Pd, iscritti fermi a quota 600 mila, un terzo in meno di Ds e Margherita

di GOFFREDO DE MARCHIS (www.repubblica.it)

ROMA – Quasi due anni dopo la sua fondazione, la straordinaria affluenza di 3 milioni e mezzo di persone alle primarie, il Partito democratico ferma oggi la lancetta delle iscrizioni a distanza siderale dalla previsione degli esordi: 1 milione di tesserati. Secondo i dati più prudenti (o più realisti) il Pd si fermerà a 600 mila iscritti. Per gli ottimisti alla fine si arriverà a 670 mila. Sempre molto lontani dalla cifra tonda che il 14 ottobre del 2007 sembrava lì, a portata di mano, un gioco da ragazzi. Poi sono venute la sconfitta alle politiche, i passaggi negativi in Abruzzo e Sardegna, le dimissioni choc di Veltroni e i 4 milioni di voti persi alle Europee. Ma resta un’occasione sprecata: “Quando si esalta il partito senza tessere, questo è il risultato”, è il commento amaro di Pierluigi Bersani. Molti mesi fa lo disse anche Massimo D’Alema: “Io non so neanche dove fare l’iscrizione…”. Col senno di poi, si poteva fidelizzare subito una parte dei “fondatori” convincendoli ad aderire formalmente. Oppure si potevano richiamare in tempi brevi i 3 milioni e mezzo di elettori per fargli prendere la tessera. “Ma ci spiegarono che ormai le elezioni erano alle porte. Eppure fra ottobre e aprile sono passati sei mesi…”, raccontano i nemici del “partito liquido”.

Fatto sta che il Partito democratico, nel momento in cui si chiudono le iscrizioni in vista del congresso (oggi), si ferma almeno 300 mila iscritti sotto il risultato sperato e molto al di sotto degli stessi partiti fondatori. Nella loro ultima campagna di tesseramento i Ds avevano staccato 590 mila tessere e la Margherita, pur fra mille contestazioni, 400 mila.

L’ultimo rilevamento ufficiale del Pd risale al 1 luglio: allora gli iscritti erano 505 mila. Alla fine della settimana ci sarà il rilevamento definitivo. Il rush finale farà schizzare in alto il numero conclusivo. Già da domani però si metteranno al lavoro le commissioni di garanzia territoriali per la convalida delle iscrizioni. E gli esperti dell’organizzazione si aspettano qualche brutta sorpresa, cioè contestazioni. Soprattutto in casi particolari. In alcuni circoli di Napoli e provincia, dove le tessere superano a volte il numero degli elettori democratici. Anche se il commissario Enrico Morando non nega il boom, ma garantisce su una sostanziale regolarità delle iscrizioni. L’altra situazione a rischio è a Roma, dove negli ultimi dieci giorni c’è stato un lievitamento per alcuni “sospetto”.

Oggi la direzione dà il via libera ai tre candidati Franceschini, Bersani (ieri il governatore calabrese Loiero ha aderito alla sua mozione), Marino e Adinolfi. Il chirurgo ieri ha scritto una lettera al segretario insistendo su un rinvio della dead line: “Ci sono difficoltà e irregolarità diffuse. Teniamo aperto il tesseramento fino al 31 luglio”. Ma il partito ha risposto di nuovo di no. Ignazio Marino ha bisogno di una quota minima del 5 per cento di iscritti per partecipare alle primarie. È un obiettivo largamente alla sua portata, ma per sicurezza avrebbe voluto qualche giorno in più. Va anche deciso il numero dei collegi delle primarie del 25 ottobre. La volta scorsa furono 475, come quelli della legge maggioritaria. Stavolta saranno 375, visto che si eleggono “solo” mille delegati dell’assemblea nazionale. In direzione si parlerà anche del Dpef e al termine i due sfidanti Franceschini e Bersani (Marino non è in direzione) faranno insieme una conferenza stampa sui conti pubblici. 

 

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