Pd, Franceschini lancia la sfida. “Serve un nuovo riformismo”

ROMA – “Quello che dobbiamo fare è ricostruire una identità del nostro campo”. Franceschini, per la presentazione del suo programma, sceglie una scenografia sobria. Un podio in plexiglas trasparente al centro di una sala dove sono disposte circa cinquecento sedie nella sala nell’acquario romano di piazza Fanti, pochi passi dalla stazione Termini di Roma. L’ingresso del segretario è accompgnato dalle note di ‘Domani’, la canzone pro Abruzzo cantata da numerosi artisti italiani. Poi, dopo l’introduzione di Michela De Biasi, giovane consigliere della 16esima circoscrizione di Roma, il candidato segretario prende la parola. E inizia parlando della crisi economica e di valori.

Definendo la sfida dei riformisti e dei democratici, che è quella “di fissare una gerarchia di valori alternativi” alla destra. Sfida non facile, davanti alle pulsioni conservatrici e a tratti xenofobe che agitano l’europa. Italia compresa, “dove la ricetta è una versione riveduta e corretta di Dio, Patria e Famiglia”.

Attacca il governo, Franceschini. L’idea, scandisce, che dalla crisi possa uscire un’Italia migliore di prima e non, come dice Berlusconi, “che tutto tornerà con me prima”. Perché “la crisi nella quale l’economia è
entrata è la crisi di un modello miope ed egoista”.

Ricostruire un’identità
. Quella dei riformisti. Superare l’idea, riaffermata da anni, che “se voti a destra sai cosa voti e se voti dall’altra parte non lo sai”. Per farlo serve fiducia, continua Franceschini. Fiducia contro la paura che ti spinge a chiuderti in casa. E sono le misure che questa fiducia devono creare, quelle che il Pd deve mettere in pratica: nel mondo del lavoro, come in quello dell’impresa (“che è una parte del mondo di noi democratici”). Immagina un nuovo welfare, Franceschini, che tuteli anche chi, oggi, una tutela non ha.

Immigrazione. Coniugare fermezza e integrazione. “Abbiamo sottovalutato i problemi cittadini – ammette Franceschini – che hanno accettato le risposte della destra. Non si tratta di inseguire i proclami repressivi ma dimostrare che siamo in grado di difendere i cittadini. Se necessario con durezza”.

Regole
. “Da anni la destra esalta l’assenza di regole. Ma buone regole non sono imiti ma strumenti di tutela dalla diseguaglianza. se ci fosse stato più rispetto delle regole non ci saremmo i morti sul lavoro, sulle strade. Di regole ha bisogno l’economia. A partire dalla legge sul conflitto di interessi che non abbiamo approvato quando potevamo farlo”.

www.partitodemocratico.it

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