L’enciclica sociale “Caritas in veritate”

ROMA – Si intitola Caritas in veritate la nuova enciclica di papa Ratzinger, pubblicata alla vigilia del G8, tutta incentrata sui grandi temi posti dalla globalizzazione dell’economia e dei suoi effetti sulla vita delle persone. 127 pagine: un’analisi economica e sociale sul XXI secolo e un richiamo etico per rendere meno ingiusto il futuro. Ripendendo le tematiche sociali contenute nella Populorum progressio scritta da Paolo VI nel ’67, 20 anni dopo l’ultima encilica sociale di Giovanni Paolo II, la Centesimus Annus, la terza enciclica di Benedetto XVI approfondisce alcuni aspetti dello sviluppo economico integrale alla luce della “carità nella verità”.

La sfida: “Lavoro per tutti”. Papa Benedetto XVI lancia una sfida al mondo: “Serve garantire a tutti l’accesso al lavoro, e anzi: a un lavoro decente. Bisogna rafforzare e rilanciare il ruolo dei sindacati, combattere la precarizzazione e – a meno che non comporti reali benefici per entrambi i Paesi coinvolti – la delocalizzazione dei posti di lavoro”. Papa Ratzinger non nega che, in linea di principio, la “delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del paese che la ospita”. Ma, ricorda, “non è lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento”.

“Serve un’economia etica”. Come aveva già annunciato nella lettera inviata a Silvio Berlusconi in qualità di presidente dei G8, il Pontefice invita ad improntare l’economia mondiale ai criteri etici: “Non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona”.
 

“I pericoli della povertà”. Il Pontefice è preoccupato per l’aumento del divario tra poveri e ricchi: “La povertà ha un impatto negativo sul piano econonomico e mette a rischio la democrazia”. E’ una finanza senza etica ad aver fatto deragliare l’economia reale, provocando l’attuale crisi economica mondiale, spiega il Papa.

“Rispettate i migranti”. Benedetto XVI non dimentica gli immigrati che “recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre che a quello del Paese d’origine grazie alle rimesse finanziarie”. Ebbene i migranti, scrive il Pontefice, “non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono essere trattati come qualsiasi altro fatto di produzione.
Servono politiche di cooperazione internazionale”.

“No all’eugenetica”. Un capitolo dell’enciclica è ricervato alla denuncia della “sistematica pianificazione eugenetica delle nascite”. Le biotecnologie, l’aborto, l’eutanasia, la clonazione sono segni di una “cultura di morte sempre più diffusa che apre scenari inquietanti per il futuro dell’umanità”. Per Papa Ratzinger, ”stupisce” che da una parte si condanni il degrado sociale ed economico, e dell’altra si tollerino ”ingiustizie inaudite” in campo bioetico.

“Onu e Ong costose e burocratiche”. Il Pontefice conferma i no della Chiesa all’aborto talvolta promosso da organismi dell’Onu nei Paesi più poveri. In varie parti del mondo, avverte Benedetto XVI, c’è “il fondato sospetto che gli aiuti allo sviluppo vengano collegati al controllo delle nascite”. Accuse pesanti, che il Pontefice rivolge anche alle organizzazioni umanitarie: “Capita talvolta che chi è destinatario degli aiuti diventi funzionale a chi lo aiuta e che i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche”. L’indice è puntato contro l’Onu e le Ong, a cui chiede maggiore trasparenza.

Pronte 600.000 copie. Per lanciare in Italia la nuova enciclica papale sono state stampate già 600 mila copie in otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, polacco e latino.

www.repubblica.it

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