Bersani: io nella scia di Pci-Ds? Basta con le caricature

ROMA — «Una caricatura». Pier Luigi Bersani risponde così a Walter Veltroni che sul Corriere aveva definito la piattaforma dell’ex ministro «legittimamente dentro l’evoluzione Pci-Pds-Ds: punta a un modello di partito come ce n’erano un tempo». Accusa che Bersani respinge con fastidio: «Non replico, è una caricatura che si sta facendo da molte parti di me. Io ho in testa un partito del nuovo secolo, che sia un partito però. È uno strumento che deve funzionare perché deve mettersi a servizio del Paese».

Partito leggero o strutturato, continuità o rottura con il passato, vocazione maggioritaria o alleanze larghe: temi che animano la fase precongressuale del Pd e che vedono schierati in maniera contrapposta i due fronti guidati da Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani. Ad accendere lo scontro è l’intervista di Veltroni, che tra l’altro ipotizza un’«alleanza riformista» da sviluppare «innanzitutto con la formazione di Vendola, i socialisti di Nencini, i radicali». Soddisfatto il segretario socialista Riccardo Nencini: «Meglio tardi che mai. Il banco di prova saranno le prossime Regionali ». Veltroni ha annunciato che lavorerà nell’Antimafia e sul conflitto d’interessi. Tema che Giuseppe Giulietti e Vincenzo Vita vedono tornare sul tappeto con favore.

Ieri intanto Debora Serracchiani si è candidata alla segreteria regionale del Friuli Venezia Giulia. Un modo per provare a smentire chi, come D’Alema, contestava l’irresistibile ascesa dei giovani selezionati solo in virtù di «un discorso brillante». Non è un caso che Franceschini sottolinei la scelta, dopo «le acidità e le critiche ingiuste»: «E’ stata rappresentata come una ragazza fortunata che, grazie all’attenzione mediatica, avrebbe bruciato tutte le tappe interne ». La lista costituita dalla Serracchiani insieme a David Sassoli, Rita Borsellino e Francesca Barracciu—«Semplicemente democratici»— ha ottenuto 500 adesioni via mail e 300 via Facebook. Non è l’unica lista che appoggerà Franceschini: scalda i motori Ermete Realacci, che insieme a Sergio Cofferati e Luigi Nicolais costituirà una lista «Innovazione, ambiente e lavoro». Sull’altro fronte, Rosy Bindi chiede che si proceda con una lista unitaria.

Se Pier Luigi Bersani ha l’appoggio di tutti i governatori pd e di molti segretari regionali, Franceschini mette in campo una lunga lista di amministratori locali pronti a sostenerlo: dal sindaco di Lodi al vicepresidente della provincia di Genova, dal sindaco di Reggio Emilia a quello di Cosenza. Bersani sta intanto lavorando alla sua mozione, che sarà ben più snella rispetto al passato: una decina di paginette, pronte per essere pubblicate on line. Chi deve molto faticare per recuperare terreno è Ignazio Marino, che non può contare sulla forza organizzativa degli altri sfidanti. «La sua candidatura però ha già fatto bene al congresso» spiega il coordinatore Michele Meta. Tra le personalità che hanno aderito ci sono Veronesi, Rodotà, Odifreddi e la Mafai, «che ha ripreso la tessera dopo molti anni».

Marino ieri ha detto sì alle unioni civili per i gay, portando a casa il sostegno di Imma Battaglia (Gay Project), ma anche qualche perplessità di Aurelio Mancuso (Arcigay), che chiede chiarimenti. Quanto a Beppe Grillo, in sua difesa scende in campo Mario Adinolfi, anche lui candidato alla segreteria. Il partito nega all’attore e aspirante segretario del Pd la tessera. Che invece il coordinatore del circolo di Paternopoli Andrea Forgione si è detto invece pronto a concedergli. Dal suo blog Grillo lancia un appello: «Fate outing, multitesseratemi e mandate a casa chi vi ha fatto perdere tutto».

Alessandro Trocino

www.corriere.it

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