Idee a confronto per il paese e per il PD

100 giorni al nuovo PD. Il count down proposto da Enrico Letta per il convegno dell’associaizone 360 ha voluto rappresentare il giro di boa nella corsa alla segreteria del PD.
Ed è stato un finesettimana intenso per tutti i candidati.
“Io non dico una parola contro nessuno”, così ha esordito Pierluigi Bersani che ha concluso la due giorni voluta dal responsabile Welfare del PD sottolineando la gratuità delle ricostruzioni i provocatorie della dialettica all’ interno del partito. Secondo l’ex ministro sarebbe di fondamentale importanza ch “ ognuno dei candidati seguisse la propria linea programmatica, in modo tale da rendere chiaro il proprio messaggio all’elettorato”.
E sulla diatriba tra elettori, popolo delle primarie e iscritti ha esortato tutti a “non creare una differenza di status tra chi è iscritto al partito e chi è semplice sostenitore/elettore – in quanto le due categorie hanno la stessa dignità e rilevanza – ho in testa un partito di elettori e di iscritti e contesto la differenza che per statuto si è fatta tra di loro. Noi abbiamo fin qui banalizzato gli elettori e drammatizzato gli iscritti ed è per questo che io propongo di riformare un po’ le primarie perché ci sia una militanza intermedia e vasi comunicanti”.
Bersani, in tal modo, vorrebbe una riforma delle elezioni primarie al fine di mettere in sintonia l’elettore, l’iscritto ed il simpatizzante, divergendo, in tal modo, dal richiamo di Franceschini a un PD da fondarsi principalmente sugli elettori.
Un punto su cui Letta lanci auna nuova proposta per “de-romanizzare- il Partito democratico. Noi siamo per eleggere i parlamentari, se resta questa legge elettorale bloccata, sul territorio con le primarie -ha spiegato Letta- Non e’ piu’ possibile avere parlamentari che cadono dall’alto, che sono paracadutati. Noi vogliamo un partito del territorio, un partito che valorizza il territorio. E dobbiamo far sì che il finanziamento del partito sia ripartito metà a Roma e metà nei territori perché non si può più andare avanti con un finanziamento tutto concentrato a Roma”.

A proposito delle differenze con gli altri candidati Bersani ha affermato che le parole sono tutte apprezzabili “ma non dobbiamo accontentarci dei titoli e io metterò in evidenza le mie differenze”, evidenziando come i temi spesso coincidono nella forma ma divergano nello svolgimento. Per questo ha rimarcato l’importanza di creare un organizzazione di partito di stampo solido, con un forte radicamento sul territorio: “ho una mia idea di radicamento che deve essere popolare” . Bersani ha parlato poi di rinnovamento: “il problema non è prendere un giovane e farne un simbolo, ma rinnovare veramente con dei meccanismi che promuovano il territorio. La metà degli organismi dirigenti devono arrivare da lì, da chi ha fatto esperienza. Chiamare a raccolta i giovani sul territorio non solo per farli chiacchierare ma per metterli a lavoro su frontiere come la sicurezza, la casa, la green economy, perché noi dobbiamo essere un partito nazionale che parla la stessa lingua da Varese a Napoli”. Bersani ha delineato lo sfondo entro cui dovrà muoversi il Partito se sarà eletto: “Dobbiamo essere il partito che organizza il campo dell’alternativa, perché altrimenti è chiaro che i voti vanno in libertà. Al congresso noi non dobbiamo battezzare un alleato o un altro, ma certo togliere il dito dagli occhi, come quando si dice che il premier è in automatico il segretario del Pd”. Alla fine l’invito agli altri competitor: “Dopo il congresso bisognerà essere più amici di prima, non meno. Perché come siamo amici, fin qui, non è mica abbastanza.. io non ho avversari. Ci sono contendenti con i quali sono amico e verso i quali non dirò mai una parola contro”.

