Anna Rita Fioroni (Pd): meno tasse sui buoni pasto per aiutare imprese e lavoratori

Buoni pasto più corposi e stop alle gare al massimo ribasso, per dare respiro a imprese e lavoratori. È questo in sintesi il tema dell’interrogazione parlamentare che ho presentato ieri, raccogliendo le segnalazioni di associazioni di consumatori e imprese. Aumentare a 10 euro la soglia di esenzione fiscale e tributaria dei buoni pasto darebbe un maggiore potere d’acquisto ai lavoratori ed avrebbe ricadute dirette sulla domanda aggregata, con conseguenti benefici per le piccole e medie imprese…

 

Il valore dell’esenzione fiscale e tributaria per i buoni pasto, fissato nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi, è fermo da quindici anni a 5,29 euro, senza aggiornamenti al tasso di inflazione. La conseguenza è che per i lavoratori è sempre più difficile consumare un pasto completo senza aggiungere qualche euro. Sulle impresegravano inoltre costi sempre più alti per commissioni, costi finanziari per l’anticipo di liquidità dovuto ai lunghi tempi di rimborso (dai 45 ai 150 giorni), e rischi collegati alla scadenza e alla validità dei buoni accettati.

Altro grave problema è il criterio del massimo ribasso adottato nell’assegnazione dei pubblici appalti alle società emettitrici, che penalizza sia pubblici esercizi e negozi da un lato (su cui le stesse società “scaricano” lo sconto che attuano pur di aggiudicarsi la gara) sia il consumatore finale, che si vede di fatto decurtato il valore del buono dal valore nominale di 5,29 euro, a quello effettivo di 4,50 euro. Per questi motivi ho chiesto al Ministro di intraprendere tutte le iniziative utili per individuare una soluzione condivisa.

Nell’interrogazione chiedo anche se il Ministro non intenda eliminare la scadenza (come per le carte telefoniche prepagate), dal momento che secondo l’Adoc circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto.

L’utilizzo dei “ticket” è vantaggioso sia per il datore (le imprese e le amministrazioni pubbliche), che non deve caricarsi dei costi di realizzazione e gestione di una mensa aziendale, sia per il lavoratore, che gode di un’ampia possibilità nella scelta degli esercizi. Per questi motivi in Italia i “Buoni Pasto” sono utilizzati da due milioni di lavoratori e accettati da oltre 100.000 ristoranti convenzionati.

 Anna Rita Fioroni

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