Veltroni: “Senza primarie e vocazione maggioritaria non c’è PD”

Il PD oggi c’è e se Walter Veltroni si rimprovera un errore è quello “di aver fatto poco PD, non troppo PD”. E’ l’ammissione che fa durante l’iniziativa che ha voluto al teatro Capranica di Roma a due anni dal discorso del Lingotto a cui hanno partecipato tanti esponenti del PD, come Pietro Ichino, Luigi Zanda, Sergio Chiamparino, Paolo Gentiloni, Francesca Barracciu e Debora Serracchiani. Mentre in platea assieme ai leader sindacali c’erano anche Piero Fassino, Filippo Penati e Dario Franceschini.
C’ uno striscione sulle balconate del teatro Capranica. C’è scritto BENTORNATO WALTER. Ma Veltroni spiega che non vuole entrare nella battaglia congressuale, scegliendo di indicare i tre punti su cui per lui deve puntare il PD: lotta alla precarietà, sicurezza, ambiente. “Io sono e resterò fuori, come avevo promesso”. L’ex segretario tiene a ribadire che non è d’accordo con il “nuovismo” a tutti i costi perché “come tutti gli ’ismì, sono cose ideologiche. Ma neanche con chi dice ’basta al nuovismo, che poi significa ’difendiamo quello che c’era prima”. Veltroni rivendica il risultato del Pd alle politiche: “Abbiamo recuperato milioni di voti dal 2007 al 2008, passando dal 22% al 33% e se abbiamo fatto, io più di altri, un grande errore è stato quello di aver accettato che quel 33,6% fosse una sconfitta”.

E comunque, sottolinea, “trovo paradossale tutta questa discussione sulla vocazione maggioritaria. Per me o c’è vocazione maggioritaria o non c’è il Pd. Le primarie poi sono uno strumento essenziale, sono parte del Pd, sono la scelta democratica dei candidati. Non solo quelle di coalizione, ma anche quelle di partito sono un valore”.

Inizia il suo intervento parlando di mafia: “Quando al festival Letterature di Roma Roberto Saviano è entrato, accompagnato dalla scorta alzarsi in piedi ad applaudire è stato bello ma ho avuto l’impressione di un paese al rovescio. Un uomo che combatte per la legalità vive braccato, mentre i camorristi continuano a fare il bello e il cattivo tempo. È un paese in cui le condizioni ambientali e storiche sono le stesse da sempre. In quella serata c’è tutto il disagio e il senso di smarrimento del nostro paese”.

La crisi economica non è propaganda. “Il paese sta male ed è inutile parlare di complotti come fa il presidente del consiglio. La storia d’Italia è segnata dalla fortuna, anche responsabilità però. Il paese è immobile come il mezzogiorno di cui parlava Sidney Sonnino e di cui parla oggi Saviano. Il paese ha perso il senso della legalità, delle istituzioni ma anche la fiducia in se”. La diagnosi di Veltroni è semplice: “Questo succede perché non abbiamo avuto un ciclo riformista. Abbiamo avuto governi riformisti ma mai un ciclo compiuto di anni. Ed è questa è la missione del partito democratico. Risolvere problemi che non devono essere considerati irrisolvibili: mafia, diseguaglianza sociale, pena il progressivo allontanarsi del sud dal resto d’Italia”. Va fatto perché ogni volta che qualcuno ha tentato di scuotere il paese è stato contrastato anche tragicamente come con il tentato colpo di stato del generale De Lorenzo dopo i primi governi di centrosinistra o con l’assassinio di Aldo Moro. E ricorda il discorso del Lingotto: “O accogliamo questa sfida nuova o combattiamo una battaglia persa. Non serve un’alleanza contrapposta alla destra, serve un’alleanza riformista altrimenti il paese non uscirà dai suoi guai, da una condizione drammatica . L’Italia ha bisogno di stabilità, per questo bisogna andare verso un sistema elettorale a doppio turno o al recupero del Mattarellum. Bisogna tornare ai collegi che sono meglio delle preferenze e delle liste bloccate decise dai segretari di partito”.