Parole piaciute a Enrico Letta che lo ha definito “il nostro Messner, uno scalatore che ha la capacità di arrivare in cima alla vetta”.Ha poi aggiunto che questo non è il momento degli scattisti “perché il 2013 è lontano e per arrivare fin lì servono i passi di Messner”. Letta ha poi parlato delle tre A del PD: un partito Autorevole, Ambizioso ed Autonomo. La metafora che Letta ha utilizzato per rappresentare il futuro partito è stata quella del Duomo di Monreale: “Noi come il duomo di Monreale, concentrazione di stili diversi, straordinario ed irrepetibile”
Marco Follini intervenendo alla manifestazione “100 giorni al nuovo Pd”, ha spiegato che “il Pd deve accorciare le distanze tra generazioni, territori, laici e cattolici. Le distanze tra me e Bersani non ci sono più, e siccome non ci sono distanze tra Letta e Bersani io al congresso voto ‘Pier-Enrico’ Bersani e lo voto con convinzione”. E l’ex ministro si assicura l’appoggio del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti: ”Voterò Bersani e scelgo Bersani perché credo che in un momento come questo sia la persona che può aiutarci a ripartire bene. Lo faccio come scelta individuale, rinunciando a candidarmi”. Il candidato leader ha ringraziato assicurando che “avremo certamente modo di lavorare assieme per il rafforzamento e il rinnovamento del partito”. Filippo Penati, coordinatore nazionale della mozione a sostegno di Pier Luigi Bersani, è soddisfatto perché quello di Zingaretti: “è un sostegno di sicuro spessore politico, che aggiunge ulteriore autorevolezza e responsabilità alla nostra battaglia congressuale”.
Nella giornata di ieri tra i sostenitori di Franceschini hanno fatto il loro debutto i “Semplicemente democratici” con Debora Serracchiani, David Sassoli, Rita Borsellino e Francesca Barracciu. La loro è una lista “aperta al territorio” (e la stessa Serracchiani scende in campo per la segreteria regionale del Partito Democratico nel Friuli Venezia Giulia. “Ho scelto di candidarmi e quindi oggi sciolgo ogni riserva”, ha annunciato l’europarlamentare in un incontro pubblico a Udine) e a “tutti quelli che vorranno aderire”, recita l’appello lanciato a più voci dove si legge che nel PD “ci sono donne e uomini che credono che il rigore, la lealtà, il lavoro costante, l’ascolto siano qualità indispensabili per essere utili alla comunità. È a loro che ci rivolgiamo perché la proposta di Dario Franceschini sia il punto di partenza di una forza politica che vuole governare l’Italia. Ci saremo al congresso e alle primarie del 25 ottobre – si legge ancora – per scommettere su un partito con orizzonti nuovi, aperto, radicato, partecipato, che discuta, sappia decidere e parli con concretezza ai cittadini. Semplicemente democratici – si chiude l’appello – vuole essere la lista di tutti coloro che ogni giorno sono impegnati nei nostri circoli, nei territori e nella vita quotidiana per costruire una nuova storia”.

Intanto Ignazio Marino ha scelto di confrontarsi con la platea del gay Village di Roma a cui ha presentato la sua proposta di “Civil Partnership” ( la forma di matrimonio civile in uso in Inghilterra per le unioni tra i gay). Il chirurgo-senatore ha spiegato: “Dall’Europa sono anni che arrivano a tutti gli stati membri richieste di adeguamento della legislazione nazionale ai parametri europei sui temi legati ai diritti degli omosessuali. In Italia siamo rimasti tra gli ultimi. Non abbiamo nessuna legge ne’ di promozione di diritti, ne’ contro le discriminazioni ed è arrivato il momento di discutere delle proposte concrete e dei programmi. Vorrei per esempio sapere quali sono i disegni di legge che i sostenitori delle mozioni congressuali Franceschini e Bersani intendono presentare su temi che riguardano un milione e mezzo di coppie di fatto in Italia e in particolare quali proposte intendano fare sulla possibilità di concedere l’adozione ai single”.

La piattaforma programmatica di Ignazio Marino sarà presentata giovedì a Milano, la stessa città dove lunedì Mario Adinolfi presenterà il suo documento congressuale. C’è da segnalare che Adinolfi nei giorni scorsi ha assistito alle iniziative di Franceschini e Bersani e oggi su Europa ha scritto la sua opinione sui suoi avversari.

www.partitodemocratico.it

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