Marino: “Altroché Udc. Anche Nichi entri nel nostro partito”

ANTONELLA RAMPINO (www.lastampa.it)

Ignazio Marino, sono un record i dati per l’affluenza alle primarie in Puglia, alla fine sarà comunque larga la vittoria di Nichi Vendola su Francesco Boccia. Però il Pd pugliese è stato nel caos per un mese e, nel 2010, si sono ripetuti ostacolando Vendola gli stessi errori commessi già nel 2005. Massimo D’Alema aveva fatto di tutto per evitare la consultazione e per spingere il governatore della Puglia a ritirarsi, la vittoria di Vendola è adesso una sua sconfitta?
«Io credo che la vittoria sia della democrazia, sostengo da mesi e mesi che la via maestra nello scegliere un candidato deve essere quella delle primarie, vere e sempre. E’ stato questo il motivo per cui decisi di candidarmi alla segreteria del Pd: le primarie consentono di dimostrare col programma quali sono gli impegni con l’elettorato. E’ quanto accaduto in Puglia con Vendola per l’ambiente, l’acqua, i diritti civili».

E D’Alema?
«La visione di Massimo D’Alema è diversa dalla mia. Ma le persone non scelgono sull’emotività o secondo le indicazioni che vengono dalle segreterie dei partiti in nome delle geometrie politiche. I cittadini scelgono in base alle risposte che si propongono ai loro problemi».

Dunque quello di D’Alema è stato un errore?
«Dal mio punto di vista la scelta doveva essere quella delle primarie sin dall’inizio».

Non è puro politicismo sostenere che si doveva candidare una personalità gradita all’Udc, come se in un partito federale, quale il Pd dice di essere, le alleanze in una regione si potessero proiettare necessariamente su scala nazionale?
«Ritenevo, e la vittoria di Vendola mi dà ora ragione, che il Pd debba essere una cerniera del centrosinistra, che la linea politica debba essere un progetto, una visione che spieghi cosa si vuol fare nel Paese di qui a cinque anni. E si può fare con chiarezza solo ponendosi davanti alle questioni. Il nucleare, per esempio: il no di Vendola è anche il mio. L’acqua: Vendola vuole l’acquedotto pubblico, ed stata altrettanto chiara la sua posizione sui diritti. Se si chiariscono le posizioni, se si dice cosa si vuol fare sulle questioni concrete poi è più facile riportare all’entusiasmo il popolo di sinistra. Ed è più facile anche discutere di alleanze con altre forze politiche. Partendo dai programmi, tutto diventa più nitido, e le alleanze non sono per una poltrona o un assessorato».

Oggi si discuterà del caso Puglia nella direzione nazionale del Pd. E ci si aspetta un regolamento di conti interno.
«Nella riunione dirò che è necessario restare uniti e cercare di vincere: soprattutto nelle regioni dove c’è stata a lungo indecisione, come il Lazio e la Puglia. Adesso abbiamo Bonino e Vendola, due candidati di grande statura, e dobbiamo lavorare tutti con grande decisione perché si vinca. Io non vivo la politica come luogo di sopraffazione ma come periodo temporaneo di servizio rispetto agli obiettivi che un Paese sui pone per essere modernizzato.

Ma in Puglia, tra Vendola e Boccia, lei per chi avrebbe votato?
«Sono stato in silenzio sinora perché l’onorevole Boccia era il candidato del Pd. Ma se si confronta il mio programma e quello di Vendola sono sovrapponibili, c’è un’assoluta assonanza, anche sui diritti civili. Vendola dovrebbe stare nel Pd. Sarebbe molto utile, lo stimo molto: rafforzerebbe nel Pd la capacità di riflettere sui temi critici della modernità».

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