Due volte durante l’intervento l’ex segretario sceglie di citare i messaggi arrivati sulla sua pagina facebook e su internet, spiegano che “facebook e la rete sono grandi piazze che danno la possibilità di scriversi, di riscoprire il dialogo e la confessione dei problemi reali”. Cita le lettere di una precaria e di un imprenditore che si sentono abbandonati dalla politica e spiega: “C’è un popolo sommerso difficile da trovare e rappresentare, perché per fare ciò si dovrebbero dire cose scomode. O c’è la vocazione maggioritaria o non c’è il pd. Se ci si propone non di cambiare il paese ma solo di sostituire Berlusconi non si risolve molto. Se in questo momento ci trovassimo contro un altro leader della destra che intuisce la necessita di vocazione maggioritaria potremmo stare in una situazione peggiore”. E la rete serve per rimarcare che tra i problemi del PD c’è la “questione del linguaggio. Noi parliamo un linguaggio da giornali e una gran parte del paese si sente chiamato fuori. Noi dobbiamo interpretare il bisogno del paese di uscire da questa condizione”.

Vocazione maggioritaria e bipolarismo, se si rinuncia a loro si rinuncia al PD.
È la parte più politica dell’intervento e si basa sul principio che “governare è un mezzo non un fine. Il giorno in cui si uscisse dal bipolarismo e si tornasse alle alleanze post elezioni, il paese imboccherebbe la strada per l’inferno. L’Italia ha bisogno di stabilità e mi stupisco per la nostalgia dei tempi dell’unione in cui le spinte riformiste venivano solo puntellate”. Invece per Veltroni è importante “presentarsi agli italiani con spirito riformista, un programma chiaro per parlare a quei due milioni di voti che determinano la politica del paese. Dobbiamo risvegliare la voglia di partito democratico. Obama ha spostato 9 mln di voti. Noi sbagliamo nell’interpretazione della società, quando pensiamo che la gente si sposti solo se si spostano i loro gruppi dirigenti. La gente sceglie la proposta più convincente per portata innovativa e affidabilità, come accade anche con le primarie. sceglie chi la sostiene le proposte e per questo dobbiamo essere una forza che trasmette l’idea che noi non siamo la somma del passato, guardiamo avanti con la cultura della laicità, delle pari opportunità , dei diritti”.

Su cosa puntare? Prioritaria per i democratici deve essere “la lotta alla precarietà, al congresso parliamo di questo. La grande sfida dell’innovazione parte da questo, da un grande patto generazionale”.

Sicurezza. E’ ilc ampo su cui la sinistra europea viene sconfitta, e se c’è una difficoltà delle vecchie culture, “c’è anche anche spinta ad affrontare il problema della sicurezza. Noi dobbiamo affrontare il problema con le nostre idee. A Sassuolo ho incontrato una sola famiglia italiana in un condominio di stranieri. Noi dobbiamo rispondere a queste situazioni ma non come fa la lega. La soluzione del problema dell’integrazione è andare verso l’altro con la testa alta (l’orgoglio) e le braccia aperte (l’accoglienza).

Rivoluzione verde.
“L’Italia alla quale noi pensiamo è legata all’europa e agli Usa e non ha come modelli la russia di putin e la libia di Gheddafi. Con la rivoluzione verde aiuteremo anche le persone che vogliono difendere la democrazia di paesi come l’iran. Dobbiamo far si che la condivisione per quei ragazzi diventi mobilitazione. Perché non scendiamo in piazza per sostenerli come si è fatto contro la guerra in iraq, dove siamo?”.

Sono i temi su cui puntare per vincere: “Noi siamo passati dal 22 al 33, abbiamo spostato milioni di voti. Il paese deve essere impegnato in una missione. Quando si è andati in questa direzione, come per l’euro, il paese ci ha creduto e si è impegnato”.

“Io sono fuori”. “Non è il tempo dei ritorni, è il tempo di una nuova stagione. Mi sono preso la responsabilità di non aver fatto il pd che volevo. Ma il mio errore non è stato aver fatto troppo pd ma non averlo fatto del tutto. Lasciate stare il nuovismo, però sulla Serracchiani in poche ore si è scatenato un tiro al bersaglio. Si ha detto una cosa magari sbagliata, ma quanti prima di lei lo hanno fatto? E’ la prima volta che mi ritrovo in un partito in cui in campagna elettorale i vari leader andavano a sostenere i candidati di corrente”.

È questa forse l’indicazione più importante del primo segretario del PD e quella più applaudita: “Non ho mai usato l’espressione io – dice – dobbiamo costruire un noi collettivo. L’opposto del noi autoritario, l’opposto dell’individualismo. E dobbiamo dire basta al PD gattopardo”.
Ma. Lau.

www.partitodemocratico.it

 
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