Più sicurezza? La soluzione non è bloccare internet

Il PD rifiuta la violenza senza se e senza ma. Per questo ha condannato subito il ferimento di Berlusconi da parte di Massimo Tartaglia, gesto sconsiderato e ingiustificabile. Un gesto che non può essere tollerato in un paese civile. Un gesto che, però, non può nemmeno diventare il pretesto per scatenare nuove tensioni e improbabili azioni restrittive contro la libertà sul web.

 

Eppure sta succedendo proprio questo. I fatti di domenica stanno dando origine a una sequela di dichiarazioni che invece di stemperare il clima di tensione, foraggiano il nervosismo. “Guai a sottovalutare, c’è una brutta aria” dice il ministro Alfano. “Berlusconi poteva essere ucciso” aggiunge il ministro dell’Interno Roberto Maroni che annuncia che presto arriverà la stretta sui siti internet, forse già dal prossimo Consiglio dei Ministri, assieme a una stretta sulle manifestazioni, con un decreto.

“Il Partito democratico è sempre stato e continuerà ad essere per la libertà, sempre e non solo quando la libertà è fonte di cose che ci piacciono – dichiara Stefano di Traglia, responsabile Comunicazione del Pd – per questa ragione sarà ferma la nostra opposizione a qua lunque tentativo di limitazione degli spazi di parola sulla rete. Ci auguriamo che la proposta del ministro Maroni, evidentemente formulata a caldo e sull’onda dell’emozione per quanto accaduto a Milano, rimanga sulla carta. Le norme che impediscono che Internet diventi veicolo di comportamenti penalmente perseguibili già esisitono e in tanti casi hanno funzionato egregiamente, basta applicarle”.

Bolla la proposta come “inaccettabile e antidemocratica” il deputato del PD Sandro Gozi la volontà della maggioranza di controllare con una normativa dura ed inflessibile la rete: “Si tratta di tentativi mirati esclusivamente a mantenere lo status quo delle cose e, elemento ancora più grave, ad imbavagliare la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla nostra Costituzione. Il confronto democratico, proprio in quanto tale, deve prevedere un utilizzo libero della rete e svincolato da ogni forma di controllo esasperato: ogni affermazione che circola sulla rete – continua Gozi – può essere condannabile o non condivisibile ma non per questo deve essere censurata, semmai si dovrebbe fare leva sulle responsabilità personali”.

Per Paolo Gentiloni, presidente del forum Comunicazioni del PD, “le norme attuali e l’azione della Polizia postale sono sufficienti per colpire i comportamenti criminali in rete”. D’altronde tali norme tese a limitare gli spazi della rete risulterebbero velleitarie oltre che sbagliate visto che “per colpire chi guida ubriaco a 200 all’ora – ricorda l’ex ministro – non si chiudono le autostrade”.

“No agli sceriffi della rete”. La capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, spera che Maroni “non intervenga sul codice di procedura penale per appesantirlo e snaturarlo, sarebbe profondamente sbagliato sottrarre alla magistratura la verifica di ciò che è lecito e ciò che non lo è per affidarlo a sceriffi della rete. E’ un modo pericoloso di limitare la libera manifestazione delle proprie idee, una sorta di censura preventiva. E poi, ancora una volta si annunciano modifiche al codice penale sulla scia del clamore mediatico e dell’emotività popolare causati da eventi drammatici, nonostante – conclude – le norme vigenti e gli strumenti in mano alla magistratura sono già ampiamente in grado di far fronte ai comportamenti illeciti”.

Le leggi in vigore. Sono diverse a partire dal decreto legislativo 70 del 2003 ricordato a YouDem dal senatore del Pd Francesco Sanna: “Esiste già una normativa, il decreto legislativo 70 del 2003, che è applicazione della direttiva europea sulla società dell’informazione. Basterebbe applicare questo decreto e non inventare nuove discipline tese a restringere quelle possibilità di diffondere le proprie opinioni che internet mette a disposizione. E’ necessario distinguere tra la libertà di pubblicare pagine su internet e la responsabilità di chi scrive per eventuali contenuti illeciti”. Sanna ha dato a Maroni anche un altro consiglio: “Eviti di proporre modelli simili a quello cinese che, con la scusa di colpire i contenuti malsani di alcuni siti, censura e punisce ogni dissenso politico. Ci sarebbe molto più di un germe autoritario in una proposta che veda il governo decidere sulla natura lecita o illecita dei contenuti dei siti o dei blog politici. Questo Paese ha vissuto momenti molto più bui di quello attuale eppure non è mai stata sacrificata la libertà di esprimere le proprie opinioni attraverso ogni mezzo di informazione”.

