Orgoglioso di essere candidato alla guida del Pd

“Sono orgoglioso di rappresentare la terza candidatura – esordisce il senatore – perché per costruire un partito che corrisponda a quell’intuizione del 2007, un vero partito democratico, serva portare il dibattito congressuale su delle idee, su dei temi concreti. Un dibattito che parli con la gente. Che cerchi di individuare quali sono i problemi concreti, principali, e proporre delle soluzioni. Perché il partito è uno strumento per portare alla modernizzazione della società”.

Parlando degli altri due candidati alla segreteria, Marino rinnova la sua stima ad entrambi, ma ricorda come “entrambi si trovino, su alcuni temi specifici, ad essere condizionati dalle forze politiche di natura correntizia presenti nelle loro mozioni. Sui grandi temi occorre portare chiarezza, risposte concrete. Una mozione per delle linee chiare che vengano supportate da chi a delle responsabilità nel partito, e dalle persone che sono state elette in parlamento.”

Per Marino le primarie del 25 ottobre devono essere un momento per unire il partito, non un’occasione per delle spaccature: “Ho letto che la Binetti ha detto che se vinco io lei se ne va. Ma io non la vedo così. Il lavoro congressuale non è una lotta di potere del tipo ‘se vinci tu io me ne vado o se vinco io tu te ne vai’, ma è una lotta per affermare dei principi e poi sostenerli tutti insieme nei luoghi di rappresentanza. Vedo un percorso diverso in cui ognuno sostiene le sue idee, le discute anche con passione, ma il giorno dopo il 25 ottobre tutti io per primo, e se dovessi vincere mi auguro gli altri facciano lo stesso, mi metterò a lavorare per dare modernità al Paese”.

Ad ascoltare il senatore c’è anche Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay.
“ Sono tra coloro che erano favorevoli al Partito Democratico in Italia. Ma un PD veramente laico, senza tentennamenti ed ambiguità. Senza compromessi con chi vuole trasformare il peccato in reato”. Grillini individua in Ignazio Marino un “cattolico adulto”. Dato di garanzia per tutti, soprattutto per i credenti. “Perché la laicità è uno spazio pubblico di libertà per tutti. In questo modo la fede diventa una libera espressione, e non imposizione”, e pone l’accento sulla questione della cultura politica del partito. “La candidatura di Marino è rilevante anche per i non iscritti al PD. Come espressione di quel rinnovamento di cui tutta la politica italiana ha bisogno”.

Approfittando delle domande dei partecipanti all’incontro, Marino illustra alcuni punti programmatici della sua mozione.
Partendo dall’approvazione della legge che prevede il ritorno del nucleare in Italia, parla di “legge inopportuna. Molti studiosi, tra qui il premio nobel Carlo Rubbia, hanno confermato che non esistono metodi sicuri per lo stoccaggio delle scorie, ed anche perché chi vuole il nucleare, non è favorevole alla costruzione di una centrale accanto a casa sua, e men che mai ad una discarica di scorie radioattive”. A salvaguardia dell’ambiente passa, invece, per la ricerca di nuove fonti energetiche, e nel coinvolgimento nella discussione non solo della classe politica, ma anche della comunità scientifica.

Altro tema importante è rappresentato dalla scuola pubblica. “Io sono molto orgoglioso di aver frequentato la scuola pubblica in Italia. Mi ha permesso di essere competitivo quando sono andato in America”. La scuola del nostro paese è, nonostante tutti i danni subiti negli ultimi anni, ancora nettamente superiori alle altre. Ma per renderla sempre migliore e più competitiva, osi deve risolvere il problema del precariato ed investire sul personale, sulle strutture e sui materiali didattici.
Per quanto riguarda la sanità, “occorre  cambiare radicalmente il meccanismo di nomina dei direttori generali. Persone a cui viene affidato quasi l’80% della spesa pubblica delle regioni”. Vuole un albo nazionale, con la nomina finale scelta dal presidente della regione. Ma il direttore generale deve essere vincolato a degli obiettivi, in modo tale da non essere condizionato dal potere del politico che lo ha nominato . Per questo “si deve tornare ad utilizzare indicatori semplici: efficienza, efficacia e qualità. Devono essere il merito e lo stato di servizio a permettere l’avanzamento di carriera”.
Marino chiude l’incontro rispondendo a chi gli chiede come si comporterà nel caso in cui nessuno dei candidati raggiungesse il 51% nelle consultazioni del 25 ottobre, e che al congresso la sua mozione rappresentasse “l’ago della bilancia”.
“In tal caso, con l’aiuto di tutti, stileremo un elenco di 7, 10 o 12 punti che per noi sono irrinunciabili. E appoggeremo il candidato che si impegnerà su questi temi”.
E lascia la sala con un augurio. Che il Partito Democratico che uscirà dalle primarie di ottobre abbia un’unica corrente. Quella dei Circoli.

Fra. Mino.

 

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