I diritti dei gay dividono il Pd e parte la sfida per i voti dei sindaci

di GIOVANNA CASADIO (www.repubblica.it)

ROMA – Bersani accetta, Franceschini ancora non si sa: dopo Ignazio Marino, anche gli altri sfidanti alla leadership del Pd sono invitati al Gay village a parlare di coppie di fatto, adozioni e laicità. Marino – lo scienziato-senatore che ha nelle battaglie di laicità la propria bandiera – con le sue aperture (“Sì alle adozioni per i single; unioni civili sul modello tedesco e britannico”) riaccende lo scontro in un partito già lacerato dalle scelte sulla bioetica e sui diritti civili.

Paola Binetti ad esempio, la teodem chiamata in causa l’altra sera dallo stesso Marino, contrattacca: “È Ignazio che, per la deriva radical-laicista presa, è estraneo al Pd. Mi sono chiesta in queste settimane se è disperato e allora rastrella i voti che trova, se è un calcolo o se semplicemente non si rende conto di quel che dice. Marino è cambiato con un viraggio spiccato verso i radicali. Il punto non è che io potrei andarmene, capisco che sia irrilevante, ma migrerebbe molta gente sentendosi estranea se lui vincesse o modificasse la rotta dei Democratici”.
Né ci sta un cattolico come Beppe Fioroni, che appoggia Dario Franceschini, a farsi trascinare in questo momento sul terreno di scontro della laicità: “La laicità è un metodo garantito dalla Costituzione. Faccia pure Marino l’ultrà della curva sud, ma non certo il segretario di un partito plurale in una situazione difficile. Torno da un’assemblea di artigiani e lavoratori: di cosa avrei dovuto parlargli, delle differenze tra cellule staminali embrionali e adulte o delle misure anti-crisi?”.

Su Marino si abbattono le critiche dei cattolici del Pd ma anche i malumori di Arcigay: “Marino deve chiarire sulle unioni gay: a noi può star bene una piattaforma in cui ci sia al primo posto la richiesta di accesso al matrimonio, accompagnata poi da altri istituti più “leggeri” come unioni civili o pacs”, chiede Aurelio Mancuso. Insiste anche sulle adozioni per i gay.

Gli sfidanti Bersani e Franceschini si disputano il sostegno di sindaci e governatori: l’ex ministro di Prodi incassa quello del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e di Mercedes Bresso, governatore del Piemonte che aveva tifato per la discesa in gara di Chiamparino. Il segretario ricandidato è appoggiato da amministratori come il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio o di Cosenza, Salvatore Perugini. Cialente dice di avere preso la tessera Pd per appoggiare Bersani. Il bersaniano Gianni Pittella lo indica come esempio di buona amministrazione nel Mezzogiorno.

A incitare rispettivamente Bersani e Franceschini ci sono D’Alema e Veltroni. In un’intervista all’Unità, D’Alema attacca Franceschini: “Un partito che ha sulle spalle due sconfitte pesanti normalmente cambia. Il cambiamento è Bersani”. Al Corriere della sera, Veltroni dichiara: “Bersani ha una piattaforma legittimamente dentro l’evoluzione Pci-Pds-Ds e punta a un modello di partito come ce n’erano un tempo.

Franceschini disegna un partito con l’ambizione di cambiare radicalmente il paese”. Bersani non ci sta: “Questa è una caricatura. Ho in testa un partito del nuovo secolo. Che sia un partito però…”. Infine, Beppe Grillo invita i circoli Pd a disobbedire: “Tesseratemi tutti e mandateli a casa”.

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