Pd al contrattacco sulle riforme: “Subito il taglio dei seggi”, no del Pdl

ROMA – Il Partito democratico contrattacca sulle riforme e sfida Berlusconi. Una legge d’iniziativa popolare per ridurre il numero dei parlamentari? Al Senato il democratico Luigi Zanda presenta una norma per portare subito a 500 il numero dei deputati (oggi sono 615) e a meno di 200 quello dei senatori (sono 315 più i senatori a vita). Corredata da altre misure: diverse funzioni legislative delle Camere, fiducia al premier solo da parte della Camera, potere di revoca per il presidente del consiglio dei suoi ministri. Un progetto organico di riforma nel senso dell’efficienza dello Stato. Non c’è bisogno delle firme dei cittadini, ci si può confrontare all’istante. Chiede all’aula di metterla subito nel calendario dei lavori per arrivare a un voto in tempi brevi, Zanda.

Ma questa proposta, presentata alla conferenza dei capigruppo da Nicola Latorre e confermata da Anna Finocchiaro nell’emiciclo di Palazzo Madama, non passa. “Ora è dimostrato – commenta la presidente dei senatori Pd – che Berlusconi come sempre racconta balle agli italiani. Tutti d’accordo ma poi, alla prova dei fatti votano no. Ma stavolta a Harry Potter, cioè al Cavaliere, abbiamo scoperto il trucco”.

Il centrodestra condivide l’iniziativa del Pd, ma spiega di voler mettere il “taglio” nella pacchetto complessivo delle riforme. Però ieri era l’occasione giusta per mettere fuori gioco tattiche e convenienze accelerando i tempi. Per questo il Pdl deve difendersi dall’accusa di voler solo alzare un polverone. “Se la sinistra non avesse bocciato, attraverso il referendum, la legge costituzionale votata da noi nel 2006, oggi i parlamentari sarebbero già diminuiti”, ricorda quindi il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri. Sulla stessa linea si muove il presidente dei senatori leghisti Nicolò Bricolo. Ma il Pd non rinuncia alla sua battaglia. Nella mozione presentata alla Camera in cui si chiede l’abolizione del lodo Alfano si aggiunge un passaggio sulla modifiche costituzionali citando la bozza Violante, il progetto di riforma già votata in parte nella precedente legislatura. E in quel testo era già previsto una “dieta” per le Camere. “Noi siamo pronti a discuterne subito, anche domani mattina”, dice il segretario del Pd Dario Franceschini.

Per Gianfranco Fini la strada maestra per votare modifiche alla Carta è avviare un dialogo in Parlamento, anziché muoversi nel solco dell’iniziativa popolare. Umberto Bossi sostiene la posizione del presidente della Camera: “Sono parole sagge”. E oggi Fini e il presidente del Senato Renato Schifani si sentiranno per organizzare il lavoro sulle riforme. Capire da quale ramo del Parlamento dovrà partire la discussione.
(g. d. m.)

http://www.repubblica.it

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