Bersani con Rosy Bindi all’iniziativa dei “democratici davvero”.

Ricostruire dietro la sigla del PD un partito. Chiedendo a Pierluigi Bersani “l’impegno a ricostruire una coalizione che si presenta al paese come alternativa a Berlusconi e alla destra”. E’ l’appello di Rosy Bindi, nel suo intervento all’incontro dei Democratici davvero, a Pierluigi Bersani candidato alla segreteria del Pd. “Noi – spiega Bindi – ci sentiamo di passare con coerenza dalle primarie del 2007 alla tua candidatura”. Per la vicepresidente della Camera, poi, “le primarie restano uno strumento irrinunciabile anche se ne cogliamo ambiguità e qualche pericolosità perché si crea un alto livello di partecipazione e il giorno dopo bisognerebbe cercare quei 3,5 milioni di persone che hanno votato perché sono un patrimonio e non usare le primarie solo come strumento di legittimazione improprio di una classe dirigente”. Con un pizzico di ironia, poi, Bindi sottolinea che in questi anni “mentre molti erano impegnati a fare un partito liquido, si facevano correnti solide. Noi vogliamo una mozione che tenga conto di ciò che rappresentiamo, ma vogliamo che si faccia una sola lista perché il segretario eletto non debba poi contrattare con le diverse liste che lo hanno sostenuto”. Infine, aggiunge, “noi abbiamo sempre inteso il Pd come compimento dell’Ulivo e non abbiamo mai condiviso il tentativo della segreteria precedente di delegittimare i 15 anni della storia precedente. Noi vogliamo un partito plurale e a me non disturberà mai che ci sia accanto anche la sinistra. Dopo la relazione di Franceschini, sono ancora più convinta che lo spessore politico è qui, con Bersani perché al Lingotto si delegittimarono 15 anni di storia dell’Ulivo”.

E Bersani esordisce confessando che se verrà eletto segretario del Pd, come colonna sceglierà “La canzone popolare”. Lo voleva fare già nel primo discorso da candidato “ma ho pensato che non fosse giusto usarla come canzone di una mozione, l’Ulivo è di tutti e voglio un partito popolare, di sinistra, democratico, laico”.

Orgoglioso delle esperienze di governo di centrosinistra, “Anche nei tempi di damnatio memoriae ho sempre detto la parola Prodi, che non equivale a centrosinistra con il trattino. Ma la vocazione maggioritaria, va interpretata e voglio riaprire il cantiere dell’Ulivo con tutti quelli che sono preoccupati per la curva plebiscitaria intrapresa da Berlusconi, l’Ulivo è un’idea della politica e delle istituzioni, non una questione sentimentale. Suscitò un movimento di tipo civico e noi dobbiamo tornare a mobilitare grandi battaglie civili”.

E allora l’ex ministro aspetta il 25 ottobre, anche se “ci aspetta un mese e mezzo complicato, perché c’è una grande distanza tra il barocchismo del percorso da effettuare e lo stato organizzativo del partito. Siamo esposti a incursioni e dileggi, dobbiamo tenere ferma la barra, dimostrare agli italiani che stiamo parlando di loro e dobbiamo farlo in amicizia, Per questo non dirò una parola contro nessuno, a meno che non ci siano picconatori della ditta. Dobbiamo dire il più possibile chiaramente cosa intendiamo noi – spiega Bersani alla platea dei democratici – Il leader e’ importante ma dobbiamo fare una squadra, deve emergere che noi parliamo di noi per essere utili al nostro paese quindi – aggiunge – dobbiamo parlare dei problemi, stare vicini ai luoghi della crisi”.

Poi sottolinea, “questo non sarà un congresso contro nessuno ma un congresso di parole chiare. Mettiamo al bando la retorica, a cui abbiamo concesso troppo. Vorrei che si venisse fuori dal congresso con qualcosa che chttp://www.sedoparking.com/rosibindi.iti possa definire. Deve essere un partito radicato nel popolo e che si rivolge a un’area politica ben precisa: quella dei ceti popolari e dei loro interessi. Dobbiamo andare – ha proseguito Bersani – all’essenziale. Stare dalla parte dei piu’ deboli. Le radici sono anche il nostro orizzonte. Ci sono tante riforme da fare, ma siamo di fronte a due questioni: l’impoverimento dei ceti medi e la crescita delle disuguaglianze da una parte, e la mobilità sociale che manca dall’altra. O rompi questa cosa – scandisce Bersani – o non si va da nessuna parte”.

A sera al Democratic Party di Roma interviene anche sul conflitto di interessi, “Se parliamo di conflitto di interessi in generale rischiamo di andare sul filosofico. Se si vuole andare sul concreto bisogna affrontare il tema settore per settore, con una legge antitrust sul sistema della comunicazione”Confronto si, scissione no. “Non dobbiamo temere il confronto, quasi fosse l’anticamera di una scissione. Qualsiasi cosa accada, noi resteremo insieme. Sarà un congresso complicato. Dobbiamo farlo dimostrando agli italiani che stiamo parlando di loro e farlo in amicizia. Dal giorno dopo dobbiamo lavorare per la nostra ditta più forte perché tanta gente ha bisogno di noi”.

 

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