Impunito!

Corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza. Questi sono i capi d’accusa per cui l’avvocato David Mills è stato condannato dalla Procura di Milano a 4 anni e 6 mesi. “Mentì per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati”. Il premier contesta la sentenza e, come al solito, si sente al di sopra della legge. Così, sicuro dell’impunità datagli dal Lodo Alfano dichiara: “da questi giudici non mi farò processare. Risponderò in Parlamento”. Poi, come da copione, attacca la stampa con un perentorio “vi dovete vergognare”. Nell’indignazione geenrale, il Pd chiede a Berlusconi di rinunciare all’immunità e farsi processare come sarebbe per ogni cittadino “normale”.
Per Dario Franceschini, a margine di un incontro pubblico a La Falchera, “c’è una sentenza che condanna e che dice cose molto preoccupanti sul ruolo avuto dal premier. E’ chiaro che a questo punto il lodo Alfano è stato fatto per bloccare quel procedimento”.
“Il Lodo Alfano – ha dichiarato il leader del Pd – è stato come staccare dai tribunali la scritta ‘La legge e’ uguale per tutti’ che sta lì perché è la Costituzione che lo impone. L’unico modo per riattaccare simbolicamente quel cartello nelle aule di giustizia italiana – ha aggiunto – credo sia che il premier venga in Parlamento, come ha annunciato e venga a dire che rinuncia ai privilegi del Lodo Alfano e accetta il giudizio come tutti gli italiani normali”.

“Vorrei un paese in cui tutti gli uomini politici anche gli avversari condividessero due parole: pulizia e serietà – ha concluso Franceschini – e purtroppo non c’è traccia”.

Nelle motivazioni della sentenza Mills, si legge che l’avvocato inglese “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall’altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico”. La somma di denaro intesa come “il prezzo della corruzione” fu pari a 600mila dollari. A questi soldi vanno aggiunte le 45mila sterline inglesi – dichiarate al fisco – percepite direttamente da Silvio Berlusconi ovvero “enormi somme di denaro, estranee alle parcelle professionali” di David Mills.

L’attività del legale era “dettata dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi dalle società off shore, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi”.

In sostanza, per i giudici, “il fulcro della reticenza di Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società off shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”.

Mills era stato condannato lo scorso febbraio per accadimenti avvenuti nel 2004. L’avvocato inglese aveva ammesso di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Berlusconi: le tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian. A gennaio 2009 aveva ritrattato le sue dichiarazioni quasi in contemporanea con l’approvazione del Lodo Alfano che consentiva a Berlusconi l’immunità giudiziaria evitando l rinvio a giudizio per corruzione.

Lapidario il commento alla vicenda da parte di Pierluigi Bersani, responsabile dell’area Economia del Pd: “Se Berlusconi viene in parlamento per propinarci il solito spot si risparmi pure il viaggio”.

Per Lanfranco Tenaglia, responsabile Giustizia del Pd, ”le motivazioni della condanna dell’avvocato Mills confermano ancora di più che il presidente del Consiglio ha evitato una condanna per gravi reati solo grazie all’immunità garantitagli dal lodo Alfano che oramai può essere definito come il padre di tutte le leggi ad personam. In un paese normale un presidente del Consiglio coinvolto in un processo avrebbe reso conto della sua condotta ai giudici, in Italia si limita a raccontare la sua personalissima versione davanti alla stessa maggioranza che ne ha votato l’impunità”.

Dello stesso parere anche Marina Sereni, vicepresidente dei deputati PD. “Silvio Berlusconi si è regalato l’immunità con il Lodo Alfano avendo più di un sospetto che la sentenza del processo Mills avrebbe detto che l’avvocato inglese ha agito da falso testimone a vantaggio dell’attuale premier e del gruppo Fininvest. Rinunci a quel privilegio e sia, una volta tanto, davvero un cittadino come tanti che affronta, come tutti, le sentenze. Oggi il tribunale di Milano ha spiegato il perché della condanna per corruzione, ma noi che crediamo davvero che la giustizia sia uguale per tutti, avremmo aspettato i ricorsi e il verdetto di ultimo grado. Non è sufficiente, per questo, che Berlusconi venga in Parlamento a spiegare. Un cittadino semplice sarebbe andato nell’aula del tribunale. Il presidente del Consiglio faccia lo stesso”.

A.Dra

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