“Il premier prigioniero del suo reality”

ROMA – “Berlusconi si è imprigionato da solo nel reality che si è costruito. Ci sono molti leader, anche di centrodestra, che mantengono una distinzione nettissima tra la vita politica e quella personale. Lui invece ha scelto di unire vita pubblica e vita privata fin dal primo giorno. E ora è rimasto imprigionato nel suo stesso reality”. Dario Franceschini, segretario del Pd, in corsa per la rielezione, conferma la linea adottata dal suo partito in Parlamento: “Continueremo a sollevare i temi della credibilità del Premier, della sicurezza nazionale, delle conseguenze che i suoi comportamenti privati hanno sulla vita pubblica del nostro paese”. E’ il primo dei nodi affrontati da Franceschini durante il videoforum con gli ascoltatori di Repubblica Tv. Una diretta di un’ora in cui si è parlato anche della battaglia congressuale del Pd, del futuro del partito e della crisi economica.

Legislatura a rischio. “L’incrocio tra la grave crisi economica e la minor forza del Presidente del Consiglio, nei rapporti con l’opinione pubblica (a causa delle sue vicende personali) e nella sua stessa coalizione, potrebbe portare ad un esito traumatico di questa legislatura. Questa è la mia analisi”.

Televisioni con il silenziatore. “Su vicende come quelle che riguardano le frequentazioni di Berlusconi, è naturale che la stampa faccia inchieste, informazione – dice Franceschini-. L’anomalia è che in televisione è sceso il silenziatore. La battaglia che sta facendo “La Repubblica” è prima di tutto per la libertà di informazione e dovrebbe essere un esempio, anche perché la reazione del Presidente del Consiglio è sconsiderata, anormale e inimmaginabile in qualsiasi altra democrazia del mondo. Mi riferisco alla violenza della reazione e all’invito a non fare pubblicità sui giornali che fanno il loro mestiere. Queste sono intimidazioni”.

 

Conflitto di interessi. “La norma sul conflitto di interessi va fatta ma Berlusconi va sconfitto politicamente. Non si sconfigge con le regole. Comunque non avere fatto quella legge nella scorsa legislatura è stato un errore”.

Alleanze. Un lettore domanda: il Pd potrà allearsi con l’Udc di Casini? “Io registro – risponde Franceschini – che ci sono persone, partiti, che si riconoscono nel campo di centrosinistra. L’Udc invece fa una scelta diversa, di restare autonomo nei due campi. Quindi, dal momento che i centristi decideranno volta per volta con chi allearsi, è utile in questo senso verificare convergenze facendo opposizione insieme”.

Mentre sulla possibilità di alleanze con i Radicali o con Sinistra e Libertà aggiunge: “Noi vogliamo vincere le prossime elezioni, quindi costruiremo un’alleanza prima per vincere poi per governare. Negli scorsi anni ci siamo occupati solo della prima parte e i limiti si sono visti. Non ci saranno più alleanze eterogenee, quindi. Dovremo costruire un’alleanza su una reale coesione programmatica. Il principio sarà questo”.

Il Pd e il bipolarismo. “Se il bipolarismo italiano è nato solo perché dall’altra parte c’era Berlusconi – dice Franceschini – allora c’è qualcosa che non funziona. Questo potrebbe comportare che finita l’era Berlusconi si tornerebbe alla stagione delle alleanze mobili, alla scomposizione di questa cosa nuova che è la vera garanzia del bipolarismo: l’esistenza di due partiti alternativi. Credo che il congresso del Pd riguardi anche questo. Noi – puntualizza il segretario – dobbiamo fare di tutto perché la nostra scelta sia quella di mantenere un grande partito che da voce e rappresenta l’elettorato più di sinistra, ma che direttamente si assume anche il compito di parlare all’elettorato mobile, alle fasce più moderate e ai ceti produttivi. Se si tornasse all’idea che il centrosinistra è fatto da una sinistra e da un centro, separati, perché il Pd avrebbe la necessità di appaltare a qualcheduno che c’è già, oppure che si costruisce in laboratorio, il compito di prendere i voti moderati del centro, questo sarebbe la pericolosa premessa per tornare indietro”.

Di Pietro e il Quirinale. “E’ molto strano, per non dire altro, vedere un leader di opposizione che fa un sit-in davanti al Quirinale”. Dario Franceschini parla così dell’iniziativa di ieri dell’Idv: “Serve il rispetto delle regole e delle istituzioni, è questo ciò che ci distingue da Berlusconi. Il presidente della Repubblica svolge una funzione di garanzia, è nella sua discrezione scegliere se mandare messaggi formali o come in questo caso lettere di accompagnamento, ci sono molti precedenti. Napolitano ha fatto una scelta responsabile con parole molto chiare”.

Grillo. “Non penso che Grillo avrebbe vinto le primarie, le avrebbe trasformate in un’altra cosa perché chiunque, anche di altri orientamenti politici, avrebbe potuto votare per lui. In un partito – ha spiegato Franceschini – non si entra per demolirlo. Soprattutto se un mese fa si sono fatte liste contro il Pd, se si dice che si entra in un partito di morti, se si dice che ci sono comitati d’affari peggiori di quelli di Berlusconi”.

No a scissioni. “In vista del congresso di ottobre, tra i candidati deve esserci un confronto democratico, molto trasparente. Non è che possiamo invidiare le primarie americane, dove delle volte se le danno ma poi si mettono insieme quando uno vince e l’altro perde come è stato per Obama e la Clinton. E’ inutile invidiarle e poi temerle. Il confronto ci può essere, anche con delle asprezze, sempre mantenendo però una voce unica come opposizione”. Secondo il leader del Pd, quindi, “non bisogna temere scissioni o lacerazioni”.

La candidatura di Marino. “Io stimo Ignazio Marino, ma la sua candidatura rischia di essere tagliata troppo sui temi eticamente sensibili, temi sui quali bisogna cercare la strada della sintesi. Se invece si alzano barriere e ci si caratterizza per questo è pericoloso”.

www.repubblica.it

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