Sicurezza, il governo autorizza la fiducia. Il Pd: «Rischio di nuove leggi razziali»

ROMA – Via libera del Consiglio dei ministri alla fiducia sul disegno di legge sicurezza (oltre a quello sul ddl intercettazioni). Lo ha annunciato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, al temine della riunione del governo. Nonostante le pressioni della Lega, però, il voto slitta alla prossima settimana: è quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo della Camera. Il timing è così fissato: martedì alle 10 verrà chiesta la fiducia, mercoledì sarà votata la questione di fiducia, e giovedì, appunto, il voto sul ddl. In precedenza, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva chiesto di procedere ne prossimi giorni. «Se non si comincia domani (giovedì, ndr) con il primo voto di fiducia», aveva spiegato, le norme slitteranno di una settimana e «saremo costretti a rilasciare altri 250 clandestini».

IL PD – Ed è proprio sul tema sicurezza che si infiamma lo scontro con l’opposizione. Il segretario del Partito democratico, Dario Franceschini, prima critica il ricorso alla fiducia («Devono tenere la maggioranza con la forza. Se non c’è la fiducia, la maggioranza va immediatamente sotto»), poi rincara la dose: «È immorale – afferma a un incontro con le associazioni che si occupano di immigrazione – usare la domanda legittima di sicurezza per tornare 70 anni dopo alle leggi razziali nel nostro Paese. Abbiamo già vissuto un momento in questo Paese in cui i bambini venivano cacciati dalla scuola per la loro religione. Ci opporremo in tutti i modi. Adesso è il momento di alzare la voce contro la destra più brutta e becera che c’è in giro».

CAPEZZONE – Immediata la replica del Pdl. «È davvero grave che Dario Franceschini si sia abbandonato a dichiarazioni così offensive, evocando il rischio di nuove leggi razziali – afferma Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà. – C’è da chiedersi se il leader del Pd non abbia perso la testa. In ogni caso farebbe bene a scusarsi: è indecente che vengano messi in campo argomenti così infami».

PRELIEVO DNA – In precedenza, la Camera aveva rinviato ancora l’esame e le votazioni sugli emendamenti al ddl. Montecitorio ha infatti deciso l’inversione dell’ordine dei lavori, iniziando con la ratifica del trattato di Prum che istituisce la banca dati nazionale del Dna e la cooperazione con le banche dati dei Paesi che hanno aderito al trattato. Dopo una votazione al cardiopalma, la Camera ha approvato il provvedimento che prevede di prelevare in modo forzoso campioni di Dna non solo agli indagati ma anche a persone non iscritte nel registro degli indagati. La maggioranza ha così recuperato rispetto all’incidente della mattinata, quando l’assemblea di Montecitorio ha bocciato a voto segreto l’emendamento delle commissioni Esteri e Giustizia, appoggiato dal governo, che chiariva per quali reati sarà possibile il ricorso al prelievo forzoso del Dna (escludendo, ad esempio, i reati fiscali, societari e bancari). Dopo una sospensione di circa mezz’ora, la Camera ha respinto un emendamento del Pd che escludeva dal prelievo forzoso del Dna coloro che non sono indagati o imputati. La bocciatura dell’emendamento dei democratici è avvenuta con 238 no e 225 sì; ma è stata la votazione successiva, quella sull’articolo 24 nel suo complesso, che ha visto la maggioranza salvarsi per un soffio: per far passare l’articolo servivano 233 voti favorevoli e i sì sono stati 235 mentre i contrari sono stati 229. Per effetto delle due bocciature degli emendamenti di maggioranza e opposizione, viene dunque confermato il testo proposto dalla commissione: vi si prevede che il giudice, quando si procede per delitti non colposi puniti con almeno tre anni di carcere, può disporre il prelievo forzoso di materiale biologico di indagati e non indagati. L’opposizione si è battuta per correggere la norma, sostenendo il suo carattere lesivo dei diritti della persona. Il governo, con il sottosegretario all’Interno Mantovano, ha ribattuto che senza il prelievo forzoso del Dna «si farebbero correre seri rischi agli accertamenti compiuti dalla magistratura inquirente».

AVVENIRE – Ricorrere al voto di fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza sarebbe «un grave errore». È quanto sostiene il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, in un editoriale. Secondo Avvenire, «quest’irrigidimento e quest’accelerazione dell’iter sarebbero un grave errore. In grado di rivaleggiare con quello che si potrebbe considerare il peccato d’origine del ddl. Un sistema di norme che tende a proporre allo straniero immigrato in Italia una sorta di percorso a ostacoli da superare per restare in questo Paese piuttosto che regole chiare verso un’integrazione da ricercare per convenienza e per convinzione». In serata, il segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, Monsignor Agostino Marchetto, ha dichiarato ad Apcom che il ddl «è migliorato» rispetto al testo originario, ma resta per alcuni aspetti «preoccupante». «È molto difficile – afferma – giudicare se un testo può andare nella linea della xenofobia, del razzismo o della discriminazione: su questo preferisco non pronunciarmi. Ma la questione che ho posto fin dall’inizio è la criminalizzazione del migrante: questa è un peccato originale».

www.corriere.it

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