“Così la mia vita è cambiata in dodici minuti”

Fosse per gli utenti di Internet sarebbe già premier. Per ora Debora Serracchiani è la prima candidata certa alle europee per il Pd e non crede ancora a ciò che le è accaduto negli ultimi 15 giorni. Il discorso che ha fatto ai circoli del partito è stato messo in rete ed è diventato uno dei video più visti e condivisi di sempre. Tanto da farne una star del Web. Dodici minuti improvvisati che le hanno «sconvolto la vita» suo malgrado. «Non dovevo nemmeno andare – spiega ora -. Solo all’ultimo mi sono aggregata al pullman che partiva da Udine a mezzanotte e mezza, arrivando a Roma la mattina dopo. Ero stremata». Il suo discorso è stato interrotto 35 volte da autentiche ovazioni. Franceschini in prima fila ad ascoltarla si è informato su di lei. Le hanno fatto i complimenti sul pullman di ritorno verso Udine, la città che ha scelto 14 anni fa per stare con il suo compagno lasciando Roma e la Roma («di cui però continuo a vedere tutte le partite in tv») per un appartamento vista-stadio da dividere anche con due cani. Ma solo lunedì al rientro in ufficio ha capito che la sua vita non sarebbe più stata la stessa. Ha fuso la batteria del cellulare, le mail a lei indirizzate hanno bloccato il server della posta della provincia di Udine di cui è consigliere, dal 21 marzo riceve una media di 1500 email al giorno che legge personalmente, che spesso rilegge e a cui man mano sta rispondendo.

Le scrivono da tutto il mondo, la intervistano dal Sudamerica, sulla scrivania ha ancora la lettera con la quale il segretario del Psoe di Valencia le chiede un appuntamento. Ma lei si commuove per la mail che le scrive un nonno grazie all’aiuto del nipote o di un papà con il figlio down: entrambe le chiedono di non mollare. L’hanno soprannominata Amélie per via di quella (finta) ingenuità che le fa dire cose che tutti pensano ma che non si dovrebbero dire. E per quella frangetta che come Audrey Tatou usa come tratto distintivo. Ti accoglie a Udine in quello che sembra il suo quartier generale in un vicolo del centro. Ma è solo il suo studio di avvocato, in condivisione per di più. Alle pareti il diploma di laurea «cum laude». Quando si siede sull’enorme poltrona nera, sembra scomparire. «Sto lavorando», dice. Allo slogan? Alle strategie? Macchè. «Faccio l’avvocato del lavoro e siccome voglio restare libera devo esserlo anche economicamente». Non lascerà la sua professione che considera «bella e utile». Nessuna idea sul come affrontare la campagna elettorale.

«Non mi interessano tattiche e strategie, tanto meno chi saranno gli altri candidati del mio partito. Io avrò tre o quattro argomenti importanti da sempre palestre naturali nel nord est: l’integrazione, i trasporti, e – perché no? – i temi etici». In fondo Udine è stata l’ultima tappa di Eluana. Ride spesso anche quando usa la fionda: «Non mi piaceva la politica del “ma-anche”». Oggi però non vuole rivincite: «Nessun passo indietro, anzi: ai leader chiedo passi avanti, ma se non ci riescono… beh, ne prendano atto». Dice come se nulla fosse passandosi un anello dall’indice al medio e viceversa: «Il centrodestra? Stimo Letta anche se non lo conosco e vivo con imbarazzo le uscite del compagno Fini». Il mondo dell’Amélie di Udine non sarà favoloso come quello del film, ma certo non le pesa quello che fa. «Vivo questi momenti con leggerezza. Non mi spaventano le critiche anzi amo il confronto di idee». Molti suoi fans la vedrebbero meglio in Italia a combattere dentro il partito, altroché Bruxelles. «Prima di accettare ho chiesto di consultare i circoli pd friulani e da loro è arrivato il via libera unanime. Penso che si debba fare politica così, consultando sempre di più la base. Dobbiamo tornare a fare politica di strada, dal basso». Lo dice lei che ha cominciato a fare politica nel 2003 al consiglio di zona a Udine dove si occupava, per l’appunto, di strade e marciapiedi. Poi nel 2006 il salto alle provinciali. Era predestinata, evidentemente. Dai banchi dell’opposizione a Udine alle europee grazie al passaparola via Web. Proprio lei che Internet lo usa solo per lavoro e che fino a pochi giorni fa non sapeva nemmeno cosa fosse Facebook o Youtube.

Preferiva la lettura, e non certo di saggi in stretto politichese: «Sai che ho letto otto volte Orgoglio e Pregiudizio?». Niente cinema («sono una pantofolaia, al limite guardo Law&Order») e molto sport, tennis soprattutto. Ora la sfida più dura. «Sarà difficile ma sono determinata». La vera Amélie nel film diceva che la fortuna è come il tour de France: lo si aspetta a lungo e poi passa in fretta. «Debora senza “h” Serracchiani con due c» con il suo visino alla Amélie l’ha capito: ha già preso a schiaffi i vari D’Alema, Veltroni, Cofferati e Rutelli e senza quasi accorgersene è in fuga per la maglia gialla.

 

MARCO CASTELNUOVO
 
 
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