Pd, Bersani proclamato segretario: “Adesso prepariamo l’alternativa”

ROMA – Una sfida che esclude scorciatoie: “Costruire il partito, preparare l’alternativa”. Pierluigi Bersani traccia così, davanti alla platea dell’assemblea nazionale che l’ha appena proclamato segretario del Pd, il cammino che vuol far intraprendere ai democratici. Un partito “popolare”, “giovane e che chiede di essere giovani nel cuore”. Che non deve cedere alla nostalgia, che sarà “plurale” ma non deve scivolare “nell’anarchismo e nella feudalizzazione”, che avrà una dirigenza fatta anche da volti nuovi. E che lavorerà sulla questione morale, dandosi “strumenti efficaci per dissociare il partito e il suo buon nome dalle deviazioni dei singoli”.

Tra i mille delegati venuti a Roma, in platea ci sono anche Dario Franceschini (che sorride raramente) e Ignazio Marino (che alla fine si dirà soddisfatto). Assenti Romani Prodi e Walter Veltroni. “Nessuna nostalgia, sentiamo tutti la responsabilità del nuovo da costruire – dice il segretario – quel che vale è il progetto. Saremo un partito che si rivolgerà a tutta l’area del centrosinistra, senza trattini o distinzione di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione di crescere e di farci più forti. Ci sono cose che rivelano i valori fondamentali che hai e il Paese che vuoi. Fuori da questa ambizione sei solo un partito piccolo che si condanna nei suoi confini”.

Bersani usa toni sobri, saluta la platea (“cari democratici e democratiche, amici e compagni”) e, fin da subito, indica la strada che vuol percorre: “E’ possibile immaginare un grande partito in cui organizzazione ed apertura alla società si tengono, non sono in tensione o in alterità ma possono rafforzarsi reciprocamente”. Da questo nascerà un partito che sia in grado di preparare l’alternativa. Un compito “che richiede un lavoro importante per durata e per profondità. E’ inutile cercare scorciatoie o immaginare strade senza inciampi”.
I numeri. Questi i risultati ufficiali delle primarie: Ignazio Marino 12,51% (131 membri dell’assemblea), a Dario Franceschini il 34,1% (339 membri) e a Pier Luigi Bersani il 53,3% (530 membri).

No al leaderismo.
“Ho detto più volte che non credo al partito di un uomo solo ma ad un collettivo di protagonisti”. Bersani rilancia così la sua lotta al populismo, al partito basato solo sul leader. “So bene – aggiunge Bersani- che la formazione di un collettivo deve avere forme nuove e contemporanee ma rinunciarvi, per un partito popolare, non sarebbe andare avanti, sarebbe regredire. Dunque, mi rivolgo a voi non come ci si rivolge ad una folla ma come ci di rivolge al largo gruppo dirigente del nostro partito corresponsabile con me di questa nostra straordinaria avventura”.

Riforme.
Rafforzamento delle funzioni di governo e Parlamento, moderna legislazione sui partiti, nuova legge elettorale (con un confronto in Parlamento ma disposti anche a una legge di iniziativa popolare), nuove norme sui costi della politica. Sono questi i quattro temi indicati da Bersani come prioritari nelle riforme istituzionali per il Pd. Riforme che saranno legate “al confronto in Parlamento e non al dialogo che è una parola malata”.

Giustizia. Bersani non nasconde i punti critici di una giustizia “che e’ un servizio inefficiente e negato a gran parte dei cittadini”. Ma ogni riforma, a partire da quella della giustizia, deve fare i conti con “l’insuperabile interferenza di questioni che si riferiscono alla situazione personale del premier e dall’aggressivita’ e dalla volonta’ di rivincita scagliate contro il sistema giudiziario e la Magistratura”.

Economia.
Si parte dalla crisi e da come il governo l’ha affrontata e dal lavoro “che è il problema numero uno del paese e deve essere il primo impegno del nostro partito”. Bersani è critico con l’esecutivo. La crisi non è psicologica, non è una nuvola passeggera, non l’abbiamo alle spalle. Nessuno vuol fare il pessimista o il catastrofista, ma pretendiamo che si riconosca che abbiamo un problema serio”. Il Pd, assicura il segretario, è pronto a far la propria parte “ma se continuiamo a sentirci dire che il problema non c’è o che si può aggiustare con palliativi per diventa difficile discutere”. Anche stavolta Bersani articola la sua agenda su quattro punti: una nuova politica dei redditi, una maggiore attenzione per i giovani, un rivisitazione della legislazione dell’immigrazione e la necessità di uno sguardo “di prospettiva” sull’impianto del sistema pensionistico. Poi la sottolineatura che Marino gli aveva chiesto più volte: no al nucleare e via libera all’economia verde.

Questione morale.
“Per gli obiettivi che abbiamo noi non possiamo fare a meno della dignità e del buon nome della politica e dell’amministrazione pubblica Dobbiamo dunque porci il problema generale di un rafforzamento della tensione civica ed etica, a cominciare da noi stessi”. Bersani affronta così la questione morale (pur senza nominarla) che agita il partito. In particolare, “dobbiamo chiederci come mai in questi due anni non sia stato possibile sanzionare nei diversi luoghi del paese comportamenti non coerenti con i principi che abbiamo enunciato”. Per rimediare il segretario chiede “strumenti efficaci per dissociare il partito e il suo buon nome dalle deviazioni di singoli”.

Alleanze.
Per una reale ”alternativa” al governo delle destre e di Berlusconi, il Pd si rivolge “a tutte le forze di opposizione”. Da quelle parlamentari (Idv, Udc e radicali) e quelle che non ci sono ”come Sinistra e Liberta’, Verdi, formazioni civiche e di origine socialista e repubblicana”.

Federalismo. “Propongo come prima iniziativa di mobilitazione del Pd un’assemblea di mille amministratori del Pd aperta ad amministratori di ogni schieramento per denunciare il federalismo delle chiacchiere ed affermare quello dei fatti” E’ questa la proposta che Bersani accompagna ad un affondo contro il Carroccio: “Non si pensi, a cominciare dalla Lega, di poter raccontare qualsiasi favola con noi che stiamo zitti”.

Organigrammi.
Un cambiamento di rotta dentro il partito. Dove “in questi due anni si è determinata una costituzione materiale che va corretta e migliorata atrtraverso un rafforzamento strutturale”. Serve, sostiene Bersani, “un partito popolare e del territorio, che selezioni dal territorio le nuove classi dirigenti e che si radichi nei luoghi di studio e di lavoro”. Per questo, a fronte dei 70 circoli nei posti di lavoro e di 10 nei posti di studio, Bersani proporrà ai segretari regionali di fondare nei prossimi mesi 500 nuovi circoli nei luoghi di lavoro”. Rosy Bindi è stata eletta presidente del partito mentre Marina Sereni e Ivan Scalfarotto vicepresidenti. Resterà fuori dalla vita attiva del partito Romano Prodi anche se da giorni è partito un tam tam in rete perchè gli sia riconosciuto il ruolo di presidente onorario.

www.repubblica.it

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