anni ho bussato tutte le porte ma nessuno vuole risolvere il problema, d’altra parte stiamo parlando d’interessi che sono un oceano di miliardi, se poi tutti gli anni ci sono centinaia di persone che si suicidano per aver perso il lavoro o comunque per precarietà economica, altri 1400 sul lavoro, 6000/7000 sulle strade, senza contare quelli che muoiono per “mal sanità”, sotto scuole che crollano, dissesti ed esondazioni varie. Tutto perché ci dicono che non ci sono risorse economiche?????

    Postato da: Giuseppe Vitali

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