Bagnasco: «Sogno una nuova generazione di politici cattolici»

MILANO – Il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, ha un «sogno»: quello di veder nascere in Italia una nuova generazione di politici cattolici. Lo ha detto lui stesso aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Il porporato ha confidato ai suoi confratelli «un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti e dicono una direzione verso cui preme andare». «Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei – ha spiegato – che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti».

LA CRISI – Bagnasco ha toccato numerosi argomenti. A proposito della crisi economica, ha affermato che sta per essere superata: l’Italia, sostiene il presidente dei vescovi italiani, «è incamminata verso una fase di prudente ma indubitabile recupero». «Mentre la crisi imperversava – ricorda – ci è parsa almeno in parte al riparo dagli scossoni più violenti, oggi sembra aver colto con una certa prontezza la via della ripresa. E questo grazie ad una serie di salvaguardie del nostro sistema economico e finanziario complessivo, che sono state rafforzate, ma anche grazie all’intraprendenza delle nostre imprese che hanno saputo fronteggiare l’inasprimento delle condizioni del mercato attraverso il riposizionamento strategico del proprio impianto produttivo». Bagnasco ha però invitato il sistema bancario ad attuare una politica del credito che, senza farsi avventata, sappia tuttavia essere scrupolosamente più attenta alle esigenze delle aziende in affanno» e uno alla classe politica perché «intensifichi tutti i meccanismi che possono attenuare l’angoscia di chi, in seguito a licenziamento, ha perso la propria fonte di sostentamento o è in cassa integrazione»:

RIFORME – Il presidente dei vescovi italiani ha quindi lanciato un appello affinché la politica centri l’obiettivo «urgente, ma colpevolmente sempre rinviato» delle riforme, caldeggiato «molto opportunamente» da Giorgio Napolitano. «Il Paese – ha detto il porporato – ha bisogno di uscire dalle proprie pigrizie mentali, dai pregiudizi ammantati di superiorità, per essere meglio consapevole delle risorse e delle qualità di cui dispone, per dare una giusta considerazione ai successi conseguiti ad esempio sul fronte della lotta alla criminalità, o dell’eccellenza tecnologica, o della ricerca medico-scientifica, o della bio-alimentazione, o dell’industria creativa. Occorre essere fieri del proprio buon nome, della propria fatica, dell’impegno speso senza vanità e che, quando c’è, non può essere annullato da nessuno». Bagnasco ha proseguito dicendo che serve un «disarmo» in politica, invitando classe politica e media a rinunciare «a far prevalere analisi finalizzate a giustificare unicamente il proprio progetto ritenuto pregiudizialmente il migliore».

IMMIGRAZIONE – Bagnasco ha poi ricordati i fatti di Rosarno, affermando che la vicenda «non può ipotecare con un colpo solo l’immagine di un intero territorio che proprio ora deve invece trovare la forza per uscire dall’emergenza», ma deve tuttavia far riflettere sulle cause che l’hanno provocata. Tra queste, il porporato ha indicato «la condizione del tutto critica in cui abitualmente vive una parte degli immigrati presenti nel nostro Paese», «uno standard non accettabile», ha detto Bagnasco, aggiungendo: «Così non si può, così non è umano». E poi: «Niente può farci dimenticare questa verità: l’immigrato è uno di noi; noi italiani siamo stati a nostra volta immigrati, e prima di noi lo è stato Gesù».

www.corriere.it

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