Bersani e D’Alema temono la resa dei conti. “Serata amara, ma la linea non cambia”

ROMA – “Comunque sia, ora noi vogliamo vincere le regionali”. Buon viso a cattivo gioco. In questo Massimo D’Alema è maestro e glielo riconoscono anche gli amici-coltelli, quelli che oggi nella riunione di direzione del Pd sono pronti a sfoderare le armi. “Serata amara”, ammette il segretario Pierluigi Bersani mano a mano che arrivano i risultati e che si delinea la vittoria di Vendola. Prevede la resa dei conti nel partito dove ribadirà: “Non rinunciamo ad allargare la coalizione all’Udc”. D’Alema telefona più volte a Boccia, il candidato che avrebbe dovuto portare in dote l’Udc, al quale i Democratici avrebbero dovuto tirare la volata (e tutti, ovviamente, nel partito giurano di averlo fatto). Dice anche, il leader Maximo, che si aspetta di essere messo sotto accusa. Ma che se li aspettava i duecentomila in fila ai gazebo. Il popolo delle primarie è quasi triplicato rispetto alla disfida del 2005 e questo sembra proprio una lezione che iscritti, simpatizzanti e elettori hanno voluto dare alla nomenklatura democratica e alle sue scelte a tavolino di candidato e alleanza, alla rotta verso il centro.

La vittoria netta di Vendola in Puglia è la sconfitta di D’Alema e una botta per Bersani. La linea del segretario è stata quella di puntare le fiches sul numero zero – è il ragionamento dei supporter di Veltroni e Franceschini, la minoranza interna – nel senso di ricominciare daccapo rispetto a quel Pd a vocazione maggioritaria accarezzato dai precedenti segretari. Ma, si sfoga Giorgio Tonini, braccio destro di Veltroni ai tempi della sua segreteria, “le primarie pugliesi mostrano che l’idea politica dalemiana è sconfitta, perché è la somma statica di pezzi di consenso: in Puglia sta per accadere che il candidato di un partito che ha il 2% batte quello di un partito al 30%. L’idea di Pd di D’Alema è ragionieristica”. Se i veltroniani sono scatenati, Dario Franceschini usa nei commenti maggiore cautela. Innanzitutto, spiega, indipendentemente da come sono andate le cose, non si aprono le ostilità, non si aprono subito perché prima bisogna vincere le regionali. La resa dei conti insomma è solo rimandata a dopo le regionali.

Un processo a Bersani non sarà fatto ora. Franco Marini, politico navigato, ex Ppi, schierato con Franceschini fino alle primarie del 25 ottobre quando vinse appunto Bersani, lancia un ammonimento: “Questa cosa pugliese non deve toccare Bersani. Io avrei votato Boccia ma non mi butto dalla finestra se vince Vendola e poi l’alleanza con l’Udc era importante per vincere in Puglia e anche con un occhio alla strategia nazionale”. Il giorno dopo le primarie, la missione sarà quella di portare Casini a essere neutrale in Puglia, a non scendere a patti con il Pdl e a correre da solo. È Beppe Fioroni, altro leader popolare, in quota opposizione interna, a insistere sul punto: “A Pier Luigi di cose da cantargliene ne ho tante, ma il 29 marzo, non prima. Adesso la verità è che balliamo sul baratro, che se continuiamo a guardarci l’ombelico alla prossima volta ci arriva un calcio nel sedere e allora non ci sarà più nessuna partita. L’alleanza con l’Udc era e resta indispensabile. Ma non lo dicono Bersani, D’Alema, Enrico Letta o io. Lo dicono i nostri risultati alle europee: con i centristi apparentati con il Pdl, per il centrosinistra finisce otto a zero”.

Veltroni anche questa volta non parla. Oggi sarà in direzione, dove è sempre andato ma facendo scena muta. Nei giorni scorsi ha osservato solo: “Sono preoccupato”. E preoccupati sono anche D’Alema e Bersani che si sentono al telefono. Giro di chiamate. Nicola Latorre, il dalemiano che lascia Bari nel tardo pomeriggio per essere oggi in direzione, non è disposto a riconoscere errori: “Da vecchio bolscevico non dirò mai che abbiamo commesso errori”. Piazzato davanti alla tv a tifare Inter nel derby con il Milan, quando ancora non ci sono i definitivi pugliesi, sacrificherebbe l’Inter per una vittoria di Boccia: “Senza Francesco noi perdiamo le elezioni. Però, no alle enfasi sulla Puglia come laboratorio nazionale”.

Di errori in segreteria non vogliono sentire parlare. Matteo Orfini ad esempio, sostiene che un errore è stato quello di “tentare di convincere Vendola a fare un ragionamento nell’interesse di tutti e non solo del suo personale, invece lui ha risposto “non faccio passi indietro ma solo passi avanti”. Questo allarma perché i destini individuali non si antepongono a quelli collettivi”. “E no, l’enorme partecipazione popolare – chiosa il veltroniano Walter Verini – ha un vincitore e cioè l’idea della politica vicina ai cittadini, aperta e trasparente”.

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2 risposte a “Bersani e D’Alema temono la resa dei conti. “Serata amara, ma la linea non cambia”

  1. Un altro schiaffone al nostro “leader Massimo”, dopo l’Europa anche la piccola Puglia gli ha sbarrato la strada.
    Un altro ne trarrebbe le debite conseguenze, Lui no continuerà con la sua solita arroganza da primo della classe a spaccare il partito rincorrendo la sola cosa che gli interessa, il potere personale.
    Sarebbe ora che anche il segretario Bersani ne tragga le debite conseguenze: D’Alema non è il PD.
    Cordiali saluti

  2. in Piemonte Eleonora Artesio è stata esclusa dal Partito Democratico per aprire le porte a UDC e sanità privata.
    forse scegliere UDC ad ogni costo non è quello che vorrebbero coloro che votano Partito Democratico.
    ricordo che Eleonora Artesio ha lavorato con equiibrio e passione per la salute pubblica, potenziando la prevenzione…senza scandali e senza stravolgere il bilancio.
    e se i calcoli a tavolino sui nostri voti fossero sbagliati?

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