Il PD con la scuola pubblica. Ma il Governo boccia la mozione

Siamo per la scuola pubblica. E con la bocciatura della mozione del PD da oggi è ancora più chiaro che il governo Berlusconi non lo è. Non è con gli studenti, con i precari, con le famiglie, con le scuole nei piccoli comuni.

Dario Franceschini stamattina lo ha voluto ribadire ai manifestanti fuori Montecitorio. Sono arrivati da tutta Italia i Comitati dei precari in un sit-in a cui hanno aderito anche i sindacati di categoria per chiedere l’eliminazione dei tagli alla scuola previsti dalla scorsa Finanziaria, il ritiro del ddl Aprea e la regolarizzazione di tutti i precari”. E a queste richieste il segretario del Pd ha risposto megafono alla mano: “Vogliamo che il Pd si impegni per il ritiro dei tagli da 8 miliardi al mondo della scuola, per l’assunzione dei precari storici, per il ritiro del ddl Aprea. Vi rispondiamo con tre sì. La vostra è la nostra stessa battaglia. Purtroppo in Parlamento siamo in minoranza ma abbiamo appena presentato una mozione per la stabilizzazione, perché tutti dicono di voler valorizzare la scuola, ma è la battaglia che noi stiamo conducendo in Parlamento. La mobilitazione della piazza serve a far cambiare rotta al Governo, quando questo non ascolta l’opposizione in Parlamento. Tutti dicono di voler valorizzare la scuola, pero’ il Governo va nella direzione opposta. Noi continueremo la nostra battaglia in Parlamento, e anche nel Paese se sarà necessario”.

E dopo la bocciatura della mozione le deputate democratiche componenti della commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni e Maria Coscia parlano di “un pugno in faccia alle centinaia di migliaia di precari della scuola che chiedono giustamente la stabilizzazione. Mentre fuori Montecitorio i precari manifestano contro i tagli del Governo, in Aula la maggioranza assalta il sacrosanto diritto al lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori precari e boccia quelle parti della mozione del Pd che chiedevano la stabilizzazione del personale docente e Ata su tutti i posti disponibili coerentemente con il piano triennale delle assunzioni (150mila docenti e 30mila Ata) contenuto nell’ultima finanziaria del governo Prodi”.

Per il PD a intervenire sulla mozione è stato il responabile del Dipartimento educazione, Giuseppe Fioroni che ha esordito così: “Signor Presidente, discutiamo di questa mozione sulla scuola in assenza sostanziale del Governo. Non vediamo il Presidente del Consiglio, il Ministro Tremonti e il Ministro Gelmini, che su questo tema hanno raccontato una quantità di bugie inverosimili ed oggi tutti i nodi stanno venendo al pettine. La principale delle bugie che hanno raccontato è rappresentata dalle centinaia di persone che sono fuori Montecitorio, la punta di un iceberg di coloro cui, un anno e pochi mesi fa, il Presidente del Consiglio aveva garantito che nella scuola non si sarebbe perso neanche un posto. Era una sua parola d’onore, ma come sempre la parola d’onore di questo Governo è venuta meno e si è infranta sui 225 mila dipendenti della scuola, docenti e non, che hanno perso il proprio posto di lavoro e che non rientreranno in servizio il 1o settembre di quest’anno”.

Insomma bugie che si sommano a quelle dette ai 75.000 dipendenti che dovevano essere assunti in base alla legge finanziaria approvata nel 2006 che aveva una legittima copertura di spesa. E Fioroni ricorda che “non c’era questa confusione o questa disattenzione in quest’Aula, quando il Governo trovava miliardi di euro dal bilancio dello Stato da regalare agli amici degli amici per gestire Alitalia, per servire e dare risposta a qualche migliaio di esuberi di dipendenti, malgrado che la vera bad company di questo Paese è la scuola italiana.
Il 10 settembre 225 mila dipendenti perderanno il loro posto di lavoro senza che il Governo se ne sia preoccupato se non con le parole di circostanza espresse ieri del Ministro Gelmini che diceva: questi si sapeva che sarebbero destinati ad andare a casa“.

Poi ha ricordato il rifiuto del governo di fronte alle richieste del PD su cassa integrazione e ampliamento dell’indennità di disoccupazione: “Un trattamento di questo genere non è stato riservato a nessun dipendente del nostro sistema e questo consente di ricordarci tutti che parliamo di docenti di matematica, di filosofia, di latino, di greco che non possono essere riconvertiti o riqualificati. Questi dopo aver educato decine di migliaia di giovani nostri figli, oggi, si trovano sbattuti in strada grazie alla manovra del Ministro Tremonti. La cosa ancora più grave è l’accanimento terapeutico e vergognoso nei riguardi dei dipendenti della scuola. Non si è avuto il coraggio di tenere fuori da questa mannaia neanche l’Abruzzo”.
Già, neanche in Abruzzo si sono mantenuti i posti di lavoro di 1.150 operatori della scuola docenti e non docenti; si è preferito fargli perdere il posto di lavoro subito, per poi raccontargli che una mano caritatevole gli avrebbe dato, forse, per qualche giorno lo stipendio.

