C’é la crisi? Il Premier scrive canzoni

Fonte: il quotidiano “Il Giornale”

Milano – Certo, lui precisa subito che gli sembra un’ipotesi «distante dalla realtà». Ma qualche secondo prima, mentre diceva «non posso escludere che venga a trovarci a Sanremo», la voce grossa da napoletano verace gli trillava assai. Mariano Apicella sta terminando di registrare le quattordici canzoni del suo nuovo disco che uscirà a primavera inoltrata. Piccolo dettaglio che però, capirete, diventa enorme: i testi sono stati scritti per intero da Silvio Berlusconi che da sette anni con Apicella ha quel rapporto divertito e rilassato che poi sfocia nella musica.

Nel 2003 hanno già pubblicato un cd che si intitolava Meglio ’na canzone e che allora scatenò un bel putiferio perché per la prima volta un presidente del Consiglio diventava paroliere pop. «Berlusconi mi dice sempre che lui è l’unico milanese che scriva testi in napoletano». E mica era un caso isolato, stavolta di nuovo. «Ci sono – scandisce Apicella – un tot di canzoni in italiano e un tot in napoletano. Di che cosa parlano? Del solito argomento, quello fondamentale per tutti noi: l’amore». Sì ma il titolo dell’album? «Ancora non c’è, ma tanto quello lo decidiamo in un giorno solo» spiega con quella nonchalance di chi ha il controllo della situazione e che gli frega di questi dettagli. Insomma, la domenica immediatamente successiva alla finale del Festival di Sanremo, lui presenterà in anteprima uno di questi brani nello spazio di Domenica In condotto dalla brava Monica Setta. E proprio stamattina, dice, «mi incontro con il capostruttura di Raiuno e decideremo quale scegliere».

Per la verità, il gioco sembra ristretto a tre candidati, ossia C’è amore, Ma se ti perdo e Musica, che sembrano i più preparati ad essere già eseguiti dal vivo, specialmente davanti a un pubblico che avrà ascoltato, metabolizzato e criticato musica per tutta la settimana del Festival. Comunque sia, l’ipotesi che a Sanremo possa arrivare anche il premier sta già girovagando nei corridoi Rai.
Pensate, nel 2004 la sola possibilità che Berlusconi arrivasse all’Ariston aveva scatenato il finimondo. Si diceva, in quel diluvio di indiscrezioni, che avrebbe intonato con Apicella il brano Samba e cioccolato e che avrebbe anche potuto fare un discorso politico.

Insomma, immaginatevi l’opposizione: l’iradiddio. Poi non accadde nulla e tutto passò in cavalleria. Adesso ci siamo di nuovo e quindi si prevedono ancora polemiche, stavolta in formato mignon perché, dopotutto, Domenica In mica è il Festival di Sanremo.

Esito previsto: lo stesso, e tutto passerà in cavalleria senza colpo ferire. Intanto però rimane il disco intitolato, composto di quattordici canzoni apicelliane come si deve, sparagnine e retro, melodiche ma non neomelodiche, tutte con quel gusto gioioso e senza pretese di far da colonna sonora al divertimento. D’altronde, quando presentò il suo disco qualche anno fa qui al Blue Note, Apicella portò sul palco la sua napoletanità sincera di buon chitarrista cantante che mica se la tira e che, tutto sommato, si gode la fortuna di far vita con la sua musica dopo esser stato per anni o’ parcheggiatore. Una volta, alla fine di una cena elettorale, incrociò Silvio Berlusconi ed eccoli qui adesso, impegnati nel loro terzo disco insieme. «Lui – dice Apicella e «lui» è Berlusconi – scrive i testi quando trova dieci minuti, magari al posto del riposino dopo pranzo. Io gli faccio sentire la musica quando ci vediamo, magari a Palazzo Grazioli a Roma oppure a Villa Certosa in Sardegna. E poi tira giù il testo, l’ultimo è arrivato meno di un mese fa». Ed è per questo, per l’inevitabile frammentazione dovuta agli impegni politici, che il cd è stato rimandato: avrebbe dovuto uscire entro Natale o, al massimo, dopo le feste e invece eccolo qui, ancor nel mezzo del cammin. «Berlusconi non parla mai dell’attualità musicale, non credo neanche ascolti la musica di oggi. A lui piacciono i vecchi cantanti francesi, quelli che suonava quand’era impegnato in crociera». E mentre lo ripete per l’ennesima volta, il Mariano Apicella si sofferma per un po’, la sua voce ristagna e poi riparte con lo squillo che fa tanto Napoli vecchia maniera, quella delle cartoline e del Vesuvio con il pennacchio: «Non escludo che venga a Sanremo ma mi sembra un’ipotesi distante dalla realtà».

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=328111

 

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