Il PD alla prova più difficile

di Felice Matrisciano

Su questo blog abbiamo dato ampio spazio all’annunciata volontà di Beppe Grillo di candidarsi alla guida del PD, perché un principio ci è caro più di ogni altra cosa, quello della libertà d’espressione e di pensiero.

Non abbiamo alcuna volontà di esercitarci in interpretazioni di regole e statuto, lasciamo ad altri questo compito. Certo è che il PD si è dato regole innovative e che dalla prima candidatura di Romano Prodi in poi gli uomini di punta dell’Ulivo e del PD poi sono stati prima scelti da un numero ristretto di persone per poi trovare nei comitati o nei “bagni” di folla delle primarie una definitiva “consacrazione”. Grillo ha lanciato un sasso destinato a creare un’onda molto forte, ma certamente non si può negare che ha colto nel segno.

Il PD delle primarie può incontrare nel suo percorso candidature fuori dagli “schemi”, dai “canoni tradizionali”, e, diciamocelo francamente, a questo molti non sono preparati.

E’ un congresso strano quello che andiamo a celebrare. Sento molti democratici, anche nella mia cittadina Colle di Val d’Elsa, che stentano a riconoscersi in pieno nell’uno o nell’altro candidato, perché nessuno di loro incarna in pieno l’idea di leader che molti auspicano. E’ vero, assistiamo a rimescolamenti tra ex-DS ed ex-Margherita che segnano comunque un amaro passo in avanti, ma quello cui assistiamo in questi giorni è una messa in mobilitazione delle “truppe” di ciascuno. Dirigenti politici regionali e provinciali si affrettano a schierarsi per l’uno e per l’altro, sbandierando il proprio ruolo politico locale a rafforzamento della propria decisione. Il tutto avviene per lo più senza un dibattito pubblico o nei circoli, ma l’obiettivo è proprio quello di anticipare i tempi e prendere tutti in contropiede e prima che sia troppo tardi …

Non è difficile indovinare a quale tipo di congresso questi dirigenti, purtroppo in taluni casi anche giovani anagraficamente,  stanno lavorando. Come in uno scacchiere stanno predisponendo le pedine in modo tale da creare un effetto domino, che porti diritto allo scopo prefisso: il successo del proprio candidato facendo leva sul “gioco degli apparati”.

Io auspico che tutti e tre i principali candidati prendano nota di un disagio diffuso tra molti simpatizzanti del PD, del fatto che in molti casi la scelta dell’uno o dell’altro viene fatta senza entusiasmo, ma solo per “effetto domino”.

Al PD serve una linea politica netta, regole condivise, una leadership, ma tutto ciò sarà realmente utile alla causa se riuscirà a spezzare una volta per tutte quelle logiche d’apparato che, anche a livello locale, stanno soffocando l’entusiasmo di molti simpatizzanti.

Come convincere molti democratici che il PD che essi sognavano non lascerà il passo alla cultura dell’apparato, all’arbitrio di dirigenti di partito o dei sindaci poco illuminati che, passata la “festa” stanno tentando di “gabbare” pure “lo Santo” …?

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