Una provocazione che smaschera disagi e tensioni

di Massimo Franco (www.corriere.it)

L’aspetto provocatorio, ed anche quello grottesco, sono fuori discussione. Rappresentano anche il lato più vistoso della candidatura del comico- predicatore Beppe Grillo alla segreteria del Pd. Eppure, per paradosso, l’episodio finisce per legittimare il partito guidato oggi da Dario Franceschini come lo snodo strategico di qualunque opposizione. Grillo, sostenitore e sodale di Antonio Di Pietro, che lo ha subito appoggiato, non si è neppure sognato di correre per la leadership dell’Idv. Il suo tentativo è quello di creare nel Pd una sponda dipietrista che soddisfi l’antiberlusconismo «di pancia» della sinistra; e diffonda il contagio di un’opposizione tanto radicale quanto, finora, minoritaria.

Nonostante le critiche, alcune giustificate, ad un partito disorientato e diviso, sarà la nuova leadership del Pd a dettare l’agenda del centrosinistra e le sue alleanze. Per questo, dietro l’autocandidatura provocatoria di Grillo si intravedono questa oscura consapevolezza, ed i timori di un’archiviazione progressiva dell’alleanza con l’Idv. L’imbarazzo ed il nervosismo dei vertici democratici sono speculari. Evidenziano la contraddizione di primarie gestite finora in base ad accordi oligarchici; fatte su misura prima per lanciare la candidatura a palazzo Chigi di Romano Prodi, poi di Walter Veltroni. E infatti, lo schema va in crisi quando si tratta di eleggere «solo» un segretario.

È probabile che alla fine l’adesione di Grillo al Pd venga respinta in base ad obiezioni tecniche, usate per puntellare resistenze politiche. Si insinua il sospetto che il comico sia un «ca vallo di Troia» dell’alleato-coltello Di Pietro. Di nuovo, si tratta di fantasmi che fanno paura non in sé, ma per le condizioni di debolezza del Pd, per le sue incertezze strategiche. Il problema non è dunque l’atteggiamento storicamente ostile di un giullare incattivito contro la forza che vorrebbe guidare. A far saltare i nervi al Pd è un’iniziativa che scopre la difficoltà di pilotare elezioni primarie in passato sempre addomesticate, nel momento in cui evocano uno scontro interno vero.

La sensazione è che il «no» nasca dalla consapevolezza di una situazione senza rete; e segnali la paura di incursioni ed inquinamenti dall’esterno. Si tratta di un incubo di cui Grillo è soltanto la caricatura. Non a caso Filippo Penati, coordinatore della candidatura di Pier Luigi Bersani, spiega quanto sta accadendo come il risultato di «regole contraddittorie e confuse»: sebbene non arrivi ad ammettere che finora le primarie sono state pilotate dall’alto per benedire col voto del «popolo del Pd» i pretendenti del centrosinistra a palazzo Chigi. Ma l’obiezione di Penati fa capire che il congresso rimetterà in discussione anche la procedura di investitura del leader.

Per questo il «no» risulta tutt’altro che unanime. Rivela non diversi gradi di idiosincrasia verso un personaggio detestato da gran parte del corpo del Pd. Semmai, segnala ed anticipa una concezione diversa del partito. E misura la determinazione a respingere il richiamo del dipietrismo: anche se nel 2008, ed anche alle ultime Amministrative, l’Idv è stato l’unico alleato ufficiale del Pd. Dire «no» a Grillo e continuare a dire «sì» a Di Pietro sarà un equilibrismo difficile: significherà tirarsi addosso le critiche di entrambi. A meno che non maturi un’altra strategia, in grado di ridimensionare e riassorbire fenomeni che sono solo sintomi chiassosi ed estremi del malessere del Pd.

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Una risposta a “Una provocazione che smaschera disagi e tensioni

  1. ma va la fossili della politica, cosa c’è di provocatorio?
    Parlatemi del programma del PD. Qual’è? cosa ne pensa delle rinnovabili, del nucleare, dei rifiuti, dell’acqua pubblica????? PD =PDL

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