Le scuole chiuse nonostante le promesse.
Di bugie ne sono state dette tante.Fioroni si è rivolto anche ai colleghi della Lega “hanno ascoltato insieme a noi le risposte alle interrogazioni che dicevano: neanche un edificio scolastico sarà chiuso. Eppure abbiamo visto in questi giorni, in questi mesi, in queste settimane, chiudere centinaia di edifici scolastici, chiudere qualche migliaio di pluriclassi con meno di 10 alunni, costringendo i nostri figli dei comuni montani o dei comuni più piccoli a spostarsi da una classe ad un’altra dove la pluriclasse non sarà con meno di 10 alunni, ma sarà con meno di 20, e quei bambini in classi con meno di 20 alunni non avranno nulla di ciò che gli occorre.
Certo, il Ministro Tremonti con una faccia abbastanza inespressiva, ma molto determinata, ha detto: si può modulare; come si può modulare? Possiamo tagliare meno docenti quest’anno per farne un massacro il terzo anno della manovra finanziaria, oppure possiamo avere meno docenti e chiudere più scuole, oppure al netto dei docenti e delle scuole che abbiamo chiuso, e mandato a casa, possiamo anche ridurre l’orario dei nostri figli. Questa è una vergogna!”.

Il silenzio sui disabili
Nel governo non si parla, se non in modo caritatevole, di tutti quei diversamente abili, di quei ragazzi con disturbi nell’apprendimento che vedono assottigliarsi le file degli insegnanti di sostegno e non vedono neanche reintegrare e aumentare il numero degli insegnanti di sostegno che la legge finanziaria Prodi aveva previsto.

I giorni della serietà.
L’abbiamo chiesta ai nostri ragazzi, abbiamo condiviso questa serietà, ma di certo questo Governo continua a dare alle nuove generazioni un terribile cattivo esempio. Ma come si fa a chiedere serietà quando per primi noi non siamo seri, considerato che facciamo delle riforme che non possono essere applicate, ma che comportano solo un risparmio e nessuna prospettiva futura per i nostri giovani?
Poi il massimo: studieranno una materia in lingua inglese all’ultimo anno delle scuole medie superiori. Ma siamo seri! Il gap che separa gli studenti italiani da quelli dell’Europa nell’apprendimento della lingua inglese non si combatte l’ultimo anno delle scuole medie superiori, si combatte all’interno delle scuole materne e delle scuole elementari, laddove avete prese in giro gli italiani perché avete tolto gli insegnanti specialisti di lingua inglese, e a quel maestro che aveva studiato e si era formato per essere specialista gli dite: sai insegnare l’italiano; adesso devi insegnare la matematica, la storia e la geografia, e poi con cento ore, grazie a Tremonti e alla Gelmini, farai apprendere a mio figlio anche la lingua inglese.
Certo, per quel docente forse lo stipendio sarà da fame e sarà lo stesso, ma a mio figlio la possibilità di apprendere la lingua inglese non sarà data. Si è passati dalle tre «I» altisonanti della Moratti all’unica quarta «I» del duo Tremonti-Gelmini; la «I» è una sola quella dell’ignoranza che viene regalata a tutta la scuola italiana, partendo sin dalla scuola materna e passando alla scuola elementare“.

Poi Fioroni ha invitato la maggioranza a fare i conti con la realtà: “Siete stati definitivamente bocciati sulla scelta delle 24 ore. Hai voglia a dire che le famiglie non hanno scelto. Quando chi sceglie quel modello è meno dell’1 per cento bisognerebbe vergognarsi di ciò che abbiamo presentato agli italiani. Mandate a casa – questo è il vostro modello culturale – i bambini alle 12,30, e fate un doppio grave danno. Quando i bambini non vogliono uscire, e voi li mandate a casa alle 12,30, li mandate davanti a quella perversa baby sitter che è la televisione; di fronte a quella televisione voi avete in testa un unico ed esclusivo modello culturale. Pensate che i nostri bambini siano più educati dai Cesaroni che da Giulio Cesare, perché a voi servono non dei cittadini consapevoli, che sviluppano il senso critico in quell’età, ma dei consumatori ubbidienti. Si dirà che penso male, ma credo che questo pensiero più che malvagio sia vero.
Cosa dire al centrosud del nostro Paese che aveva chiesto il tempo pieno? Che cosa dire laddove Falcone e Borsellino ci dicevano che era necessario, per sconfiggere la mafia e riportare la legalità, un esercito di maestre? Voi fate la cosa contraria: mandate i maestri a casa e mandate per le strade un esercito di personaggi variopintamente colorati, come sono le ronde, aiutati da militari che potrebbero fare altro altrove.

Nel DPEF più risorse per la scuola.
Le famiglie hanno capito lo la bugia di Berlusconi sul tempo pieno: non c’è nessun raddoppio. Se vorranno pagarsi quello che non è più un tempo pieno ma è forse un tempo scuola dovranno mettere le mani in tasca. Allo stesso modo per passare da 22 a 24 ore pagano i fondi di istituto esangui che non ci sono. Pagano le famiglie. Allo stesso modo pagano i gessi, i cancellini, le fotocopie e la carta igienica. Certo, dovete mettere anche i soldi per la riqualificazione e per l’aggiornamento e dovete mettere i soldi per la valutazione, affinché si possa premiare il merito e si possa anche favorire la progressione di carriera. Ma per questo occorre applicare il contratto. Qualcuno lo dica al Ministro Brunetta: non si dà l’eccellenza dividendo 80 euro lordi all’anno solo tra i bravi. Si mettono le risorse aggiuntive e si applica il contratto, perché se no purtroppo si prende in giro la gente.

Insomma il governo vuole una scuola buona soltanto per chi se la può permettere, e soprattutto (cosa ancor più grave) una scuola dove la differenza sarà la fortuna dove sei nato e i soldi che hai in tasca, mentre il merito sarà tolto, consegnandola soltanto alla ricchezza della famiglia, ai raccomandati, o, per i più fortunati e magari militanti in altri partiti, per il casting.

Marco Laudonio

 

 
 
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