Chiamparino: “Apriamo il partito a chi sta fuori. Ripartiamo dall’esperienza dell’Ulivo”

di PAOLO GRISERI (www.repubblica.it)

TORINO – Abbandonare il vecchio Pd. Uno slogan provocatorio per un partito nato due anni fa: “Ma un esercizio necessario, soprattutto se quella nascita è stata viziata da una grave malattia genetica”. Parla così Sergio Chiamparino, sindaco e candidato mancato alla segreteria nazionale del partito.

Chiamparino, qual è la malattia genetica del Pd?
“Il correntismo esasperato”.

Un virus nuovo nella politica italiana?
“Non è nuovo ma ha contagiato anche noi. Si ricorda il comitato dei 45 che avrebbe dovuto dare vita al partito? Ogni correntina aveva il suo uomo. C’erano Agazio Loiero, Luciana Sbarbati. C’era addirittura Lamberto Dini”.

Perché ce l’ha con Dini?
“Mah, era così convinto di fondare il nuovo partito che adesso sta con Berlusconi”.

Nel comitato dei 45 lei non c’era. È ancora arrabbiato?
“Non mi arrabbiai per me ma per il fatto che quell’organismo fosse frutto di un manuale Cencelli”.

Dopo due anni non possiamo considerarla acqua passata?
“Lo farei volentieri. Ma il problema è proprio questo, che continuiamo a galleggiare nella stessa acqua”.

Il nuovo congresso figlio del vecchio Pd?
“Vedo questo rischio ed è per questa ragione che ero contrario a tenerlo prima delle regionali dell’anno prossimo”.

Fa parte del vecchio Pd anche la polemica D’Alema-Fassino?
“È uno scontro che certamente provoca sofferenze personali a tutti e due. Ma a chi parla quel confronto? Quale parte della società italiana può appassionarsi a quella discussione?”.

Come sarebbe, invece, il congresso di un partito nuovo, di un nuovo Pd?
“Proverò a rispondere con un documento congressuale in tre punti. Il primo è la capacità del partito di raccogliere le indicazioni dei territori e della società”.

Cioè?
“Se una parte della società è garantita e una parte non lo è, un governo di centrosinistra dovrebbe spostare risorse verso chi è meno garantito per realizzare una maggiore giustizia sociale”.

Chi ci perde e chi ci guadagna?
“Beh, forse ci perderebbero i dipendenti pubblici e magari ci guadagnerebbero i lavoratori dell’industria. O vogliamo lasciare questa bandiera a Brunetta?”.

Gli altri punti del suo documento?
“La laicità è molto importante. Questo è uno dei motivi per i quali apprezzo la candidatura di Ignazio Marino”.

Starà con Marino?
“Non penso che mi schiererò. Però la candidatura di Marino ha il pregio di rompere gli schemi del vecchio Pd”.

Come dovrà discutere il nuovo Pd?
“Questo è il terzo punto del documento. Dovrà essere un partito che ha sempre uno spazio vuoto al suo interno per accogliere chi vuole aggregarsi e oggi sta fuori. Un partito permeabile, in grado di attirare”.

Dovrà attirare più a destra o a sinistra?
“A destra e a sinistra. L’importante è che arrivino forze nuove dall’esterno. Solo così si superano le incrostazioni e si curano le malattie genetiche”.

Tutti insieme da Vendola , ai Verdi, alla Binetti?
“Penso a un partito che raccoglie tutta l’esperienza dell’Ulivo”.

Dalla coalizione a un’unica forza politica?
“Penso che sia possibile lavorare in quella direzione”.

Altrimenti?
“Altrimenti rischiamo l’asfissia”.

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