L’oscuramento dei siti è una via sbagliatissima, e “suona solo come un pretesto per un giro di vite delle libertà democratiche: il governo si fermi, non proceda all’oscuramento dei siti internet anche di quelli che diffondono messaggi di istigazione a delinquere”, chiede Roberto Zaccaria, vicepresidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio. Anche lui ricorda come le norme per contrastare questi fenomeni ci sono già e “non occorre far ricorso a nuove leggi che sarebbero in chiaro contrasto rispetto alla scelta fatta dal parlamento nel 2006 con la legge 85 sui reati di opinione. Invitiamo il ministro Maroni ad una maggiore prudenza e a tornare indietro rispetto ad una via sbagliatissima come è quella di limitare la libertà di espressione su Internet, una scelta fatta da governi autoritari che vengono aspramente criticati in tutto il mondo. Credo che sia inopportuna la proposta del governo, annunciata dai ministri Maroni ed Alfano, di introdurre nel nostro ordinamento l’apologia di reato attraverso Internet. Innanzitutto, per evitare l’esistenza di norme più restrittive scritte proprio per la rete: sarebbero in controtendenza rispetto all’impostazione accolta dalla legge 85/2006 che ha modificato il codice penale in materia di reati di opinione. Inoltre, non è davvero auspicabile che sia spezzata l’ampia libertà di cui gode il Web, ormai largamente acquisita”.

Insomma, per il PD c’è il rischio concreto che iniziative di questo segno contribuiscano ad arroventare il clima di tensione anziché distenderlo. “Sarebbe più utile – consiglia Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani democratici – occuparsi di rafforzare la scorta del presidente del Consiglio”.

“Invece di pensare a censure su internet, il Governo e la maggioranza non potrebbero limitarsi a gestire meglio l’ordine pubblico e la sicurezza del Paese?” così il deputato PD Enzo Carra ha commentato, proprio su Facebook, le comunicazioni all’Aula di Montecitorio del ministro dell’Interno sull’aggressione al presidente del Consiglio. Una condotta strabica, perché se su facebook nascono, e vengono subito sospesi, gruppi che inneggiano a Tartaglia, sui muri di Torino compaiono scritte imbecilli dello stesso genere, come ha denunciato l’onorevole Giorgio Merlo, del PD. Eppure Maroni non ha sentito il bisogno di riferirne in Aula, mentre La Stampa ha riportato l’invito che i responsabili degli apparati della sicurezza hanno rivolto in queste ore all’entourage del premier, ribadendo che contro il «gesto sconsiderato di un folle l’unica difesa è in atteggiamenti più prudenti» in caso di manifestazioni di piazza o in incontri con i cittadini, almeno fino a quando il clima politico non sarà più tranquillo.

Allora piuttosto che di parlare di un “network dell’odio” come ha fatto il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, è giusto analizzare i problemi veri e abbandonare la polemica. La necessità di distendere il clima non può passare dal tentativo di scaricare sull’opposizione il ruolo di “mandante morale”, né tantomeno su giornalisti che si limitano a esprimere la propria opinione e a fare informazione o su media come internet.

Ma come ha ricordato il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda se alla Camera Bersani ha condannato in modo chiaro e inequivocabile l’aggressione subita da Silvio Berlusconi, l’onorevole Cicchitto con il suo intervento di contro tutta l’opposizione, la libera stampa, la televisione e la magistratura “aveva una rara carica di violenza verbale agli antipodi di quanto auspicato dal Capo dello Stato”. Ecco…chi controllerà i controllori?
Anche perché per dirla con le parole di Bersani “dopo l’aggressione a Berlusconi, c’é il rischio che ci sia chi si traveste da pompiere ma fa l’incendiario. Mi pare che nel dibattito di oggi alla Camera ci sia stato questo rischio e il capogruppo del Pdl ha dato un forte contributo”. Ma non nella direzione indicata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di mettere fine all’esasperazione dei toni.

Gia.Ro. – Ma.Lau.

 
 
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Una risposta a “Più sicurezza? La soluzione non è bloccare internet

  1. La libertà di manifestazione del pensiero non è mai formalmente esistita nella storia repubblicana.
    In Italia sono in vigore decine di reati di opinione introdotti durante la dittatura e sopravvissuti fino a noi e tutti puniscono l’esercizio della libertà di pensiero e la libertà di associazione.
    E’ brutto dirlo, ma non li abbiamo mai contestati perché riguardavano POCHI IDEALISTI, nel nostro orticello non ci hanno mai sfiorati.
    Erano definiti dai giuristi “reati bagatellari”

    OGGI PERO’ SU INTERNET RIGUARDANO NOI

    e invece di sparire dall’ordinamento, si moltiplicano di giorno in giorno nelle forme più subdole.

    E’ ora di smettere di guardare dall’altra parte, perché le limitazioni alla libertà di espressione OGGI diventano limitazioni alla nostra libertà personale, incriminazioni, avvocati, processi.
    Siete sicuri di essere al sicuro iscrivendovi ai gruppi … commentando nei forum?

    Nel futuro non c’è spazio per le vecchie censure, chi vuole essere libero di esprimersi deve accettare che anche gli altri lo siano.

    Se anche tu credi che sia ora di
    ABOLIRE TUTTI I REATI DI OPINIONE.
    aderisci al nostro gruppo su Facebook
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