Dario Franceschini: “Voglio portare il PD nel futuro”

fonte  Dario Franceschini – Europa

Sono stato chiamato a guidare il Partito democratico quattro mesi fa. In un momento difficile, quando troppi, anche tra noi, pensavano che il nostro destino fosse segnato: un declino inesorabile, la fine del nostro progetto di unire in un partito i riformismi italiani, e di fronte l’inesorabile crescita della destra.
Invece ci siamo tutti rimboccati le maniche, abbiamo capito che con un avversario come quello che abbiamo di fronte, proseguire con le divisioni tra noi, proseguire con la litigiosità interna, sarebbe stato colpevole e fatale.
Così abbiamo semplicemente cominciato a parlare dei problemi e delle speranze degli italiani, abbiamo proposto soluzioni concrete per aiutare quelli più in difficoltà nella crisi economica che stiamo attraversando, abbiamo alzato la voce per denunciare le assenze e le falsità del governo.
Oggi forse potrei dire: missione compiuta: arginata la destra e dato un futuro al progetto del Pd.
Fino al 5 giugno il paese che ci veniva annunciato era un’Italia con il Pdl al 45 per cento, le città più importanti in mano alla destra, il Pd umiliato e disgregato. Il quadro che abbiamo davanti oggi è profondamente cambiato: in una Europa attraversata purtroppo da un impetuoso vento di destra, il Pdl arretra dopo appena un anno di governo, il centrosinistra vince città e province dal sud al nord, il Pd resta lontano dal risultato dell’anno scorso ma diventa il primo partito per voti raccolti di tutto il campo riformista in Europa e fa nascere il nuovo gruppo dell’Alleanza progressista al parlamento Europeo.
Avevo detto: il mio lavoro finisce ad ottobre. Pensavo che raggiungendo questi risultati fosse possibile al congresso passare il testimone a nuove generazioni, più libere da appartenenze ormai del passato, più libere da vecchi rancori. In questi giorni, purtroppo ancora prima dei ballottaggi, ho visto invece riemergere molti degli errori compiuti, dal protagonismo alle litigiosità sui giornali.
In campagna elettorale avevamo detto, io personalmente ho detto a migliaia di persone che sono tornate a darci fiducia, che quella stagione di errori era ormai definitivamente alle nostre spalle. Oggi non mi sento di tradirle. Per questo mi candido. Per portare il Pd nel futuro, per cambiare.
Per non tornare indietro.
Perché non posso riconsegnare il partito a quelli che c’erano prima di me, molto prima di me. Non farò nessun accordo di palazzo. Nessuno scambio di incarichi tra big, nessun patto, nessuna garanzia.La mia proposta organizzativa e programmatica sarà offerta direttamente alla base, agli iscritti e agli elettori del Pd che vorranno venire a scegliere il loro segretario alle primarie di ottobre.
Ascolterò chi ha avuto ruoli di responsabilità nel governo e nella politica dal 1996 ad oggi, ma investirò su una nuova squadra di donne e uomini, cresciuti nella militanza e nel buongoverno sul territorio. Sindaci, amministratori, giovani parlamentari, segretari provinciali e regionali, coordinatori di circolo, persone dell’associazionismo e dei mondi produttivi. Fuori da ogni vecchio schema e da ogni superata appartenenza. Costruiremo un partito rinnovato e aperto, radicato con i suoi circoli in ogni comune, in ogni quartiere.
Un partito in cui si studia e si fa formazione politica, in cui si discute e si decide, in cui soprattutto si torna ad ascoltare. Si ascoltano gli italiani. Le loro proteste, le loro paure, le loro speranze.
Un partito che comincia a lavorare, con pazienza e tenacia, per costruire una Nuova Alleanza in grado non solo di battere la destra ma poi di governare efficacemente. Un partito che oggi cerca di fare il bene del proprio paese anche stando all’opposizione.
Che è pronto a confrontarsi, nella chiarezza e nella distinzione dei ruoli, perché il parlamento metta in campo le misure di emergenza che servono per fronteggiare la crisi e sostenere i più deboli e i meno protetti nel mondo del lavoro e dell’impresa, ma che è anche disponibile ad un confronto immediato su quelle riforme strutturali che sono indispensabili per la nostra economia e il nostro sistema paese.
A cominciare da un investimento sui giovani e sul futuro, dal percorso formativo nella scuola e nell’università sino alla crescita professionale, che privilegi il merito come criterio selettivo, offrendo però a tutti le stesse opportunità nel corso della vita, al figlio dell’operaio come al figlio del notaio, al ragazzo del sud come a quello del nord. A cominciare da un patto tra generazioni, in una Italia che riscopre il senso di una missione collettiva, col quale i genitori si dichiarino disponibili a lavorare qualche anno in più per garantire ai loro figli lavoro più stabile e ammortizzatori sociali. A cominciare dalla scelta dell’economia verde come pilastro della ripresa e della futura competitività italiana nell’economia globalizzata. Green economy attorno alla quale fare scelte immediate nella ricerca, nell’innovazione, nelle politiche fiscali per famiglie e imprese.
Abbiamo molte cose da fare e molte idee da realizzare. E oggi possiamo ripartire. In appena 4 mesi abbiamo dimostrato insieme che si può battere la destra, questa destra italiana così lontana dall’Europa, dalla moderazione, dalla concretezza.
Ci aspetta un lungo cammino, forse tutti i 4 anni che ci separano dalla fine naturale della legislatura.
Attraverseremo vittorie e sconfitte, vivremo speranze e delusioni ma non ci fermeremo.
Il Partito democratico è nato poco più di un anno e mezzo fa e dovrà vivere per decenni, dovrà essere il partito dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Quando Berlusconi sarà solo un ricordo lontano e triste, il Pd sarà ancora un giovane partito. Per questo dobbiamo volergli bene, anche quando inciampa, anche quando sbaglia.
Per questo dobbiamo aiutarlo con tutte le forze, con tutto l’entusiasmo, con tutta la passione che sentiamo dentro. Aiutarlo nella sua missione: far diventare l’Italia un paese più moderno e più europeo, in cui la solidarietà, la competenza e la pulizia vincano sull’egoismo, sulla furbizia, sulla disonestà.
Sarà un cammino lungo e difficile ma io so che, insieme, noi ce la faremo.
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