Lodo Bernardo, Berlusconi sarà immune anche dinanzi alla Corte dei Conti. Ferranti: “Ennesimo parafulmine del premier”

In questo paese non si può mai stare tranquilli. Dopo tutte le energie spese per fare in modo che la giustizia non disturbi la sua quiete e soprattutto i suoi affari, Silvio Berlusconi è costretto a rimboccarsi nuovamente le maniche. Il lodo Alfano lo ha protetto da accuse da imbarazzanti processi penali e dalle tante accuse della piacente escort Patrizia D’Addario, ma potrà preservarlo da eventuali azioni civili e amministrative?

Se, tanto per fare un esempio, un magistrato della Corte dei Conti, della Puglia o del Lazio, magari invidioso delle notti galanti a Villa Certosa, decidesse chiedere a Silvio Berlusconi un risarcimento del “danno all’immagine dello Stato”? Cosa succederebbe in questo caso? Il Cavaliere e i suoi non hanno intenzione di scoprirlo e visto che prevenire è meglio che curare, è in arrivo il Lodo Bernardo.

E già, un lodo tira l’altro. Il deputato Maurizio Bernardo nel suo illuminato emendamento al dl anticrisi spiega: “Le procure regionali della Corte dei Conti esercitano l’azione per il risarcimento del danno all’immagine nei soli casi previsti dall’articolo 7 della legge 27 marzo 2001 numero 97”. I “soli casi previsti” sono quelli della “sentenza irrevocabile di condanna”. Bene, da qui il ragionamento è lineare e quasi infantile nella sua semplicità: come si fa ad ottenere una sentenza penale di condanna se ci si è creati una legge ad hoc che rende immuni da qualsiasi accusa?

La Corte dei Conti non l’ha presa bene. Il procuratore generale Furio Pasqualucci ha scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini chiedendo di bloccare il lodo. Per il pg questa sembra essere stata davvero l’ultima goccia di un anno fatto di prevaricazioni e prepotenze, tanto che ha già reso noto il suo prematuro abbandono dell’incarico, previsto per gennaio. Pasqualucci, infatti, ha ravvisato nella prodezza del deputato Bernardo una volontà “punitiva” contro la Corte.

Il lodo va ben oltre la difesa del premier e delle sue avventure romantiche. Se l’ “intuizione” del deputato Pdl diventasse legge dello Stato, la Corte potrà perseguire il danno erariale “di uno degli organi previsti dall’articolo 114 della Costituzione o altro organismo di diritto pubblico”. In altre parole il campo di azione della corte si ridurrà sensibilmente e nel limbo degli intoccabili andranno a fare compagnia al premier anche le municipalizzate, enti mutualistici, comunità montane, Bankitalia.

E tanto per non lasciare alcun dubbio sullo stretto rapporto fra i personali interessi di chi rappresenta il paese e una legge dello stato preparata in fretta e furia, il testo dell’emendamento precisa la retroattività del provvedimento: non avrà affetto solo per il futuro, ma anche per il presente. Più chiaro di così!

Immediata la replica della capogruppo PD in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, che si chiede: “Le nuove norme contenute nel dl manovra sulla perseguibilità del danno erariale oltre a sconvolgere e ad ingessare le indagini dei pm della Corte dei Conti potrebbero essere anche un parafulmine per il premier?” “Approfondendo il contenuto di quelle norme- continua- e apprendendo che i procuratori regionali della Corte dei Conti non potranno più decidere autonomamente di indagare sul ‘danno all’immagine dello Stato’ se non in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna non può che sorgere la legittima domanda: in qualche modo si tratta di norme di preventiva cautela per bloccare sul nascere indagini e approfondimenti sugli effetti all’immagine dello stato dei comportamenti del premier, definiti ‘allegri e piccanti’ dalla stampa nazionale e internazionale? Auspico che si tratti invece di un errore, di una norma scritta male e che già oggi alla Camera il governo sappia dare risposte e assicurare correzioni”.

www.partitodemocratico.it

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