Il partito gli apra le porte: così troverà la propria identità

di Paolo Franchi (www.corriere.it)

In questi casi si ricorre (quasi) sempre all’abusata citazione marxiana delle tragedie che nella storia si ripropongo­no in forma di farsa. Ma la storia di Beppe Grillo che si vuol candidare alla guida del Pd è, più semplicemente, tragicomica. O, per essere più precisi, è il Pd che, a cento giorni dal suo congresso, si dibatte in una tragicommedia. E non sembra avere gran­di idee su come uscirne. Si potrebbe, certo, riderci su, magari, se il cuore batte, nonostante tutto, a sinistra, un po’ amaramente. Ma non è proprio il caso. Nemmeno chi nel progetto del Pd non ha creduto mai (lo riconosco: è il mio caso) ne avrebbe potuto immaginare un esito così devastato e devastante. E in ogni caso c’è di che preoccuparsi, perché non va molto lontano una democrazia in cui l’opposizione non solo non dà segnali di ripresa, ma sembra votata in primo luogo a testimoniare la propria inutilità e a dare liberamente sfogo alle proprie pulsioni sui­cide, senza avere nemmeno la capacità, e la voglia, di fermarsi un attimo prima di varcare la soglia del ridicolo: quasi non sa­pesse che, di ridicolo, si può anche morire. Non resta, quindi, che invocare, spes contra spem, uno scatto d’orgoglio, un col­po d’ala. O, più prosaicamente, un sopras­salto di ragionevolezza e di buon senso, per cercare di raddrizzare la barca, sempre che sia ancora possibile, prima che affon­di.

Visto come si sono messe le cose, persi­no Beppe Grillo potrebbe paradossalmen­te tornare utile alla disperatissima impre­sa. A quel che si capisce, prevale di gran lunga la tendenza a negargli l’iscri­zione al partito: meglio qualche giorno di roventi proteste che Grillo in liz­za per la leadership del Pd, magari invocando per sé (eccola, stavolta sì, la tragedia che si fa farsa) nientemeno che l’eredità di Enrico Berlin­guer. C’è chi si arrampica su per lo statuto, alla ricerca dell’articolo utile a sbarrargli il passo, e chi parafrasa una celeberrima bat­tuta di Enrico Mattei, per ricordare, osten­tando il proprio sdegno, che un partito è una cosa seria, non un taxi su cui salire a proprio piacimento, e poi discenderne a corsa conclusa. Ai primi si può obiettare che tanto chiaro in materia lo statuto non deve poi essere, se il boom delle iscrizioni (tutte regolarissime, assicurano) il Pd lo ce­lebra a Napoli. Ai secondi, che il Pd, di esse­re un partito, e quindi una comunità in cui valgono non solo regole, ma anche valori comuni, deve ancora dimostrarlo, prima di tutto a se stesso. Al momento, somiglia di più al circo Barnum di gramsciana me­moria. Fosse un partito (di tipo tradiziona­le o di tipo nuovo, a que­sto punto poco importa), certo il Pd non avrebbe paura del primo Grillo che bussa alla sua porta. E magari a Grillo non pas­serebbe per l’anticamera del cervello di bussare.

Certo, a prendere le parti di Grillo anche chi sa che la politica è fatta pure di paradossi si sente un po’ in imbarazzo. Ma stavolta ha ragione Ignazio Marino, che pure aveva più di un torto appena pochi giorni fa, quando tirava in ballo a sproposito la que­stione morale per il coordinatore del Torri­no presunto stupratore seriale: meglio, molto meglio (nel senso di molto più ra­gionevole) aprire subito a Grillo, e senza fare troppe storie, la porta in questione, e lasciarlo libero di gareggiare con le sue idee, per peregrine che siano, come si con­viene peraltro a un partito (o presunto ta­le) che si dichiara aperto, senza eccezione alcuna, alla cosiddetta società civile. Ben difficilmente il comico predicatore potreb­be turbare il sonno di Dario Franceschini, di Pierluigi Bersani e dello stesso Marino: per sconclusionato che sia, il Pd non è ri­dotto al punto di dover temere una segrete­ria Grillo. Ma molto utilmente (forse per la propria candidatura, di sicuro per le sorti del proprio partito) Franceschini, Bersani e lo stesso Marino, combattendo le sue po­sizioni, che sono in ultima analisi quelle di Antonio Di Pietro, nonché di una parte non indifferente dell’elettorato democrat, potrebbero infine ingaggiare, se lo volesse­ro, quella battaglia politica e culturale sul­l’identità del Partito democratico che, tra tante chiacchiere a proposito della vocazio­ne maggioritaria del medesimo, non è sta­ta mai data. E anzi è stata coscientemente elusa sin da quando, nelle elezioni politi­che del 2008, Walter Veltroni si concesse una deroga alla decisione di correre in soli­tudine solo per apparentarsi all’Italia dei valori. Non capiterà. Ma, se capitasse, toc­cherebbe persino ringraziare Grillo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...